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No Maria, io Brexit: il Regno Unito ci ha lasciati

To brexit or not to brexit, direbbe il poeta. Che il Regno Unito non avesse in simpatia l’Unione Europea era chiaro più o meno a tutti sin dall’inizio: la loro non adesione alla moneta unica ne fu la prova più lampante già negli anni ’90. Ma all’epoca non sapevamo che sarebbe crollata la Lehman Brothers causando la più grande crisi economica occidentale dopo la Grande Depressione, né che la parola “austerità” avrebbe assunto un significato tutto nuovo se applicata all’economia, né che dalla Siria e dall’Africa si sarebbero mosse intere popolazioni verso il Vecchio Mondo in cerca di sopravvivenza. No, tutto questo non lo sapevamo. Eppure è successo.

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Già alle ultime elezioni europee in motlissimi paesi (tranne l’Italia, caso strano) vinsero i partiti euroscettici: Marine Le Pen e Nigel Farage divennero i campioni antieuropeisti, ma dopo questa notte Farage può vantarsi, a differenza della collega francese, di aver portato a casa un risultato storico: l’uscita del Regno Unito dall’UE, ribattezzata Brexit, ovvero British exit. La notizia ci ha colti tutti di sorpresa. Tutti, tranne me, se me lo permettete: non perché io sia un genio né Nostradamus, ma perché ho avuto l’occasione di vivere a Edimburgo fino a pochi mesi fa e di godermi un po’ di campagna elettorale d’oltremanica. Ve la riassumo per la gioia di tutti: era praticamente ovvio che vincesNigel_Farage_MEP_2,_Strasbourg_-_Diliffse il Leave per svariati motivi, non ultimo quel sentimento a dir poco nazionalista che caratterizza gli abitanti di quell’isola. La campagna per l’uscita era efficace (come lo è sempre il populismo, d’altronde), faceva leva sulla cosiddetta “pancia della gente”, dava all’Europa la colpa di tutto, soprattutto dell’ondata migratoria, anche se questa polemica è totalmente fuorviante: non dimentichiamo che quando fu il caso di accogliere 3.000 migranti dalla Francia che sostavano temporaneaamente nella cosidetta giungla di Calais, il UK non se n’è preso uno nemmeno a pagarli; ma soprattutto, non dimentichiamo che mentre in Italia quando parliamo di “immigrati” ci riferiamo soprattutto a marocchini e senegalesi, loro si riferiscono soprattutto a noi. Ma questa è un’altra storia.

Dall’altra parte, la campagna per il remain era debole, disordinata, il suo punto più convincente era “se usciamo, sarà molto più difficile andare in vacanza in Spagna e le mozzarelle le pagheremo il doppio”. L’operaio delle Midlands che beve tre pinte di birra a colazione, della possibile inflazione sulla vacanza a Ibiza glie n’è fregato il giusto. Soprattutto il Remain era difeso dai due maggiori partiti tradizionali, al momento odiatissimi, ai minimi della loro popolarità. Anche se dentro ai uno di quei partiti durante la campagna elettorale c’è scappato il morto, la parlamentare Joanne Cox, il Leave ha avuto la meglio.

E ora? Che destino ci attende? La politica britannica è a dir poco terremotata: il Primo Ministro Cameron ha da poche ore annunciato le dimissioni andando verso nuove elezioni entro ottobre. Non tutti sono felici però: perché come mostrato dalla mappa, a Londra, in Scozia e Irlanda del Nord il NO ha vinto in maniera massiccia (effettivamente, il si ha vinto con un misero 51.6%). A questo punto, la Premier scozzese Nicola Sturgeon (si, perché nonstante sia dentro il UK, la Scozia ha un suo parlamento e un suo governo) ha affermato coraggiosamente che farà di tutto per far valere la voce degli scozzesi e il loro sonoro NO, auspicando un nuovo referendum per l’indipendenza, quello che in gergo chiamano indyref2 (= independence referendum n. 2; un primo referendum ci fu nel settembre 2014, e il NO vinse anche in quel caso per una manciata di punti).

hqdefaultbrexitE in Italia? Qualcuno piange: vedi Renzi e tutta la classe dirigente legata ai partiti maggiori. Qualcuno barcolla: vedi il Movimento 5 Stelle che, nonostante la sua tradizione euroscettica fin dalla nascita, negli ultimi giorni ha auspicato il remain perché l’Europa andrebbe rinnovata dall’interno. Qualcuno gode: vedi Salvini che avrà già fatto a pezzi una bandiera dell’Unione Europea per riciclarla in comode salviette igieniche. Il Matteo nazionale numero 2 auspica un voto per l’uscita anche in Italia: peccato che però la Costituzione Italiana lo vieti, in quanto i referendum possono essere fatti solo su temi etici e politica interna, non politica estera. Nell’attesa che gli arrivi questa voce, lui se la gode, e mezza Europa trema, l’altra metà si prepara con la matita copiativa in mano, pronti a votare per nuovi Leave. La vera domanda, più che la stabilità della sterlina, è: il Brexit è stata una scossa di assestamento o una dichiarazione di fallimento dell’Unione Europea?

Time will tell, come direbbero alcuni extracomunitari.

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