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Manuel Agnelli, Afterhours – #ijf17

13001133_10153402162527854_6939738314765346523_nDomenica sera,al Festival Internazionale del Giornalismo, il Teatro Morlacchi di Perugia si è riempito in occasione dell’incontro “Strategie dell’apnea: dal Tora! Tora! a X-factor passando per Sanremo”. Una lunga chiacchierata in compagnia di Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, intervistato da Luca Valtorta, direttore di La Repubblica XL.

Un incontro appassionato e coinvolgente che ha tracciato un percorso partito dal Tora! Tora! e conclusosi a X-Factor.

Dal 2001 Manuel Agnelli ha un’intuizione e organizza il Tora! Tora!, un festival musicale che avrà vita per 5 edizioni. Un’occasione che permise di unire le forze a chi voleva essere ascoltato, a chi credeva che la propria musica avrebbe meritato una fruizione maggiore. Il Tora! Tora! aveva l’obiettivo di spingere i media a parlare dell’alternativo e prendere atto che una certa scena si stava affermando, che meritava più considerazione da parte dei canali ufficiali. Manuel Agnelli voleva creare una breccia nel mondo mediatico.

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Manuel Agnelli, Afterhours – #ijf17

Il festival registrò una partecipazione enorme, di gran lunga oltre ciò che Manuel si sarebbe mai aspettato. Il Tora!Tora! toccò diverse città italiane con la partecipazione in line-up di artisti come i Marlene Kuntz, gli Afterhours, Cristina Donà, i Bluvertigo, i Subsonica, i Verdena e i MCR. Nonostante questo i media continuarono a far finta di non voler vedere, o meglio,  ascoltare.

L’ultima battaglia fu Hai paura del buio, un altro festival il cui “manifesto” pubblicato su XL, il mensile di Repubblica nel 2013, scosse il mondo underground tra favorevoli e contrari ma stavolta riuscendo a coinvolgere anche le istituzioni, dall’allora ministro della cultura Massimo Bray a Stefano Boeri con una proposta di legge per agevolare la fruizione della musica nei piccoli club e una serie di altre iniziative.

Oggi, a più di 20 anni dagli esordi degli Afterhours, il rock sembra trovarsi in un’impasse. Secondo Manuel Agnelli non esiste più un mondo alternativo che proponga una via di fuga concreta. Non esiste una proposta, una galleria sotterranea per difendersi. Non esistono più i gesti estremi che rivendicavano valori, come il coraggio di essere artisti, di essere portatori con la propria voce di denunce e con il proprio corpo di “occupazioni”. Si canta sempre e solo di amore e si punta al fenomeno mediatico o da copertina.

Anche l’alternativa è diventata una moda, un mainstream. Esiste solo una certa boria, un certo atteggiamento superficiale, “ci sono tanti Rotary dell’indipendenza”, ma poca lucidità e capacità di analisi.

Non esiste più la controcultura che si è diffuse dagli anni 70 sfociando nei 90. In questo senso Manuel Agnelli non si sente più rappresentato dalla scena italiana attuale. L’alternativa non esiste più: è solo una parola vuota che definisce un genere musicale e non è neppure un genere musicale più libero degli altri. Oggi, anzi, è sempre più spesso vincolato a egoismi e a un’estetizzazione estenuata, è solo moda, non è neanche più un’attitudine.” Bisogna andare dove c’è la gente ma naturalmente portando se stessi”.

In questo contesto gli è arrivata una proposta: partecipare a X-factor come giudice. Una scelta percepita da molti fan come un tradimento, una divergenza rispetto alla posizione tradizionale dei canali sotterranei rispetto ai Talent-show.

Manuel Agnelli spiega in modo chiaro e sincero la sua scelta: dopo una carriera che ha i suoi esordi con gli Afterhours nell’85, Manuel ha deciso di diventare giudice di X-factor ” perché ne aveva paura”. A posteriori cosa ne pensa?

X-factor è stata per lui una grande occasione di dialogo sulla musica e gli ha aperto un mondo di possibilità. Agnelli dice schiettamente che voleva avere più mezzi per fare quel che gli pareva: organizzare festival, eventi, parlare apertamente a più persone. X-factor rappresenta per lui un megafono con una natura di scouting, una tappa all’interno di un percorso musicale di un’artista e allo stesso tempo una possibilità per lui di intervenire al di fuori del programma sulla scena musicale.

Cambiare le cose da dentro, dall’interno del sistema.

L’incontro si conclude con il pezzo “Ci sono molto modi” cantato da Manuel al pianoforte. Un epilogo che ci ha fatto venire la pelle d’oca e pensare che ci sono molti modi per tornare a scorrere e uscire dall’impasse.

Elena Alei per RadioEco

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