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NO AU , Umberto Maria Giardini & more | Demography #363

Iniziamo questa playlist con dei brani dai suoni distorti e psichedelici: dal singolo d’esordio del trio psych-rock briazonlo NO AU , procediamo con il garage rock selvaggio dei Gentlemens e dei Go!Zilla.

Amanti delle chitarrine accorrete, ecco Horses“, singolo d’esordio del trio psych-rock NO AU. I NO AU sembrano esser saltati fuori dalle grafiche lisergiche di Leif Podhajsky, invece arrivano dalla Lombardia con furore. Dopo il primo EP autoprodotto “hElP” (2012), e diversi cambi di formazione, i NO AU oggi sono Stefano Guglielmi, cantante, chitarrista e fondatore della band, Francesco Rondinelli alla batteria e Alessio Cirillo al basso. “Horses” è il primo estratto dall’album di inediti “Be In”, in uscita ad Aprile. I 7 brani hanno sonorità di matrice rock’n’roll, ma virano lungo traiettorie psichedeliche, fascinazioni wave e shoegaze, e influenze anni ’90, creando un caleidoscopico trip ricco di colore e sfumature. Si passa da dure cavalcate elettriche, a suggestioni nervosamente e volutamente destrutturate, fino a ballad più delicate. Registrato tra la fine del 2017 e la fine del 2018 allo studio Formicaudio di Mariano Comense da Giovanni Garzillo e Luca Vecchi, masterizzato al Bluescore Studio di Milano da Marco Leo, “Be In” dei NO AU è un’orgogliosa auto-produzione promossa da Costello’s.

NO AU

Continuiamo a mantenerci su volumi esagerati e suoni distorti e dai NO AU ascoltiamo i Gentlemens – trio anconetano composto da Paolo Fioretti (alla voce e alla chitarra), Giordano Baldoni (alla chitarra), Daniele Fioretti (alla batteria e alla voce) dedito ad un garage rock minimale, potente e selvaggio – e un brano tratto da “Triage”, il loro terzo e nuovo disco uscito il 22 febbraio via Hound Gawd! Records/Rough Trade. Il disco è stato registrato presso l’Outside/Inside Studio, con Gianluca Turrini (Jon Spencer Blues Explosion, One Dimensional Man), e con Matt Bordin (Mojomatics, Squadra Omega) che contribuisce alla produzione artistica. E’ un lavoro che amplia la mappa sonora della band, caratterizzato da suoni cupi e dinamiche estreme, dualismo tra distorsioni e suoni puliti, chitarre acide e pesanti, rulli di tamburi penetranti, fuzz che evocano dei synth, imprevedibilità, influenze tra MC5 e Sonic Youth, e testi che evocano luci ed ombre del loro immaginario. Dopo aver aperto il tour italiano degli Oblivians nel 2018, nelle prossime settimane i Gentlemens accompagneranno niente meno che la leggenda del garage-punk Jon Spencer in alcune date del tour italiano: il prossimo 13 marzo al Circolo Magnolia di Segrate (MI), giovedì 14 allo Spazio 211 di Torino e venerdì 15 all’Evol di Roma, il 16 marzo al Fabrik di Cagliari, il 18 al Locomotiv di Bologna, il 19 all’Auditorium Flog, a Firenze, e il 23 al Colorificio Kroen di Verona. Ad aprire la data alla Flog e saranno invece i fiorentini Go!Zilla. In playlist trovate un brano tratto dal loro terzo disco “Modern Jungle’s Prisoners” – uscito lo scorso 28 settembre 2018 per l’etichetta francese Teenage Menopause Records – vera perla nel garage psichedelico nostrano.

