Montanini a Pisa: Stand-up Comedy e satira
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Montanini a Pisa: Stand-up Comedy e satira

Giorgio Montanini, esponente di punta della stand-up comedy italiana, si è esibito al Cineteatro Lumière di Pisa portando in scena i suoi feroci ed appassionanti monologhi, di pregevolissima fattura satirica. Un’esperienza di comicità catartica, violentemente liberatoria, dove la risata diventa resa dei conti con se stessi e con la società di cui facciamo parte.

giorgio montanini

La  “Stand-up Comedy”di Giorgio Montanini

Dopo l’esordio in teatro, Giorgio Montanini, originario di Fermo, è entrato nella compagine di Satiriasi, collettivo di comici d’impostazione satirica fondato nel 2009 da Filippo Giardina. Obiettivo del progetto, ispirato alla poetica dei più “scomodi” stand-up comedians americani (come l’”eroico” pioniere del genere Lenny Bruce), era e resta il rinnovamento del panorama comico italiano attraverso “la distruzione dei cabarettisti”,  cioè della standaridizzata comicità di massa, bonaria e conformista, e la proposizione di una satira matura, cinica e dissacrante. Con questo spirito, nel 2014 Montanini approda in televisione, prima conducendo la trasmissione Nemico pubblico su Rai3,  quindi collaborando per breve tempo con Nemo – Nessuno escluso e sostituendo Maurizio Crozza a Ballarò; più di recente, nell’Ottobre dello scorso anno, il comico di Fermo si è esibito per Mediaset a Pregiudizio universale, format de Le Iene interrotto dopo appena tre puntate.

La brevità delle esperienze di Montanini presso questi circuiti sembra, ahinoi, confermare una tendenza tutta italiana: una satira veramente intelligente, politicamente scorretta e socialmente impegnata, pur di non compromettersi, compromette qualsiasi esperienza con le emittenti televisive. Diciamola meglio, sono le emittenti televisive a reprimere l’affermazione di questo tipo di comicità.

Basti pensare alla sistematica censura – formale o informale – che ha colpito la più feroce satira italiana già dagli anni ’90, a partire da Cinico TV di Ciprì e Maresco per arrivare, nel 2001 (l’anno dell’”Editto Bulgaro” di Berlusconi), al Satyricon di Daniele Luttazzi. Il concetto è questo: più sei mediocre, più sei adatto al pubblico medio della TV; di conseguenza, ciò che eccede la formula stereotipata, il malsano luogo comune e il bigottismo della morale tradizionale – come la comicità “prometeica”, parricida, del nostro Montanini – viene sistematicamente esiliato dal piccolo schermo. Ma fortunatamente per noi, la vera satira riesce a sopravvivere ritornando a quell’utero da cui, tanto tempo fa, è nata: ovvero il teatro.

La poetica di Giorgio Montanini: aggressione satirica e critica antropologica

Nessun totem, nessun tabù, nessuna autocensura: la Stand-up comedy di Montanini è una satira ribelle e titanica che, armata di microfono e whiskey d’accompagnamento, affronta brutalmente, ma con intelligente piglio antropologico, la condizione politica e socioeconomica dell’Italia di oggi. E se i temi trattati sono scottanti, il comico li fa suoi spargendovi della benzina sopra. Facciamo qualche esempio. La questione degli immigrati, che tanto sta a cuore all’Italia oggi più che mai leghista e filofascista, viene decostruita attraverso un’interpretazione finemente sociologica di matrice gramsciana: i <<negri>>, ovvero coloro di questi che sono sopravvissuti alla traversata del Canale di Sicilia, rappresentano la valvola di sfogo, il capro espiatorio delle psicosi d’una classe media italiana, che a sua volta è trattata come i <<negri>> dalla classe politica dominante e repressiva. Reprimere cinicamente i più deboli ha la funzione strutturale di farci meglio reprimere dai più potenti.

giorgio montaniniO ancora il caso Weinstein e l’annesso tema dell’emancipazione femminile, emancipazione che – per Montanini – non sarà mai tale ma solo surrettizia (<<Voi, donne, oggi contate meno di un cazzo>>, cit.) finché non si procederà alla totale liquefazione di istituzioni sociali a carattere fortemente repressivo e ansiogeno come il matrimonio e la famiglia tradizionale, in cui la donna occupa un suo spazio standardizzato, coercitivo, in quanto moglie e madre. Ma come attuare questa rivoluzione? Semplice, tramite l’estensione generalizzata della promiscuità sessuale! Solo il sesso può spezzare le catene di un sistema produttivo alienante e disumano. Il che ricorda, per converso, il moto di ribellione che nella Lisistrata, una commedia di Aristofane (il “padre” della satira), hanno le donne di Atene verso i mariti impegnati in guerra: se non fate pace, noi non ve la diamo! Tramite la sua sessualità, la donna smaschera l’impotenza e l’ipocrisia del cosiddetto “maschio dominante”.

