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Niccolò Fabi – Canzoni in pineta- Festival La Versiliana.

Niccolò Fabi approda nella splendida e suggestiva location del Teatro de La Versiliana e con un live pieno di emozioni e stelle cadenti regala un’ ora e mezza di assoluta serena poesia.

Niccolò Fabi
Il teatro della Versiliana si trova in un angolo lontano dal mondo confuso e caotico a cui siamo abituati, si arriva in quello splendido fazzoletto di verde incorniciato da ghiaino bianco e sculture in ferro e subito ci si sente catapultati in un quadro di Renoir. Attraversando il parco e seguendo il percorso sono quasi le nove e mezzo di sera, le giornate accorciate lasciano spazio alle stelle ed il palco è illuminato appena, non c’è ressa questo va detto, e dopo un ‘estate così movimentata di concerti decisamente agitati la serata sembra perfetta per ritrovare quella serena tranquillità che avvicina l’agosto a settembre. Il pubblico si dispone ordinatamente nei sedili numerati, anche dal mio posto centrale in tribuna la visuale e l’acustica sono perfette, manca solo che Niccolò Fabi e gli GnuQuartet si affaccino per salutare e rimanere un’ ora e mezza in quella location che distorce i sensi.

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Perfettamente in orario il quartetto d’archi si dispone con formalità sul palco, a seguire in jeans e felpa entra lui con in braccio la chitarra, timidamente saluta ma non aspetta nemmeno di arrivare che già comincia con il primo pezzo, Un milione di giorni ed il teatro della Versiliana cala nel silenzio.A seguire Fabi non perde un colpo, spara subito le sue cartucce con Oriente ed Offeso, chiarisce così la situazione, non può essere solo uno spettacolo uditivo, l’occhio deve ottenere soddisfazione grazie a giochi cromatici di luci elementari che spaziano con armonia grazie alla voce di Niccolò Fabi.
I virtuosismi degli GnuQuartet creano equilibrio insieme alla spiazzante semplicità dell’artista, lui si siede al piano, accenna appena in solitaria qualche nota e subito il pubblico recepisce, Negozio di antiquariato rompe il ghiaccio, per essere una folla di over 40 l’entusiasmo lascia positivamente senza parole.
Continua come una scheggia, Ecco dal suo ultimo album solista suonata in solitaria con il violoncello di Stefano Cabrera allarga il suono, dilata la voce come un eco per poi salire verso l’alto, incredibilmente fa alzare lo sguardo.

Tra un pezzo e l’altro tira fuori un senso dell’umorismo che sinceramente non mi credevo di trovare, scherza col pubblico, lo coinvolge e si diverte nell’esibirsi anche nei brani de Il padrone della festa che rappresentano la vena più commerciale dell’artista, rimango paziente, aspetto un brano particolare per avere il permesso dal mio autocontrollo di commuovermi un po’ sotto quel cielo di stelle cadenti con il grande carro come sfondo.
Ma Niccolò Fabi è generoso e regala un finale col botto, di quelli che ti lasciano il sorriso stampato sulle labbra e lo sguardo triste, lo dice, scrivere canzoni è complicato perchè ti mette nella condizione di rendere pubblico qualcosa di privato, e Costruire evidentemente è stato un brano importante per l’artista ed anche per il pubblico a giudicare dalla reazione che scatena.

Un unico coro fa emozionare me, le mie manie di controllo che cedono di fronte al testo e tutto il teatro della Versiliana, diventare sostanzialmente un gruppo per un ora e mezzo. Ci si avvicina alla conclusione del live, Estate, Lontano da me, Lasciarsi un giorno a Roma conclude la scaletta principale, il pubblico si alza in piedi e mosso da un istinto abbastanza primitivo accorre verso il palco, e questo un po’ spiazza, rimane lui stesso interdetto, soprattutto se pensiamo al testo del brano, di certo non era quella la reazione che voleva scatenare. Ma pazienza, alla fin fine è pur sempre un menestrello, fa spallucce e continua sorridendo con un velo di tristezza negli occhi.
Conclude con un encore di due brani, l’ultimo è una cover di Ivano Fossati, Lindbergh, ma è la penultima che saluta veramente una serata che doveva necessariamente concludersi nel migliore dei modi, chiude con Fuori o dentro, quindi chiude con la sensibilità con la quale ha iniziato, lasciando con un retrogusto amaro in bocca in piena linea con la poetica musicale di Niccolò Fabi, però, come lui stesso dice, “anche per questa sera..abbiamo deciso di rimanere dentro” ed a quel punto non c’è più posto per la malinconia.

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