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Michael Phelps, l’elemento naturale dell’acqua

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Con le Olimpiadi di Rio 2016 si chiude una delle carriere più clamorose della storia dello sport. Con 28 medaglie olimpiche di cui 23 d’oro Michael Phelps può essere definito l’Olimpiade.

Stavolta l’impressione è che non rivedremo davvero più Michael Phelps gareggiare. O meglio, dominare. Come ci ha mostrato per quindici anni nelle vasche di tutto il mondo. Quella di Rio 2016 ha rappresentato l’ultima apparizione di una carriera clamorosa ai limiti della tirannia sportiva. Aveva già provato a lasciarci dopo le Olimpiadi di Londra 2012 per poi tornare a competere un anno e 8 mesi dopo. Troppo forte allora fu il richiamo del suo elemento naturale, ovvero l’acqua. Ma stavolta non sembrano esserci possibilità di passi indietro.

28 medaglie Olimpiche con 23 ori a referto. I titoli mondiali nemmeno si contano più. Quando nel lontano 2000 un giovanissimo 15enne di nome Michael Phelps si presentò alle Olimpiadi di Sydney, nessuno immaginava che quel ragazzotto sarebbe diventato il nuotatore più forte della storia e che da li a otto anni sarebbe riuscito a battere un record che sembrava semplicemente oltre ogni frontiera sportiva. Le otto medaglie d’oro in una stessa edizione delle Olimpiadi che apparteneva ad un altro totem del nuoto mondiale, Mark Spitz a Monaco 1972. A Pechino 2008 Michael Pheps fece nove ori ed entrò definitivamente nella leggenda, non soltanto del nuoto ma dello sport in generale.

Fautore di un modo nuovo di pensare il nuoto, Michael Phelps ha segnato un’epoca a suon di trionfi, medaglie d’oro e record del mondo, prendendo per mano il nuoto e portandolo verso dimensioni mai toccate. Nessun Thorpe, Lochte o Cavic hanno saputo arginare la sua sete di immortalità sportiva. Un mix di eleganza e forza travolgente che potrebbe essere paragonato in quanto a onnipotenza a l’altro grande protagonista delle Olimpiadi ai suoi tempi, Usain Bolt.

Capace di illuminare le vasche di tutto il mondo come di finire nell’occhio del ciclone dei media. Come quando fu scoperto mentre fumava marijuana o quando lo trovarono alla guida in stato di ebbrezza nel 2004 e nel 2015. Sanzionato e sospeso dalla Federazione di nuoto per poi essere perdonato. Cosa volete, lui è Michael Phelps.

Così come i trionfi si sono sprecati pure i soprannomi che forse non rendono abbastanza giustizia alla sua creatività in vasca. Da Squalo di Baltimora a il Cannibale di Baltimora. Banali per un atleta che di banale non aveva nulla. Abituarsi alla sua assenza sarà difficile, sopratutto per chi si è avvicinato al nuoto con o grazie a Michael Phelps. Perchè quando vinci 26 medaglie mondiali e 28 olimpiche nella tua disciplina non diventi solo un’atleta e nemmeno un’icona. Diventi quella disciplina. E Michael Phelps ormai non è un nuotatore ma l’essenza del nuoto che ha preso sembianze umane. E’ semplicemente l’elemento dell’acqua, e non viceversa.

Giacomo Corsetti

 

 

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