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Massive Attack – BringTheEco#9

Ripresi dai Grammy? La faida fra Kanye West e Taylor Swift vi ha fatto rimpiangere addirittura Sanremo? La soluzione è una sola: ricominciare a parlare davvero di musica. Ad esempio con i Massive Attack.

 

Massive Attack

Massive Attack – Ritual Spirit Ep (Virgin Records, 2016)
E’ sempre confortante sapere che c’è in giro gente come i Massive Attack. E’ confortante sapere come nonostante un progetto esista da più di vent’anni esso riesca a mantenere alto il suo profilo musicale ed anche attitudinale. Del Naja conduce praticamente da solo la nave e fino ad ora non ha mai sbagliato venti e correnti che potevano portarla al largo; la maestria del capitano inglese ormai cinquantenne (difficile a credersi ma è così) è stata quella di aprirsi alle nuove tendenze e alle influenze che l’elettronica mette ormai sulla piazza ogni giorno. Di questa capacità ne è stato testimone l’ultimo lp “Heligoland”, col il suo tocco psichedelico, seguito dalla collaborazione con Burial per “Four Walls” e arrivando infine all’ultimo parto “Ritual Spirit Ep”. Quattro tracce per poco più di un quarto d’ora dove il nostro (insieme al produttore Euan Dickinson) non sconvolge né tantomeno rivoluziona un sound dalla lunga storia ma che al massimo dimostrano la freschezza dell’ispirazione nel saper scrivere bei pezzi. Ci si divide equamente fra il recente passato di “100th Window” ed “Heligoland” e il presente: idealmente, nella prima categoria potrebbero essere inserite “Ritual Spirit“, graziata dalla voce distorta e molto “burial-iana” di Azekel, e “Take It There“, una specie di ballata metropolitana dal sapore soul dove ritroviamo niente meno che Tricky duettare con 3D dopo anni. I brani si muovono sulle coordinate melodiche e malinconiche di standard come “Teardrop” e “Karmacoma” ma con bassi più accentuati e aperti. La differenza la fanno le restanti due tracce, “Dead Editors” con il rappato profondo di Roots Manuva, perfettamente amalgamato alla base minimale e UK garage, e “Voodoo In My Blood“, ossessiva danza tribale sulla quale si ergono le belle linee vocali degli Young Fathers. Se è questo ciò che il gruppo di Bristol riesce ad offrire oggi, senza risultare scontato o datato, ci si può ritenere soddisfatti. Ottimo antipasto in attesa del prossimo ep con Daddy G in primavera e di un nuovo album.

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