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NBA: Let’s talk about east

Come di consueto di questi tempi si tirano le somme di questa strana e corta stagione NBA, che sembrava non dovesse neanche partire a causa dei ben noti scontri tra asso-giocatori e proprietari sul rinnovo del contratto collettivo. Invece eccoci qui, sessantasei partite dopo, pronti, con l’acquolina in bocca a tuffarci nei playoff forse più incerti di sempre.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza partendo dalla Eastern Conference, dominata da due grandi squadre, i Chicago Bulls e i Miami Heat. La tanto chiacchierata squadra dei big3 (in realtà big2 e mezzo) al secondo anno di “vita” ha giocato una regular Seasons per certi versi analoga alla scorsa, dando l’impressione di non poter, o forse di non volere, mai scalzare i Bulls dal primo posto nella Conference. In estate, al nucleo già finalista lo scorso anno, sono stati aggiunti il rookie Norris Cole e l’esperto Shane Battier, a stagione in corso invece è arrivato Ronny Turiaf, per provare a risolvere l’enigma della posizione numero 5 nel quintetto, infatti problema risolto, ma non con lui bensì con l’inserimento del fido Haslem di fianco a Chris Bosh. Miami dunque si presenta a questi playoff con un roster migliore dello scorso, meno infortuni subiti e un anno in più giocato insieme, perciò Heat sulla carta meglio dell’anno scorso.

I “tori” di coach Thibodeau invece non cambiano sostanzialmente niente rispetto alla scorsa stagione (solo Hamilton al posto di Bogans), la solita grande organizzazione difensiva e il talento di Rose nell’altra metà campo. Tutto vero, se non fosse che quest’anno l’MVP in carica ha saltato circa 30 partite per infortunio e nonostante ciò i Bulls hanno vinto la Eastern conference, grazie alla crescita costante dell’ All-Star Luol Deng e all’esplosione di CJ Watson responsabilizzato dall’assenza prolungata di Rose. Chicago si presenta dunque con la testa di serie numero uno a questi playoff, ma nutro seri dubbi sul fatto che possano vincere questa lega, però mai scommettere contro Rose e contro una difesa del genere.

La Eastern Conference vede qualificate ai playoff le solite note Boston, Atlanta, Orlando e Philadelphia rispettivamente al 4°,5°,6° e 8° posto. I Celtics al capolinea dell’era “original big3” cambiano poco rispetto alla scorsa stagione (Bass al posto di Glen Davis) ed hanno finito in crescendo la stagione, sarà interessante il possibile scontro con i Bulls al secondo turno. Gli Hawks sono sempre i soliti ma con una fondamentale pedina in meno, il centrone Al Horford sarà fuori per la stagione, quindi tutto nelle mani di Smith e Joe Johnson, non andranno molto lontano. Idem dicasi per Orlando, tutto invariato ma con un Dwight Howard in meno, il big man oltre che infortunato è in seria polemica con coach Van Gundy, reo, a suo dire, di non averlo lasciato partire a febbraio quando voleva. Perciò anche a Disneyland quest’estate non ci sarà molto di cui sorridere.

Un capitolo a parte meritano gli Indiana Pacers. La squadra di Frank Vogel è l’autentica sorpresa dell’intera NBA, e il terzo posto finale nella Eastern ne è la prova. Le ragioni di questo successo sono sostanzialmente tre: la grande coesione all’interno dello spogliatoio, l’esplosione di Roy Hibbert culminata con la convocazione all’ All-Star game e la costanza della stella Danny Granger, miglior marcatore e punto di forza della squadra. Al primo turno di playoff avranno gli esperti Magic, passato quell’ostacolo poi chissà.

Altro capitolo a parte lo meritano i Knicks, la squadra della grande mela ha cambiato tutto e più di tutto nel corso di questa stagione, a partire dall’allenatore, via D’Antoni e spazio a Mike Woodson; cambiati anche tutte le combinazioni di quintetti possibili, giocatori che hanno guadagnato e perso minuti da una partita all’altra (Bibby, Shumpert e Baron Davis) e giocatori che li hanno persi e basta (Douglas, Walker ed Harrelson). Il momento della “Linsanity”, 7 vittorie consecutive che riportano i newyorkesi in zona playoff, trascinati dal taiwanese di Harvard che ha portato una ventata di positività con la sua carica, purtroppo interrotta dal grave infortunio che lo terrà fuori per tutta la stagione. L’infortunio di Stoudamire, che nonostante il rendimento altalenante durante tutta la stagione, e il mai sbocciato amore con Carmelo, sarà comunque un peso in tempo di post-season. In tutto ciò però c’è una costante che si chiama Carmelo Anthony, lo abbiamo prima acclamato, poi criticato e poi ancora ammirato, e bisogna ammettere che comunque sia, è lui l’anima di questi Knicks, un attaccante incredibile dotato di un talento infinito e un killer istinct da fare invidia a Lebron James. Al primo turno dei playoff avranno presumibilmente i Miami Heat, proprio di LBJ, serie tutt’altro che scontata perché se  si accende Melo…

Andrea Iacopini

Redazione Sportiva

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