NO AU

Concludiamo questa carrellata di suoni potenti e abrasivi, inizita con i NO AU, e ascoltiamo le Denso Key – trio formato da Stellan Veloce al violoncello elettrico, Eli Nancy Natali alla chitarra e voce, e Elisa Abela alla batteria – e un brano tratto dal loro secondo album “Lava”, uscito l’11 gennaio per l’etichetta austriaca Unrecords. Si definiscono una post-riot grrrl band frutto di una serie di incontri destinati” tra Roma e Berlino e la loro musica si pone all’incrocio fra i Morphine, The Ex, e PJ Harvey, tra distorsioni noise, grunge e wave. Un vero e proprio vulcano in eruzione!

Decisamente rock e ricco di chitarre, ma proiettato in una dimensione più cantautorale, è “Forma Mentis”, il nuovo disco del marchigiano Umberto Maria Giardini (noto anche come Moltheni e con il progetto Stella Maris), uscito il 22 febbraio per Ala Bianca Records (distribuzione Warner – Fuga). In palylist potete ascoltare “Argo”, brano dalle chitarre acide e toni visionari, ma vi consigliamo di prendervi del tempo per poter godere di tutte le 12 tracce di questo disco meraviglioso, in bilico tra psichedelia e poesia pura, tra atmosfere sognanti e delicate, e momenti più rabbiosi e graffianti, influenze anni ’90, e testi evocativi, profondi e viscerali. Un lavoro che spicca nel panorama italiano per ricercatezza nei suoni e cura estrema delle parole. Il disco si avvale anche dei preziosi contributi del Maestro Carlo Carcano (che ha scritto gli archi in Tenerba), la batteria di Emanuele Alosi (in Forma Mentis), Irene Pederzini (al piano, in Pronuncia il mio nome) e Adriano Viterbini.

NO AU

Altro disco intriso di delicata poesia e con un sound un po’ lontano dalle logiche del mercato è “Coma” (uscito il 1 marzo via Trovarobato/Audioglobe) di Elia “Dino Fumaretto” Billoni, che torna al formato lungo dopo “Sono Invecchiato di Colpo” del 2012. Il disco è frutto di una lunga gestazione ed è coadiuvato dall’elettronica di Jacopo Incani aka IOSONOUNCANE (già alla produzione dell’Ep “Sotto Assedio” del 2015), dal contrabbasso di Francesca Baccolini, e dalle chitarre e dalle tastiere di Rocco Marchi; tutti produttori e arrangiatori del disco. “Coma” è un disco dalle atmosfere cupe e surreali, denso di inquietudine e psichedelia, di influenze che vanno dal kraut-rock a Nick Cave (vedi il brano Bicchiere) fino ai Joy Division (Innocuo sogno); un racconto lungo 36 minuti che ci conduce in un viaggio oscuro e visionario nei sogni e negli incubi della psiche umana. Se la musica è il centro, i testi delle canzoni non sono da meno perché Dino Fumaretto scrive come pochi in Italia in questo momento. Il 15 marzo al Lumiere Dino Fumaretto (con una band formata da: Iosonouncane, Rocco Marchi, Francesca Baccolini, Simone Cavina) ci porterà nelle profondità del sogno, dell’inconscio, delle sue personali fasi REM.

NO AU

Altro disco che celebra la musica “spettinata, e fuori moda” è l’album di Fwora Jorgensen, il nuovo progetto di Mirco Mariani (noto già come Saluti da Saturno, nonché musicista della band di Vinicio Capossela, al mellotron e synth), uscito il 22 febbraio per Goodfelas. All’album hanno partecipato anche Francesco Bianconi (Baustelle), Mitchell Froom ai synth/tastiere (Mitchell Froom ha lavorato con Suzanne Vega, Crowded House, Mauro Ermanno Giovanardi (voce) Massimo Simonini, (giradischi e theremin), Gilda (voce) e Fiorenzo Tassinari (sax).

