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Quello che non ho con Neri Marcorè al Teatro del Giglio

“Quello che non ho” è lo spettacolo con Neri Marcorè che abbiamo visto per voi questo weekend al Teatro del Giglio di Lucca.

Quello che non ho - Teatro del Giglio

Quello che non ho – Teatro del Giglio

Uno spettacolo che intreccia musica e parola. La musica è quella di Fabrizio De Andrè (il titolo dello spettacolo trae proprio origine dal titolo della celeberrima canzone del cantautore genovese, ndr) e la parola è quella di Pier Paolo Pasolini (il Pasolini contestatore del decadentismo della società italiana negli anni del boom economico, vedi Scritti Corsari e La Rabbia).

Le premesse, viste le fonti letterarie, poetiche e musicali sono molto alte e la bravura di un attore di fama come Neri Marcorè fanno presagire da subito un sicuro successo.

Tuttavia la scrittura dello spettacolo non va oltre il semplice format televisivo. Si mescola ora una canzone di De Andrè, ora una frase d’effetto tratta dalle opere pasoliniane, ora qualche aneddoto giornalistico (già sentito) che collega i due artisti e intellettuali ai nostri tempi. Tempi di degrado sociale (razzismo), degrado consumistico (disastri ecologici), degrado culturale (televisione).

Quello che non ho - Teatro del Giglio

Quello che non ho – Teatro del Giglio

Il gioco tra leggera ironia e verità scottante è spiegato dal regista di Quello che non ho Giorgio Gallione così: « Siamo di fronte a un reinventato esempio di teatro canzone che – afferma il drammaturgo -, ispirandosi a due giganti del nostro recente passato prova a costruire una visione personale dell’oggi. Un tempo nuovo e in parte inesplorato in cerca di idee e ideali».

Cosa possiamo trovare in Quello che non ho? Un Neri Marcorè che nella forma teatrale sperimentata da Gallione piace al pubblico generalista dei teatri italiani che fanno registrare sempre sold out (e altrettanti applausi – anche a Lucca, ndr). Giocano di sicuro a favore i nomi roboanti sul cartellone. Una nota di merito va anche ai meno noti compagni di scena di Marcorè: i bravissimi cantanti-musicisti Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini.

In conclusione, se vi capita può essere utile assistere allo spettacolo per riascoltare qualche successo del Faber, risentire qualche frase “sacra” di Pasolini e passare in rassegna i casi giornalistici più famosi degli ultimi anni. Fare le tre cose a casa può richiedere più tempo, farlo contemporaneamente in un’ora e quaranta al teatro può risultare sicuramente più comodo. Se però il vostro palato teatrale è di quelli fini, lasciate stare.

P.s. Il finale in cui si cita tra le più grandi colpe dell’abbassamento culturale del Paese la televisione utilizzando un testo pasoliniano di molta più ampia veduta e più profonda analisi, all’interno di uno spettacolo costruito come un formati televisivo beh… il bue che dice cornuto all’asino.

Luca Goerg per Radioeco

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