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Nick Kyrgios, ode a talento e spavalderia agli Internazionali

 

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Intrattenimento e spavalderia al servizio di un talento raro. Nick Kyrgios non si è risparmiato nemmeno agli Internazionali d’Italia contro Rafael Nadal.

Scarpe da gioco in mano e andatura ciondolante, come un qualsiasi turista perso lungo Via del Corso dopo aver ammirato l’Altare della Patria ed il Colosseo. Sciolto e rilassato, come se si trovasse sul Centrale degli Internazionali d’Italia di Roma per caso e non per affrontare un tizio che su questa terra rossa ha vinto ben sette volte e che di nome fa Rafael Nadal. Nick Kyrgios si presenta davanti al sempre più tennisticamente raffinato pubblico romano del Foro Italico in questo modo, nel terzo match diurno di ottavi di finale durante un soleggiato giovedì pomeriggio che ha già visto sfilare il “figlio” Dominic Thiem incantare e sconfiggere “il padre” Roger Federer (palesemente in deficit fisico) e Serena Williams che, oltre a liberarsi sul campo della connazionale Christina McHale, si è dovuta anche liberare della beffarda figura di Roberta Vinci che appariva sugli schermi pubblicitari del Centrale ad ogni cambio campo.

Spavalderia e sicurezza di sé su ogni superficie, su ogni campo e contro ogni avversario. Doti che Nick Kyrgios ci ha già insegnato ad ammirare a due anni dalla sua esplosione nel grande tennis durante il torneo di Wimbledon 2014 contro lo stesso avversario del suo ottavo a Roma. Doti abbinate ad una classe unica e rara che purtroppo ancora viene stoppata da qualche ingenuità o discontinuità. So queste, probabilmente, le uniche pecche che ancora gli impediscono l’accesso in quella Top 10, vero naturale habitat del nativo di Canberra. Chiunque si ritrovi a vedere Nick Kyrgios in azione, ha la netta sensazione di avere davanti un predestinato del gioco che solo lui stesso può fermare.

Capace di tocco e forza bruta come il miglior Tsonga e desideroso di creare spettacolo e scompiglio come Monfils; capace di alternare dritti di fulminea potenza a numeri senza senso dietro la schiena di puro intrattenimento. Nick Kyrgios è così: è una boccata di aria nuova, frizzante e genuina giunta agli Internazionali d’Italia per divertire e divertirsi. I battibecchi contro l’arbitro di sedia non mancano, sopratutto a partire dal secondo set quando le cose cominciano a svoltare in favore del mancino di Manacor. Non siamo certo ai livelli di John McEroe che gridava incredulo “You cannot be serious”durante Wimbledon 1981 ma in futuro potrebbe anche raggiungerli.

Il primo set concluso al tiebreak e vinto da Nick Kyrgios tra servizi pesanti resi giocabili solo dalla superficie, rovesci profondissimi e sassate di diritto a gettito continuo, era stato vanificato subito ad inizio secondo set sia da un Nadal sempre più in forma, che dall’incapacità dell’australiano di saper arginare (o reagire) ad eventuali reazioni di prepotenza come quella dello spagnolo. Un’incapacità che si è tradotta in un secondo set perso 6-2 in maniera fin troppo semplice. Dopo quel secondo break subito si è percepito come Nick Kyrgios avesse smarrito quella strada che lo aveva portato a vincere il primo set e come non avrebbe passato l’esame romano contro un Nadal che, colpo dopo colpo, acquistava sempre più fiducia e controllo della situazione. Forse il primo a rendersene conto è stato proprio lui.

Inevitabile il 6-4 con cui lo spagnolo ha concluso questo match che ha deliziato il pubblico del Foro Italico. Per Nadal è stata l’occasione di vendicare la sconfitta di Wimbledon di due anni, per Nick Kyrgios l’ulteriore dimostrazione che la vetta è sempre più vicina. E mentre uno solleva le braccia al cielo ulteriormente rinfranciato per la sua forma fisica, l’altro se ne va dal campo come vi era arrivato, in perfetto stile australiano. Ciondolante, spavaldo e sicuro di sè. Ovviamente sempre con le scarpe in mano.

Dal Foro Italico di Roma,

Giacomo Corsetti

 

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