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Marnero, OKE’ – BringTheEco#6

BringTheEco esordisce nel 2016 con due album completamente italiani: Marnero e OKE’, musicalmente agli antipodi ma entrambi di livello.

Sappiamo tutti qual’è il disco che è sulla bocca, negli stereo e negli hard disk di tutti e che probabilmente ci rimarrà ancora per molto, ovvero “Blackstar” di Bowie, fra l’altro ennesima prova di stile di un personaggio che a più di sessant’anni riesce ancora a partorire opere degne del suo nome. Ma la musica non si ferma certamente lì, visto che l’underground è un continuo ribollire di nuove uscite, alcune delle quali di qualità. Restringendo il campo all’Italia, possiamo citare due ottimi esempi che hanno inaugurato il nuovo anno: i Marnero con “La Malora”, capitolo conclusivo della loro “Trilogia del Fallimento”, e il progetto OKE’, trio composto da gente di vecchia data dell’ambiente hip-hop italiano, con l”esordio “Tree Of Life”.

Marnero Marnero – La Malora (Sangue Dischi, To Lose La Track, Shove, Fallo Dischi, Escape from Today, 2016)Iniziare l’anno nuovo con la giusta dose di disagio: se ascolti i Marnero lo fai nella maniera opportuna. Si conclude con “La Malora” la cosiddetta “Trilogia del Fallimento” messa in scena dai nostri sei anni addietro con il primo capitolo “Naufragio Universale” e continuata nel 2013 con “Il Sopravvissuto”. Le schegge di rumore post-hardcore imbastardite ed indurite da una certa atmosfera post-metal (quasi da richiamare certo black metal soprattutto nelle schitarrate veloci e folli) qui feriscono ancora più in profondità, affilate da un lavoro certosino e carico di esperienza negli arrangiamenti del songwriting. Lo spessore del disco emerge sin dai primissimi ascolti grazie anche un ottimo lavoro sui suoni in fase di produzione, qui più corposi rispetto al passato, e che riescono a ricreare l’atmosfera di caotico smarrimento che permea tutto il disco. Da sempre ossessionati dall’incertezza, dalla mancanza di una direzione, dall’appiattimento delle prospettive, i Marnero aggrediscono ancora una volta non solo musicalmente ma anche verbalmente, grazie a dei testi ispiratissimi che raccontano le vicende tragiche e grottesche dei personaggi dell’album, tratti dal libro “La Malora (4di3)” del cantante e chitarrista Raudo. Distruttivo e rabbioso ma nello stesso tempo fragile e in preda all’abbandono, e con una malinconia di fondo sottolineata dagli interventi di tromba, viola e violini, il disco è la perfetta sintesi dei due precedenti, potenziata e perfezionata. Inoltre, è in free download ma supportare uno dei migliori gruppi in Italia del genere è quasi un obbligo.

Marnero OKE’ – Tree Of Life (Queenspectra, 2016) Se invece vogliamo mettere da parte (momentaneamente, è chiaro) il disagio e iniziare con un altro tiro, più fluido, morbido e vellutato, l’esordio degli OKE’ può fare da ottimo integratore. Dietro il misterioso monicker si nasconde un trio capeggiato da Andrea Visani, aka Deda, nome storico dell’ambiente hip-hop italiano dall’Isola Posse Allstars, ai Sangue Misto, sino ai Melma & Merda, che per l’occasione riprende l’alias di Katzuma, nome col quale ha pubblicato sei dischi dal 2004. Ad affiancarlo, William Simone alle percussioni elettroniche e Andrea Calì ai synth e al piano elettrico. Circa un mese fa, Katzuma aveva dato in pasto alla rete “The Synchretic Tape”, il suo ultimo mixtape che in meno di mezz’ora metteva sul piatto groove jazz dalle atmosfere cosmiche e psichedeliche; la release era l’antipasto per il vero e proprio piatto forte ovvero questo “Tree Of Life”, pubblicato su Queenspectra, etichetta italiana del produttore Uxo, da sempre attenta ad un certo tipo di sonorità alla Brainfeeder. Ed è proprio l’etichetta losangelina di Flying Lotus che viene in mente una volta iniziato l’ascolto: le cinque tracce più un remix di HDADD pescano a piene mani in “Bitches Brew” di Miles Davis grazie al suono sinuoso ed elegante del piano elettrico accompagnato dai ritmi techno e tribali delle percussioni. La title track è il pezzo più rappresentativo di questo mondo dal piacevole gusto vintage, ma ci si perde anche in esplorazioni sonore dai toni più profondi e cosmici come in “Three Osaka Ways To Catch The Catfish”. Gli OKE’ si muovono costantemente fra cielo e terra, corpo e mente, viaggio interiore e psichedelico e danza ritualistica. Il remix finale dub della title track riporta il disco su lidi più contemporanei mantenendo intatta l’atmosfera generale. Kraut, free jazz, Sun Ra, Miles Davis, funk e improvvisazione danno vita ad un albero solido e lussureggiante che la vale la pena di scalare.

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