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melt yourself down, the floating ensemble, dumbo gets mad- demography #74

Demography vi propone le primizie del venerdì. Primo, Melt Yourself Down con una spolverata di jazz. Secondo, The Floating Ensemble con la loro leggera mousse folk. Dessert, Dumbo Gets Mad, cremino soul.

Melt Yourself DownPronti a sciogliervi completamente? Vi danno una passata di forno i Melt Yourself Down. A due anni dal loro ultimo prodotto, ritornano con l’EP 12″ con due tracce simbolo del caos e delle città costruite su migliaia di toni, accenti, sfumature e odori. “Dot to Dot” è una traccia che ti esprime, punto per punto, quanto ordine possa esserci nell’entropia di suoni, il gruppo londinese sfuma sapientemente tra jazz, funk e punk. A tenere il filo rosso la voce di  Kushal Gaya che intima “I’ve got the rot inside me.” E anche l’ascoltatore si ritrova infestato dalla traccia. In uscita il 15 Gennaio per The Leaf Label.

 

Fluttuanti come il loro nome, i Floating Ensemble guardano indietro alle loro esperienze passate e producono “Looking Back“, un singolooHsj4a5nY1Apug4aqOoXFIQPJklEQ-PpGGCqp-iKddg,jEs-m9GiCLBt8hXks_20EhIxAqovhxSGSvCLijkKOvs,nE7UKhYuSfioiL8eKqU4m7jqWq79nJws_apsIUPrMgI che anticipa il loro nuovo album Soar, autoprodotto. Una traccia che culla l’ascoltatore, degna compagna di un video fatto di colori e leggerezza, folk con una strizzata d’occhio al math. Importante la linea narrativa che i quattro ragazzi di Imola cercano di tracciare, prendendo per mano l’ascoltatore e portandolo a spasso su nuvolette di fumo giallo.

unnamed (2)Dumbo deve avere sicuramente una gestione dello stress migliore della mia. Perché se quando si arrabbia produce pezzi pop-soul-sognanti, allora siamo a cavallo. O a elefante. Parliamo dei Dumbo Gets Mad, non si fosse capito. Che anticipano il loro nuovo album Thank You Neil con “Youniverse“. In uscita digitale oggi, 20 Novembre (e previsto fisico per il 4 Dicembre) per Ghost Records/Bad Panda e dedicato a deGrasse Tyson, famoso astrofisico statunitense. Italiani ma di base a Los Angeles, per questo disco pescano a piene mani dalla produzione italiana dei ’70, il soul di Shuggie Otis senza farsi scappare una buona dose di psych. La traccia non è altro che la somma di tutte queste forze che la compongono, mettendo te che l’ascolti al centro del suo universo.

Guglielmo Piacentini

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