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Marco Travaglio: “Carta bianca” all’IJF16

Marco Travaglio all'IJF16

Marco Travaglio al Teatro Morlacchi per l’IJF16

Marco Travaglio riflette su alcuni aspetti del nostro Paese all’IJF16

Un palco. Un tavolino con dei giornali. Una poltroncina nera.
L’essenziale è l’arma per il trionfo dell’informazione.

“Questo incontro si chiama “Carta Bianca” perché quando mi hanno invitato al Festival non avevo la più pallida idea di che cosa dire”.

 Ha esordito così il direttore de “Il Fatto Quotidiano” all’IJF16 di Perugia al Teatro Morlacchi, rendendo chiaro il significato del titolo della sua conferenza, avendo appunto a disposizione “Carta bianca”.

Col fine di fare chiarezza “sullo stato clinico, comatoso dell’informazione in Italia“, Marco Travaglio ha tracciato un percorso molto ampio, partendo dal referendum sulle trivelle e dalle riforme costituzionali, trattando poi il caso Quarto, la situazione economica italiana con gli effetti negativi del “jobs act“, le incertezze e le imprecisioni sul caso delle violenze di Capodanno, per concludere con la partecipazione del figlio di Totò Riina a “Porta a Porta”.

 L’attenzione del giornalista si è concentrata in particolar modo sull’analisi dei cambiamenti, in termini di semplificazione, dell’iter di approvazione delle leggi in Italia, secondo cui si sarebbe partiti da un sistema unico, che prevedeva il passaggio della legge da un ramo del Parlamento all’altro fino all’approvazione unanime della legge stessa, arrivando a dodici sistemi diversi, che includono comunque l’alternanza dei passaggi dalla Camera al Senato. Inoltre Egli ha sottolineato la difficoltà, a livello di comprensione, degli articoli costituzionali, molto più lunghi e poco chiari rispetto ai medesimi della Carta Costituzionale del 1948, definiti come “un capolavoro di sintesi e chiarezza“.

In seguito all’analisi del caso Quarto, i riflettori sono stati puntati sulla situazione economica italiana, aggravata dalle conseguenze negative del “jobs act“: secondo quanto dichiarato da Travaglio il governo avrebbe speso dodici miliardi di euro per pagare alle imprese i costi di assunzione, in modo da correggere momentaneamente il problema della disoccupazione; questo però avrebbe comportato un atteggiamento opportunistico delle imprese che, al  momento giusto, avrebbero licenziato i neo-assunti per ottenere gli incentivi. Il totale dei veri nuovi posti fissi in un anno di “jobs act” sarebbero dunque 110 mila, meno dei nuovi posti fissi dell’anno precedente, senza il “jobs act”. Tutto questo sarebbe la conseguenza della legge Fornero del 2012 che prevedeva, per la pensione, un’età più avanzata.

 Altro punto fondamentale del monologo può considerarsi l’intervista al figlio di Totò Riina a “Porta a Porta” del 6 aprile; nonostante le numerose critiche ai danni di Bruno Vespa, Travaglio ha dichiarato: “I cattivi, quando vengono ben intervistati, con le domande giuste, sono molto più interessanti dei buoni, perchè di solito i buoni hanno meno cose interessanti da raccontare dei cattivi”, e ancora: “Se dovessi scegliere tra un’intervista a Madre Teresa di Calcutta e una a Hitler, sceglierei subito Hitler”.

 Il discorso infine ha palesato lo scopo cui ogni giornalista dovrebbe tendere: “Il fine dell’intervista non è uccidere l’intervistato, e non è neanche fare uno spot. Lo scopo è far capire alla gente chi sia un certo personaggio. Il male va intervistato, va mostrato e conosciuto, dopo di che se lo conosci e non ti piace cambi strada“.

 Queste dunque le analisi che hanno incuriosito i presenti al Teatro Morlacchi, le quali hanno confermato l’acutezza, sempre disarmante, della riflessione svolta dal direttore de “Il Fatto Quotidiano“.

 I punti fondamentali della serata, come d’altra parte dell’intero Festival, sono stati l’esaltazione dell’informazione (come mezzo di trasmissione delle notizie, delle idee, delle opinioni, della cultura), come affermazione della giustizia, come canale per la comunicazione diretta con i cittadini, scheletro della società e motore del Paese. In virtù di questo si dovrebbe sempre rispettare il principio della veridicità delle notizie trasmesse ed è assolutamente necessario tenere presente lo scopo per cui si divulga qualcosa di così prezioso e indispensabile come l’informazione.

  Il monologo tagliente di Marco Travaglio all’IJF16 si è concluso con la lettura di alcuni titoli de “Il Fatto Quotidiano” del giorno successivo; infine l’ospite ha lasciato il palco salutando gli spettatori con una vignetta di Vauro Senesi.

 

 

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