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Max Verstappen, Enzo Ferrari lo avrebbe amato

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Presuntuoso quanto talentuoso. Generatore di mille polemiche in uno sport che ha dimenticato la sua essenza originaria. Nessuno lo sta notando ma Max Verstappen sta salvando la Formula Uno da se stessa. Le regole per valorizzare il suo talento, non per annullarlo.

Presuntuoso e spericolato quanto talentuoso e geniale. Probabilmente uno che di Formula Uno viveva come Enzo Ferrari lo avrebbe amato e lo avrebbe portato a Maranello. Guardando Max Verstappen guidare vengono subito in mente i leggendari duelli ai confini del coraggio (e che rasentavano l’incoscienza sportiva) che animavano gli anni ’80 e ’90. Anni di Gilles Villenueve, Ayrton Senna, Nigel Mansell e Renè Arnoux. Anni che, nonostante la loro tragicità, rappresentano tutt’oggi l’apice più alto della Formula Uno.

Generatore di polemiche per la sua guida ai limiti, e spesso oltre, del regolamento Max Verstappen è il talento più fulgido e brillante che la Formula Uno abbia prodotto negli ultimi anni. Una ventata di ossigeno per un sport soffocato dalle regole e da quei “ragionieri” del mestiere, sempre detestati dal glorioso Drake, come Vettel, Rosberg e ancora prima lo Schumacher dominatore ferrarista, soltanto per citarne alcuni. Una Formula Uno che anno dopo anno sta perdendo la sua stessa essenza assieme a migliaia di spettatori che davanti alla Tv usano i Gran Premi più come sonnifero che come eccitante.

Nessuno lo sta notando, o forse facciamo finta di non ammetterlo, ma tra una polemica ed l’altra Max Verstappen sta salvando la Formula Uno da se stessa. Ci è voluto un 19enne spregiudicato e impertinente per far tornare la gente a guardare i Gran Premi con curiosità ed ammirazione, speranzosi in una sua invenzione imprevedibile e spiazzante. Per far tornare ad emozionare ed esaltare ammirando i sorpassi in pista invece che quelli attraverso i rientri ai box. In Max Verstappen risiede quella visione di Formula Uno che indelebilmente è rinchiusa in ognuno di noi.

In lui risiedono la spericolatezza delle leggende che hanno reso questo sport popolare a livello mondiale. Tempi esaltanti di protagonisti che sono divenuti leggende. Un pilota fuori dal tempo che sta provando a trasportare la stessa Formula Uno fuori da questo periodo fatto di commissari e regole che in certi casi sfiorano il ridicolo. Quelle stesse regole che non devono cercare di annullare la sua creativa ma che devono coesistere con essa per valorizzare il suo genio e stimolare quello inaridito di altri, per riproporci domeniche che possano essere fonte di letterature future e ricordi indelebili. Si scriverà sempre un libro emozionante su Ayrton Senna o Gilles Villeneuve mentre non potremmo fare lo stesso con Nico Rosberg o, per tornare indietro nel tempo, con Alain Prost.

Forse doveva nascere trenta anni prima per poter debuttare in quello che sarebbe stato il suo habitat naturale per eccellenza ma Max Verstappen serve più che mai oggi.  E’ un Eletto e questa Formula Uno ha tremendamente bisogno di figure del genere. In fin dei conti, quando vinci il primo Gran Premio della carriera a 18 anni e 7 mesi (Gran Premio di Spagna, più giovane della storia) non puoi essere chiamato diversamente.

Giacomo Corsetti

@giacomocorsetti

 

 

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