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Mirai – Abram Shook – Black Flowers Cafe | Demography #202

Demography avrà anche superato il duecentesimo numero, ma la musica da farvi ascoltare non è certo finita. Oggi si sta un po’ in Italia e un po’ all’estero con le nuove uscite di Gionata Mirai, Abram Shook e Black Flowers Cafe.

Partiamo subito con il disco di Gionata Mirai. Chitarrista del Teatro Degli Orrori, fondatore e leader dei Super Elastic Bubble Plastic, Gionata pubblica il 21 aprile Nelle Mani, prodotto da Tempesta Dischi e Casa Lavica. Con Nelle Mani, Gionata Mirai trasmette all’ascoltatore un’esigenza evidente, ritornando alla dimensione acustica, lavoro di un’urgenza debordante. L’album è l’equivalente musicale di un lavoro artigianale: da subito traspare la meticolosità di Gionata Mirai che già dall’Intro, ovvero la track numero uno, sembra lasciarsi guardare mentre crea la sua arte con la chitarra, e anche lo stesso titolo del disco rimanda un po’ a questa immagine. Quello di Mirai è un album strumentale fatto anche di viaggi, sensazioni che il chitarrista ha deciso di condividere con gli ascoltatori. Quello che ne deriva è spiazzate! Dieci tracce tutte diverse eppure legate tra loro, che si alternano tra melodie delicate e più serrate, infuriate, in un quadro che Mirai dipinge con colori a volte più forti, poi più tenui. Mirai ci siede accanto e ci offre racconti intrisi di dicotomie cromatiche, come se ogni brano fosse un dialogo, a volte concorde e armonioso (Fandango), a volte ironicamente contrastante (Ieri). Un lavoro che nasce dalla consapevolezza, dalla volontà di raggiungere l’essenza stessa dell’essere musicista che, nelle proprie mani, ha la sapienza artigiana, il gesto benedicente, la purezza nuda. E nient’altro gli occorre.
Se non ci credete, qua sotto potete ascoltare tutto Nelle Mani di Gionata Mirai, e lasciarvi trasportare dalla sua musica.

Facciamo ora un piccolo salto ad Austin, in Texas per parlare di Lisbona. Non allarmatevi, non sto impazzendo, non ho attacchi di Alzheimer precoce. Sto parlando del nuovo singolo dell’americano Abram Shook. Nato da un viaggio che l’artista fece appunto in Portogallo nel 2003, il brano è “un omaggio a persone e luoghi che non esistono più, ma hanno modellato la mia vita in modi inimmaginabili”. Lisbona è il secondo singolo del terzo album di Shook, Love at Low Speed, che uscirà il prossimo 16 giugno per Western Vinyl.
Rispetto ai precedenti Sun Marque e Landscape Dream, il nuovo album è appositamente più intimo e organico. Ispirato dai mondi unici e dal sound del compiantissimo David Bowie, Shook e i suoicollaboratori stretti, Christopher Cox e Grant Johnson, hanno cercato di creare mondi altrettanto allentanti con la loro musica. E anche se più che Bowie io ci vedo un George Harrison in India con meno droghe del solito, devo dire che la voce di Shook ha un che di sobrio e allo stesso tempo suadente che fa sì che Lisbona diventi un qualcosa di struggente, senza avere la grossa pretesa di esserlo.

Torniamo in Italia, e andiamocene a Sud, anzi facciamo che vi ospito io, dal momento che stiamo per arrivare nella mia Calabria. La band cosentina, Black Flowers Cafe, ha appena pubblicato L’EP Island, per Ghost Records. Quattro tracce, di cui una cover (ci arriviamo tra un po’), che scorrono lisce, e ci regalano un sound che richiama i paesi e strumenti tropicali, filtrato da un orecchio tutto occidentale. Immaginate se i Cigarettes After Sex aggiungessero un minimo di afrobeat al loro sound. Il risultato è quel qualcosa in più che funziona benissimo nell’EP dei Black Flowers Cafe, che hanno trovato una formula vincente e accattivante, che fila e attraversa l’ascoltatore con naturalezza.
A concludere il lavoro della band cosentina è la cover finale, Passionfruit di Drake. Ora scommetto che siete più curiosi di prima! A voi l’ascolto di un EP che merita, e che spero vi lascerà piacevolmente colpiti e sorpresi, come è successo alla sottoscritta.

 

Grazia Pacileo

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