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MusicaW Festival: appunti sotto il cielo di Castellina Marittima

Lo spettatore tipo al MusicaW festival di certo non si limita ad assistere esclusivamente a dei concerti, per cui non abbiamo scritto il solito live report riassuntivo, per rendere al meglio un’ esperienza come questa c’era bisogno di qualcosa di più specifico, uno spunto più accorato, avevamo dunque bisogno di appunti.

musicaw festival
Mercoledì, 12 agosto.
Arriviamo alle ore 17:30 del martedì mattina più caldo del mese, il primo giorno di Musicaw Festival è arrivato e Radioeco si sistema nell’alloggio previsto.
L’atmosfera che si respira camminando lungo la via del paese invaso di bancarelle è l’aria della tipica festa di paese che aspettavi da bambino, che attira affezionati da tutta la provincia e non solo. La prima sera vede come ospiti principali sul main stage i newyorkesi BioHazard la band hardcore metal che fa tremare il palco del Musicaw Festival inaugurando così la prima giornata. L’accostamento metal/famiglie con passeggino e nonni al seguito è interessante.

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Giovedì, 13 agosto.
Il secondo giorno per noi comincia tardi, dopo una nottata passata ad “ambientarsi” fra gli stand si comincia a lavorare verso le cinque del pomeriggio, i ragazzi dell’organizzazione stanno montando lo stand del palco aperitivo, una zona di ristoro di fronte al comune con palchetto accanto all’angolo bar, quello di lì a poco sarebbe diventato il nostro regno sino a domenica 16.
Stiamo ovviamente parlando del bar.
Prima di noi sul palco i ragazzi del Cantiere San Bernardo organizzano il loro “Sprizt da cani” con il Dj set di Dyama La Cha Young, una ventata di colori soul che regalano a Castellina la perfetta commistione fra RnB ed elettronica, dopo saliamo sul palco noi accompagnati dagli artisti che si esibiranno come gruppo principale sul main stage, parliamo quindi con i T.R.E.S che ci raccontano le soddisfazioni, le difficoltà e l’entusiasmo di una vita passata suonando. Sono degli artisti del virtuosismo blues, sono dei perfezionisti, e quando salgono sul palco del Musicaw Festival per mezzanotte svegliano la folla lasciandola senza parole. Poi c’è seriamente bisogno di aggiungere che il dj set by Radioeco di Francesco Cito ha dato il colpo di grazia alla folla? Dobbiamo davvero aggiungerlo? Se arrivi a sentire la polvere in bocca con le casse  che ti rimbombano nelle orecchie e nonostante tutto alle quattro del mattino sei ancora a saltare come se fosse inizio serata direi che non è proprio il momento di lamentarsi ma quello di continuare a saltare.

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Venerdì, 14 agosto.
Il terzo giorno è il turno degli anni 60/70, la line up prevede gruppi sul main stage di una psichedelia interessante ma non del tutto sconvolgente. Johnny Mox zittisce la folla costruendo un palazzo di voci a suon di beatbox, rinchiuderlo in un genere sarebbe riduttivo e stupido soprattutto dopo 50 minuti di live così eccentricamente sconvolgente, apre bene la pista, peccato che il gruppo dopo la richiuda.
I Sycamore Age salgono sul palco ma non impressionano più del dovuto, c’è entusiasmo, sicuramente molta passione, ma se non indirizzata adeguatamente finisce in un calderone di pazzia mista ad esagerazione, la prima è spesso apprezzata, la seconda stucca.
Il vero vincitore della giornata? Lo Spriz da Cani del Cantiere che regala un live set di Fricat, attira pubblico come miele lasciando a bocca aperta con i campionamenti più inusuali come quelli della sigla del Tg1 e della storica pubblicità del Brancamenta per poi concludere con l’emblema di una generazione, ossia Loser di Beck, un segnale quasi profetico che con quell’andamento ripetitivo ed esasperante sembra aprire la strada alle nubi cariche sopra le nostre teste.
L’elettronica vince sulla psichedelia quando invece il tutto poteva tranquillamente amalgamarsi.

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Sabato, 15 agosto.
Quarto giorno, siamo agli sgoccioli, il tempo sembra fare brutti scherzi, arriva il momento per quella nuvola nera minacciosa sopra Castellina Marittima  di sfogarsi a dovere creando non poco disagio per chi si vuole divertire ma sembra non preoccuparsene troppo. Si comincia con l’aperitivo del Cantiere Sanbernardo che partono in doppietta interessante con Totino Setzi e Felice Pantone che intrattengono il pubblico fra le prime gocce di pioggia e le risate con l’ironia della loro musica. La sera di ferragosto prosegue sulle note del Folk, nel second stage ci sarà Fausto Mesolella storico membro degli Avion Travel mentre sul main stage i Med Free Orkestra fanno alzare in piedi anche i più dubbiosi. Il tempo infame non sembra fermare i coraggiosi del pubblico che aftershow si lasciano trascinare fra acqua, elettronica tecno e luci in un vortice di schizofrenia musicale, nessuno degna di considerazione il diluvio in corso, a nessuno sembra interessare se il giorno dopo la broncopolmonite prenderà il sopravvento, l’unica cosa importante, ora come ora, è ballare.

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Domenica, 16 agosto.

L’ultima sera alla fine è arrivata, queste sono state le giornate che cominciavano alle cinque del pomeriggio, non era possibile fare altrimenti con nottate come quelle passate, per cui anche il 16 agosto iniziamo con l’aperitivo del Cantiere Sanbernardo sulle note di Tozzi Fan e Ico Gattai, si ride, si beve, si canta in coro e così arriva la sera e di conseguenza gli ultimi live del Festival.
Ultimo Giorno prevede in line up il trio bresciano degli Aucan, la svolta tecno del gruppo stravolge il live a cui ci avevano abituati, preparano un’esperienza che cresce piano piano distorcendo suoni e luci, creando un atmosfera evanescente, cullando l’ascoltatore in un’ esperienza spaziale anche se in certi momenti si affloscia su se stessa.Stupisce certo, soprattutto nel finale con quell’aurea fosforescente che evidenzia solo le sagome del gruppo, ma chi si aspettava di più senza dubbio riceve meno.

 

Aldilà della line up e delle performance evidente è che il pubblico, e con loro noi, non è accorso fra le strade di un paesino tranquillo e pacifico solo per ascoltare chi suona, ma lo ha fatto per il pacchetto completo, per il cibo, per le birre, per comprare ricordi alle bancarelle, per mangiare e parlare e conoscere, certo, sicuramente anche ascoltare.
Lo spirito del festival non è tanto solo quello professionale, è più che altro quello di regalare alla comunità qualcosa per cui sfogarsi almeno una volta l’anno, perchè fermarsi allora?

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