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I Ministri @ Metarock2016 [live report + intervista]

Tutte le cose belle finiscono prima o poi. Lo stesso vale per questa edizione del Metarock che però chiude col botto! Per l’ultima serata del festival pisano arrivano i Ministri.

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La serata parte in orario. Non sono ancora le 21,30 che  si accendono le luci sul palco ed ecco salire i Liv Charcot, band pop-rock, che ha il difficile compito di infiammare gli animi prima dei protagonisti della serata. Il pubblico è ancora poco numeroso, e la maggior parte gira per il parco indossando maglie dei Ministri. In ogni caso i Liv Charcot fanno del loro meglio, suonano i loro pezzi più carichi, dimenandosi sul palco e riscuotendo un certo successo.

Saluti, applausi alla band uscente, e si inizia a formare la calca attorno allo stage. Il pubblico, formato soprattutto da giovani leve, non vede l’ora che arrivino i Ministri. Sono tutti in trepidazione, ripassano le canzoni, si confrontano sui diversi album, si domandano a quanti concerti della band hanno partecipato (sembra un po’ lo scambio delle figurine Panini), da parte mia ne ho visti abbastanza da sapere che da lì a poco si scateneranno in un pogo sfrenato.

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Urla. Escono i tecnici ed entrano i Ministri, uno alla volta, e iniziano a suonare immediatamente. Si parte con un pezzo del nuovo disco, Cronometrare la polvere, la folla si scalda saltando e cantando tutta, ma tutta la canzone. Mettiamo da parte Cultura Generale e godiamoci un po’ del repertorio ministrico. Comunque, Gli Alberi hanno lo stesso effetto di una scarica elettrica. Si salta, tutte le mani sono alzate, alcune per l’entusiasmo, altre per immortalare il momento con gli smartphone. Ed è solo l’inizio. Il quarto pezzo è accompagnato da una dedica, giusta. Per la serie “a chi ci vuole male”, i Ministri si rivolgono a quei simpaticoni che si lamentano del rumore creando ogni anno disagi vari all’organizzazione del festival. Se non si fosse ancora capito, il brano in questione è Idioti, seguito da Spingere.

Le pause non esistono, i Ministri ci fanno sudare, gridare, e non si fermano un attimo, se non due minuti per ricordare che sono passati ben dieci anni dal primo disco, I soldi sono finiti, e dunque un assaggio del passato non ce lo danno? Mi pare ovvio. Il pezzo scelto è Non mi conviene puntare in alto e il pubblico recepisce, e continua ad infiammarsi, specie la fascia “alta” che ritrova l’adolescenza e urla a pieni polmoni.

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È il momento di rallentare, parte Lei non deve stare male mai, ballad dell’ultimo lavoro, Cultura Generale, ma la pausa dura poco, perché le prossima canzoni in scaletta sono Fuori e Tempi bui che mandano la folla in escandescenze. Adrenalina a mille, inizia Palude, s’intona tutti insieme “piovono rane dal cielo, non voglio perderne neanche una”, e si passa poi a un altro pezzo storico, La Piazza per poi tornare alle canzoni nuove con la bonus track di Cultura Generale, Il Quartiere.

C’è poco da fare, il pubblico ama i Ministri e i Ministri amano il pubblico, e quando parte Il Bel Canto, sappiamo (quasi) tutti cosa sta per succedere: “Ed è come se non avessi mai deciso niente” e via col primo stage diving della serata! Emozioni a mille. Davide torna sano e salvo sul palco, la band si concede cinque minuti scarsi di pausa.

Il ritorno è una bomba! Diritto al tetto, traccia di Tempi bui, è l’esplosione definitiva! I Ministri suonano da dio, il pubblico è in estasi e non si ferma, e nessuno, davvero nessuno, vorrebbe pensare che il concerto è quasi finito. Abituarsi alla fine, titolo azzeccato, è l’ultima canzone in scaletta. La band tira, sembra quasi che abbiano le dita incollate agli strumenti, la carica è pazzesca, anche duranti i saluti. Saluti davvero poco formali: Divi sistema la folla, prende la rincorsa e si tuffa che neanche la Cagnotto! Bel modo di dirci ciao!

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Sono le 23:45, i Ministri scendono dallo stage, e tutti sperano che ci siano altri dieci minuti di concerto, iniziano a urlare “Bevo, Bevo, Bevo” oppure “se non fate l’ultima, noi non ce ne andiamo”, e via dicendo, ma niente, il concerto è davvero finito, e va bene così.

È la terza volta che vedo i Ministri dal vivo, e ne esco sempre carica. È un piacere andare ad ascoltare band simili che danno il mille per mille sul palco, che sanno suonare (perché questa eccessiva ondata indie di gente che suona così così, ha un attimo stancato) per due ore di fila senza fermarsi, se non per qualche minuto. Se non convincono i dischi, andarli a vedere dal vivo farà cambiare idea a molti scettici, e se non siete ancora convinti, cliccate sul link qui sotto per ascoltare la nostra intervista alla band. Bravi Ministri, grazie Metarock per questa chiusura bomba. It’s only rock’n’roll, but I like it.

Intervista

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