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Minimal Violence, Yoop, /handlogic & more | Demography #392

Cosa diciamo al lunedì? Not today! Una playlist densa ci porterà nel clubbing più tosto. Ne usciremo solo ad alba inoltrata. Dal nuovo disco degli /handlogic, al massiccio debutto discografico dei Minimal Violence, passando per le atmosfere dance degli Yoop, di Park Hye Jin e le good vibrations di Sequoyah Murray.

La nostra “serata” inizia con il primo album degli /handlogic, Nobodypanic, uscito per Woodworm. Scritto e prodotto da Lorenzo Pellegrini e mixato da Francesco Felcini, il disco è stato realizzato al The Garage Studio (AR) grazie alla vittoria del Premio Musicafutura.
Ho scelto di farvi ascoltare la prima traccia del disco, Scribbles, in modo da darvi lo stesso assaggio che ha incuriosito la sottoscritta, e l’ha fatta andare avanti ad ascoltare tutto l’album. È un disco intriso di malinconia, che gioca tra continui chiaroscuri, è la storia delle due fazione all’interno della nostra personalità, il bene e il male, il bianco e il nero, luce e ombre.
Nobodypanic è un disco ben fatto, al suo interno sentiamo il cuore degli /handlogic che pulsa, e merita di essere ascoltato.

/handologic

/handologic

Dopo questo inizio un po’ più soft, lasciamo quel poco spiraglio di luce che ha aperto la nostra playlist, e andiamo a fare un giro alla Counter Records, dove ci aspettano i Maribou State con la loro nuova versione di Feel Good a cui hanno partecipato i Khruangbin. Ci siamo appena immersi in mondi cupi, minimali, che preannunciano il delirio che arriverà con i Minimal Violence. I Maribou State si confermano come al solito maestri nel loro modo di assemblare i suoni, relegandoci in ambientazioni che sanno di post punk. Ci portano ad abbracciare l’oscurità mentre restiamo in attesa con la testa che ciondola e le braccia spalancate.
The Moon Is a Harsh Mistress canta il norvegese Gundelach, con la sua voce calda ma distante, evocativa, che ci accompagna in un momento di disillusione. Il legame tra l’artista e la luna è del tutto personale, lo accompagna in momenti non esattamente felici, e dopo aver usato questo brano per chiudere tanti set, finalmente Gundelach ha deciso di inciderlo e pubblicarlo insieme al suo EP, My Frail Body che uscirà questa estate. Siamo nella malinconia più classica, quella elegante in cui la disperazione non è mai viscerale ma filtrata in questo caso da suoni e voce.

Gundelach

Gundelach

Vi ho promesso suoni massicci e sintetici, ci arriveremo e non solo con i Minimal Violence, ma anche con altri nomi. La serata è ancora lunga e prima di entrare nelle notti governate solo dalle luci al neon, ascoltiamo Sun Inside The Sun remixato da Loscil. A parte che sembra mi sia partita la vena cosmica, con questo proporre luna, soli, in realtà voglio regalarvi un ultimo momento di introspezione preserata, a cura del progetto Souns capeggiato da Michael Red, producer di Vancouver. Quello di Red è un lavoro enorme, i suoni sembrano infiniti e chiudendo gli occhi sembra davvero di non essere più sulla terra.

Abbandoniamo l’etereo, e tuffiamoci a capofitto nell’elettronica di Eve Maret, e la sua Feminine Intuition. Quattro minuti di viaggio che mano a mano ci portano verso sonorità più corpose ma sempre sfuggenti. A seguire infatti è il centro della nostra playlist, padroneggiato dal debutto discografico dei Minimal Violence. InDream è il titolo dell’album del duo uscito per la label Technicolour. Il brano che ho inserito si chiama Untitled Dream Sequence, Quello che fanno i Minimal Violence è ferire l’ascoltatore, colpirlo con violenza, appunto, scuoterlo, perché non può restare impassibile all’ascolto della loro musica. Ossessivi, potenti, claustrofobici, il club non è mai stato così d’impatto. Sembra improvvisamente di trovarsi in un mondo surreale, senza parole, dialoghi. Non ne abbiamo bisogno, non ci servono le lettere per comunicare, basta lasciarsi trasportare dai colpi dei Minimal Violence e saranno le nostre reazioni, il nostro corpo ad assumere una valenza comunicativa.

Minimal Violence

Minimal Violence

Ormai abbiamo superato la notte, ma prima di andarcene a casa, ci sono altri brani, a partire dal padre, Aphex Twin, messo lì a santificare la playlist e a tamponare un po’ la forza dei Minimal Violence senza scendere eccessivamente di gradazione.
Cambiamo mood, quello che serve per riprendersi prima di entrare in macchina per tornare a casa, a questo scopo la triade finale della nostra playlist potrà essere d’aiuto. La freschezza di Park Hye Jin, seguita dal ritorno degli Yoop con Trust. Un ritorno decisamente più dance, il duo italiano abbandona le tinte più fosche del primo lavoro, Take Shelter e ritorna in una nuova veste più scintillante, senza cadere nel banale. Quello che ci appare davanti agli occhi quando ascoltiamo Trust, è il dancefloor, non ne possiamo fare a meno, ondeggiamo ancora una volta verso il centro pista, e ci concediamo un ultimo volteggiare prima della chiusura.

Sequoyah Murray

Sequoyah Murray

Per finire entriamo in macchina, accendiamo la macchina, attacchiamo Spotify e parte il nostro ultimo pezzo, Penalties of Love del giovane Sequoyah Murray che usa la sua voce per portarci dalle tenebre della nostra serata, verso un’alba che si apre gloriosa davanti ai nostri occhi.
Spero che questa “serata” con Demography vi sia piaciuta, così come la playlist.

 

Grazia Pacileo

 

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