Ascoltiamo – e guardiamo  – “L’Altrove”, da “Alone” di Gianni Maroccolo, uscito l’11 gennaio per Contempo Records, album del quale vi avevamo già accennato, anticipandovi il singolo “Tundra” in Demography #333 . “Tu sei tempesta e tu sei l’urlo del vento. Tu sei la sterminata distesa nella quale vaghi da tempo immoto, tu sei la neve e tu sei il muschio che rigoglioso ricopre la terra. Tu sei l’acqua che si insinua sotto la sua superficie, tu sei il suo respiro, il suono che ne scaturisce. Tu sei un piccolo possente bue muschiato, sei l’universo che lo ospita, tu sei qui e tu sei Altrove”. Così scrive il critico musicale Mirco Salvadori nel racconto che, insieme alle immagini dell’artista Marco Cazzato, accompagna l’album di Maroccolo. E da quelle parole e da quei disegni nasce il video, realizzato a quattro mani da Michele Bernardi, uno dei migliori animatori italiani, e dallo stesso Marco Cazzato. Nel video di “L’Altrove” vediamo un bue muschiato che attraversa lentamente e solennemente una tundra situata in uno spazio-tempo diverso, una Natura sconfinata a tratti serena e attraversata da stormi di uccelli migratori, che d’un tratto può diventare ostile, con il cielo oscurato dalle nuvole e l’aria sferzata da una neve calma ma costante, che ricorda vagamente quella presente nell’incipit della graphic novel di culto “L’Eternauta”. Un viaggio faticoso ai confini dell’ignoto superato il quale il bue da bestia diventa spirito, immagine archetipica, anima mundi. Musicalmente la traccia è dominata dalla chitarra, dal basso e dall’elettronica di Marok; un brano di ispirazione induista, una sorta di mantra di buon auspicio, psichedelico e spirituale, attraversato da una voce inimitabile, quella di Stefano Rampoldi (in arte Edda) e accarezzato da sitar e esraj suonati da Beppe Brotto. Disco davvero affascinante, al quale hanno partecipato anche IOSONOUNCANE, Enrico Farnedi alla tromba e le voci di Luca Swanz Andriolo e Mercedes Pintore .

NO AU

Abbiamo nominato Edda, dunque, cogliamo l’occasione per segnalarvi brevemente il suo nuovo disco “Fru fru”, uscito il 22 febbraio via Woodworm, nonché il live del 22 marzo, sempre al Lumiere di Pisa.

Viriamo verso sonorità più oscure e meditative e ascoltiamo “Ottagoni abbandonati”, brano tratto dal terzo disco di Fabio Barovero (già membro di Mau Mau e Band Ionica, compositore e autore di colonne sonore, lavora per cinema, radio, televisione, teatro). L’album, pubblicato dalla torinese Felmay, è stato registrato durante il 2018 nello studio Verosound, l’atelier musicale voluto e realizzato da Barovero su un lembo di terra circondato dal fiume Dora, alle porte di Torino. Le dieci tracce sono definite dall’autore “eremitaggi”, ovvero azioni creative attraverso cui “allontanarsi da tutto per avvicinarsi al tutto” e nascono dal bisogno di ottenere musica che sia quanto più vicina al versante sacro dell’esistenza, che dispensi pietas sulla vita consumata, sui luoghi e sui beni scomparsi o in progressivo abbandono. Nell’epoca dell’apparente azzeramento delle distanze, dichiara Barovero, attraverso la solitudine e il linguaggio sensibile delle proprie emozioni e del proprio dolore, ci si ritira dal mondo per vederlo poi meglio. In questo ritrarsi, che è ambizione, ricerca musicale ed emotiva, ci si inoltra fino a trovare la versione più intima e assoluta di se stessi. Il luogo che questo disco invita ad esplorare attraverso i 10 eremitaggi dalla durata complessiva di 47’48’’ , può essere definito come musica classica- elettronica-cinematica, per le influenze del compositore Barovero (autore negli ultimi anni anche di colonne sonore per il cinema) e per gli apporti dei musicisti Federico Marchesano (contrabbasso) e Simone Rossetti Bazzaro (violini). “Nella realizzazione di questo lavoro, ho cercato di costruire un’ambientazione sacra in cui portare la mia musica. Mi sono allontanato come farebbe un eremita, figura che mi sembra lontana dalla contemporaneità, ma che sento a me vicina. Utopica forse. E’ così profondamente necessario per me che ci si allontani dal mondo iperconnesso, dall’ossigeno sintetico, e che ci si metta sulle orme di una ricerca vitale per scoprirci più selvatici”. Dieci brani tessuti con materiale elettronico, arricchiti da contrabbasso e violino che si inseriscono alla perfezione in un mood cinematografico, ambient, quasi classico ed echi del sound cosmico dei Tangerine Dream. 
Un gioiello intimista, notturno, sacrale, per chi è disposto a perdersi pur di trovare sé stesso.