Ma Montanini non risparmia nemmeno la questione delle droghe (un suo cavallo di battaglia sempre attuale) e senza alcun freno inibitorio attacca anche la mistificazione religiosa e l’impiego strategico, repressivo, del concetto di Dio da parte della Chiesa cattolica. Il comun denominatore della riflessione satirica è dunque la manipolazione culturale delle nostre menti: la nostra società ci inquadra in modelli precostituiti, in stampi di massa, e chiunque si allontani da questa dittatura della norma, del “centro”, è oggi, come sempre, un pazzo.

Naturalmente il comico, come ogni comico, non ha vere e proprie soluzioni alle evidenti contraddizioni della nostra società, anzi, non deve assolutamente averne! Come ci ha detto Montanini durante l’intervista, il comico che si mette a fare politica per risolvere i problemi è solo un blasfemo. Eppure, nonostante l’assenza di una vera soluzione, egli sa bene di chi è la colpa di tutto: <<la colpa è di quella puttana sacrilega di tua nonna!>>, dice a uno spettatore della prima fila. Parafrasando: la responsabilità è delle generazioni precedenti che, educandoci attraverso exempla morali quali, ad esempio, la fiaba della cicala e della formica, ci hanno insegnato, consciamente o inconsciamente, a occupare quel posto di formiche schiave che occupiamo oggi nel gran formicaio della società capitalistica avanzata. Gag comica questa che esplicita chiaramente, per lo spettatore attento, la profondità e la raffinatezza della decostruzione antropologica nella poetica satirica di Montanini.

L’importanza di essere “crudeli”

Elemento non trascurabile della stand-up comedy è, si sa, la cosiddetta “rottura della quarta parete”, cioè l’interazione diretta tra il comico e il pubblico. Anche qui Montanini non manca d’un approccio innovativo e assai significativo: evita l’ammiccamento compiacente dei soliti cabarettisti, ma non si ferma neanche alla fase degli “insulti al pubblico”. Egli piuttosto infierisce, quasi mortifica il suo pubblico. Un pubblico che, come la nonna dello spettatore della prima fila, viene qualificato senza mezzi termini come responsabile del disastro in cui si ritrova il nostro paese: in effetti, il pubblico, da fenomeno piccolo-borghese qual è, non è altro che metafora di quella classe media che è complice dell’asseverazione delle strutture tardo-capitalistiche.

Diceva Orson Welles ne La ricotta di Pier Paolo Pasolini: <<Sai che cos’è un uomo medio? Un mostro!>>. Ecco, Montanini costringe il suo pubblico a guardare nel proprio abisso e a riconoscersi in quanto mostro. Egli può così elevare una coppia fortuita di spettatori, Mauro e Marta, a emblemi stessi di quella medietà repressa e repressiva che egli intende far implodere a colpi di risate. L’idea è quella che sta alla base del “teatro della crudeltà” di Artaud o della teoria del “cine-pugno” di Ejzenstein: bisogna generare uno “choc” emotivo che destabilizzi le convinzioni del pubblico, che spezzi gli schemi mentali dell’uomo comune. Come? Attraverso la crudeltà della derisione satirica.

giorgio montanini  Attenzione però! Il comico non è “crudele” come quell’autorità paterna che, dileggiandoci, alimenta il nostro senso di colpa; il comico è “crudele” perché scandalizza e così esorcizza il pubblico come facevano le gòrgoni, quegli antichi mostri linguacciuti che gli antichi Greci ponevano nei frontoni dei loro templi per scacciare il male e garantire la fertilità dei campi. Questo perché la crudeltà gratuita e l’aggressione ad personam hanno una loro precisa funzione catartica e apotropaica. A noi verrebbe da dire che su questa liberazione emotiva s’innesti anche un contenuto “didattico”, mentalmente edificante, e indubbiamente (nonostante durante la nostra intervista Montanini abbia rifiutato l’etichetta di “didattico”), finito lo spettacolo, si esce dal teatro con la consapevolezza d’aver imparato qualcosa di fondamentale su quel che siamo e sul mondo in cui viviamo.

Assistere alla stand-up comedy di Montanini, rischiando di essere derisi in prima persona, significa rischiare di mettere in discussione tutto per purificarsi in modo violento, quasi coitale. In ciò consiste, in effetti, il potenziale sovversivo e anarchico della comicità, quel carvenalesco che non teme di capovolgere dal basso, attraverso l’ordito della materia grezza, l’intangibile ordine costituito. Alcuni forse parleranno di volgarità e cattivo gusto: noi preferiamo parlare di vero genio comico.

Dino Scandariato per Radioeco

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