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Memoria – Odin Teatret @Teatro Era

Odin Teatret, pilastro fondamentale nel tempio del teatro contemporaneo, torna a Pontedera con un piccolo dono da portare sul palmo di mano. “Memoria” con Else Marie Laukvik,  Frans Winther; regia di Eugenio Barba.

L’impianto di Memoria, forse un po’ troppo pedissequo, permette allo spettatore di tornare alla dimensione naif di ascoltatore di storie, con un lavoro che affronta il tema della memoria come potenza che pervade la vita delle persone. “Ripetere significa resistere, resistere allo spirito del tempo, alle sue promesse e minacce.” ci dice Barba e quale miglior modo di ripetere se non ricordando?

Memoria @TeatroEra

Il primo movimento scenico sta negli occhi vivi di Else Marie Laukvik che tessono con il pubblico i fili di una relazione, di un rapporto. Più che uno spettacolo teatrale, Memoria è un’esperienza condivisa, un momento di incontro tra persone, quella performance di ricerca e scambio base del lavoro di Barba.
L’allestimento da camera con piccole luci soffuse e lo spazio di movimento molto stretto creano, appena entrati, un clima familiare, domestico, di piccole cose di pessimo gusto.

I due protagonisti seduti aspettano pazienti che tutta la sala sia pronta per ascoltare. Appena si crea il silenzio Else Marie inizia a narrare la prima storia e  la rete di parole e sguardi comincia ad infittirsi. Il silenzio ricco di attenzione sostiene le immagini che volta volta la narratrice ci costruisce davanti. Neve e freddo. Austria, Germania, Ungheria. Rabbini, candele, sopravvissuti.

Memoria @TeatroEra Sono immagini che abbiamo imparato a vedere da molti anni, grazie al racconto delle esperienze e delle vite della seconda guerra mondiale. Ognuno di noi ha ben impresse nella propria memoria le figure vittime dell’olocausto, ha nelle proprie orecchie il suono delle parole pesanti dei sopravvissuti. Grazie al grande lavoro di restituzione ai posteri della barbarie della guerra, si è potuta creare una memoria collettiva condivisa. Proprio a questa memoria Barba ha voluto affidare le proprie storie. Ha evitato ogni elemento didascalico, nessun riferimento storico, solo elementi che costituiscono la Memoria delle persone.

E allora tra parole,  musica e gesti, le storie cominciano lentamente a mescolarsi e i personaggi si avvicendano come in un flusso in cui non c’è niente di lineare ma solo l’esigenza di raccontare.

Il gesto diventa punto di snodo, la musica, continuo sottofondo, diventa canzone salvifica “… perché una canzone non si scorda mai e a volte ti può salvare la vita”. Il corpo conosce ormai automaticamente i movimenti di una danza, i sensi riportano in mondi mnemonici profondi, ormai ignoti.

Memoria @TeatroEra Il rito prosegue, tazza di tè, un sorso e il racconto continua. Ogni protagonista narrato è riuscito a salvarsi, è sopravvissuto. Come Primo Levi e Jean Amery, per i quali ricordare e narrare sono diventati il peso più profondo, insostenibile in vita. Il peso da abbandonare e  non dover più ricordare. E in questi due giganti della letteratura il senso delle memoria assume tutte le sfaccettature più scure e buie, dei pensieri reconditi, dell’indicibile.

Così, tra le pieghe della fisarmonica di Whinter, fedele compagno di viaggio, si chiude anche questo racconto. I due anziani si allontanano per mano sostenendosi a vicenda.

Memoria @TeatroEra Il pubblico applaude, ma nessuno esce a salutare come vorrebbe la prassi. I due attori rimangono dietro le quinte, come se a dover essere applaudite fossero solo le parole rimaste nell’aria, come se da ringraziare fosse il Narrare stesso, il bisogno dell’uomo di tramandare la propria storia. Mimmo Cuticchio ha detto: “Gli uomini sono uomini perché possono raccontarsi.” Per raccontare è necessario ricordare e la memoria è la materia di cui gli uomini son fatti.

 Flaminia Vannozzi per RadioEco

 

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