NO AU

Young Till I Die”è un progetto discografico di Tax Farano (Negazione, 5° Braccio, Declino) e del chitarrista e compositore di ricerca Paolo Spaccamonti: un tributo all’amico – il giornalista di Repubblica e bassista dei Negazione – Marco Mathieu, che dal Luglio 2017 si trova in stato vegetativo in seguito ad un incidente stradale. I brani contenuti sono due: “Young Till I Die”, è una nuova canzone scritta per Marco, “Lo Spirito Continua” è una rivisitazione della canzone dei Negazione scritta dallo stesso Mathieu con Roberto “Tax” Farano. Inzialmente l’idea era di fare cover di canzoni che piacevano a Marco, da Bob Dylan ai Joy Division. “Poi istintivamente abbiamo provato a fare dei pezzi dei Negazione e alla fine ci è sembrato che “Lo spirito continua” fosse il più adatto, sia perché era il nostro cavallo di battglia sia per il significto che assume in questo contesto” – hanno dichiarato i due artisti, e continuano – “Non crediamo nei miracoli, né conosciamo rassegnazione. La musica, la grafica, i testi qui raccolti e le iniziative che seguiranno, sono piccoli segnali di resistenza umana, senza pretesa di veicolare messaggi di circostanza e tantomeno di avviare pratiche di beatificazione per un uomo che amiamo.[..] Non sappiamo dove sei, Marco, però sappiamo dove siamo noi: seduti accanto a te su un furgone sgangherato alla ricerca di un bar aperto”.

Ascoltiamo un brano da “Asylum”, pubblicato il 16 novembre dall’etichetta portoghese Clean Feed Records. Il sax tenore è il protagonista assoluto del sound di Antonio Raia, che si colloca tra funk, jazz, improvvisazione, sperimentazione colta e tradizione. Il disco è infatti composto di 12 tracce, di cui 2 classici napoletani (“Torna a Surriento” e “Dicintencello vuje”), una song statunitense molto famosa tra gli standards jazz, “Misty”, e nove brani inediti. “Asylum” è stato e registrato in solo nel refettorio vuoto dell’orfanotrofio in disuso dell’ex Asilo Filangieri di Napoli, utilizzando una decina di microfoni e grazie all’apporto di Renato Fiorito, ricercatore, sound artist e fonico, che collabora con Raia anche dal vivo con le sue interessanti field recording. Il risultato finale è un affascinante indagine sull’essenza del suono e del suo mistero, sulla natura del soffio e del respiro, tra atmosfere malinconiche ed emozionanti melodie noir.

NO AU

Buon Ascolto!

NO AU Horses

The Gentlemens Still I Am

Go!Zilla – Evil is Satisfying

Denso Key – Night-Timed Day

Umberto Maria GiardiniArgo

Dino Fumaretto Innocuo sogno di rivolta

FWORA JORGENSENLe notti bianche

Gianni Maroccolo – L’altrove

Fabio Barovero – Ottoni abbandonati

Roberto Tax Farano & Paolo SpaccamontiLo spirito continua

Antonio Raia – The lights inside scream

Marta Cardilli per RadioEco

 

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