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Mirai: la recensione dell’anime firmato Mamoru Hosoda

Mirai, anime di Mamoru Hosoda, approda finalmente nelle sale cinematografiche italiane. NerdEco #41

Il 15, 16 e 17 ottobre, è giunto nei cinema italiani, grazie a Nexo Digital, Mirai, un film di Mamoru Hosoda prodotto dallo Studio Chizu e presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes 2018.

Con questo film Mamoru Hosoda (già autore di Wolf Children  e The Boy & the Beast) ha conquistato ancora una volta il pubblico in sala; ad aiutarlo nell’impresa il suo modo inconfondibile di rappresentare anche le emozioni più articolate, e l’affrontare temi profondi in maniera lineare ed estremamente espressiva.

Mirai

Questo suo ultimo lavoro ci catapulta in un ambiente tutt’ altro che semplice: la famiglia.

Per far ciò lo spettatore è chiamato ad assumere il punto di vista di Kun, un bambino di quattro anni, costretto a cedere i suoi privilegi e le attenzioni dei genitori all’ arrivo della sorellina Mirai.

È questo il sentimento di impotenza che attanaglia Kun e che lo spinge a ribellarsi e a rifugiarsi in un mondo di fantasia in cui lui è, finalmente, l ’unico protagonista: una dimensione in cui misteriosamente passato e futuro si incontrano e, in un gioco di alternanze, alterano il presente per poi fondersi in esso.

Un percorso interiore che sarà responsabile di una crescita personale e di una maggiore consapevolezza del proprio ruolo nel contesto familiare.

Mirai

“Voglio incoraggiare i bambini di tutto il mondo e celebrare chi diventeranno” ha affermato Hosoda, che, traslando in questo progetto la propria esperienza di famiglia e di padre, ha creato un piccolo capolavoro che farà sicuramente commuovere i più grandi ed emozionare i più piccoli.

Tecnicamente Mirai presenta un ritmo vivace e incalzante che mai annoia lo spettatore. Si ride e ci si commuove allo stesso tempo.

Hosoda inoltre si è mosso con uno stile visivo personale che oscilla tra il classico e il moderno, fondendo tecniche diverse in modo fluido, coerente e delicato: morbidezza del tratto e movimenti di camera assicurati dall’ uso della CGI.

La colonna sonora, a cura di Takagi Masakatsu, risulta ampiamente efficace nel catturare il mistero e la meraviglia della gioventù.

Tutto contribuisce a rendere Mirai un piccolo gioiellino d’animazione giapponese: un contesto in cui il nome di Mamoru Hosoda sta diventando, senza alcun dubbio, di gran rilievo.

Irene Camposano per Radioeco (con contributi di Isabel Viele)

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