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I migliori album del 2014

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La classifica definitiva dei migliori album del 2014 secondo le votazioni della giuria composta dalla redazione musicale di Radioeco.

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15. Turn Blue

The Black Keys                

Risulta sorprendente e anche un po’ discussa la scelta dell’ottavo album in studio del duo The Black Keys, più melanconico e lento del precedente e acclamato El Camino, se è vero che tra di noi c’è chi è pronto a definirlo «una grossa delusione», ma non tutti, come spesso avviene, sono dello stesso avviso ed ecco qui Turn Blue inaugurare la nostra classifica, certo ai margini, ma comunque presente.

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14. So Long, See You Tomorrow

Bombay Bicyle Club

«Ballabile come la Madonna, ha quattro singoli che vanno, il cantante sembra uno schizofrenico che può anche farti fuori e ha anche una bella copertina, quindi è utile se fa freddo» dice chi ha scelto So Long, See You Tomorrow, quarto album della band londinese Bombay Bicyle Club, se proprio vi chiedevate come sia finito qui. Ma l’hanno preso anche al Mercury Prize: mal comune mezzo gaudio.

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13. Il padrone della festa

Fabi Silvestri Gazzè

Il padrone della festa, prima comparsa italiana della nostra classifica, è «la collaborazione fra tre veri cantautori, un lavoro a sei mani che parla da solo», i suoi autori, Fabi Silvestri Gazzè, configuarandosi come «i Crosby Stills Nash della musica italiana contemporanea, e senza giochi di marketing, senza trovate pubblicitarie». Beh, non ci resta che alzare le mani.

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12. Our Love

Caribou

È lo stesso autore, il canadese Dan Snaith, a definire Our Love, il sesto album pubblicato con lo pseudonimo di Caribou, una delle sue opere più personali e riflessive e non c’è da dubitare che con tracce a commozione automatica come il singolo Can’t Do without You abbia fatto calare la lacrima a qualcuno dei nostri, ma di certo non te lo vengono a dire.

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11. Snob

Paolo Conte

«Con quel profumo swing ed esotico al tempo stesso, con ironia e senso dell’umorismo, si fa spazio il genio di Paolo Conte» cominciano gli elogi coloro che si sono entusiasmati per Snob, quindicesimo album del jazzista cantautore piemontese. A discolpa di tutti coloro che l’hanno mancato va detto, però, che neanche loro si aspettavano un «album come questo nel 2014». E ora forza a recuperare.

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10. 48:13

Kasabian

Con 48:13 i Kasabian si lanciano nell’ardua impresa di sopravvivere incolumi nell’insidioso passaggio da band di nicchia a gruppo mainstream. Per molti non ci sono riusciti, ma la perfezione stilistica di “Eez-eh” e le melodie oniriche di “Treat” in realtà sono ottimi punti esclamativi di un album vanitoso sì, ma altrettanto divertente.

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9. Alaska

Fast Animals and Slow Kids

«Ricordatevi di noi fra trent’anni» gridano nel ritornello del singolo “Come reagire al presente”. Sempre sinceri e diretti, con Alaska i FASK ordiscono un album circolare (proprio come il loro successo precedente, Hybris), e sputano fuori il loro disagio ancora più consapevole, sorretto da un sound potente e vigoroso. Chissà cosa succederà fra trent’anni, ma di sicuro sarà difficile dimenticarsene.

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8. Tayi Bebba

Clap! Clap!

L’album di debutto di Clap! Clap!, nient’altro che Digi G’Alessio sotto mentite spoglie, mette insieme le influenze più disparate, dai ritmi urban a quelli africani, per creare una musica variegata e multiforme che è riuscita ad unire anche le nostre varie anime. Ed era impresa quasi impossibile.

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7. Sun Structures

Temples

Da queste parti transitano alcuni individui un po’ bizzarri, nostalgici della psichedelia anni ‘60-’70. Poiché «tra i gruppi di oggi non se ne trova molta», quest’anno si sono buttati a capofitto su Sun Structures dei Temples, che si accaparrano una posizione di tutto rispetto. Questi tipi bizzarri non sono così pochi, dopotutto.

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6. Lazaretto

Jack White

Lazaretto non ha un genere perché è un perpetuo incesto di sottotrame, dal garage al folk al blues al country, tutto filtrato dalla cura maniacale per i dettagli di White, che riesce sempre a rendere il vintage innovativo, e il nuovo rétro. Con sessantamila copie è il vinile più venduto degli ultimi venti anni. Di cui Jack White è l’ultima vera icona rock.

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5. Royal Blood

Royal Blood

Uno di quei dischi che si impone all’ascolto. Un album disadorno, in cui l’asciuttezza dello stile e la ruvidezza del suono si spalleggiano virtuosamente. Non c’è futuro, non c’è avanguardia: i due giovani barbuti dell’East Sussex attingono appieno dal blues e dal garage rock, e si mostrano più efficaci di chi si cela dietro mille stupide definizioni di sottogeneri vari.

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4. You’re Dead!

Flying Lotus

Il quinto album di Flying Lotus, You’re Dead!, vola alto come un falco nella nostra classifica. La sua elettronica contaminata dai generi più vari, dal jazz all’hip-hop, convince appieno, meritando, come il titolo, il punto esclamativo.

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3. St. Vincent

St. Vincent

Acclamato da tutti, osannato dalle più importanti voci della critica musicale, si potrebbe essere scettici solo per questo; peccato che St. Vincent ha prodotto un album che riesce a sbaragliare anche le prese di posizione, conquistandoci al primo ascolto.

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2. Morning Phase

Beck

Etereo, mistico, folk, la serenità di passeggiare per strada mentre tutti intorno a te corrono. Bisogna ringraziare Beck con i lucciconi per brani come “Blue Moon” e non aggiungere altro per paura di rovinare il momento.

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1. Tremors

SOHN

Il debutto del produttore inglese, ma residente a Vienna, SOHN, con la sua elettronica emozionale ci conquista tutti o quasi. Salutate il re.

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