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Nonno Mario, il figliol prodigo Michel e U Zulù

No. Non sono tornati. Non sono gli stessi di qualche anno fa.
Meg, la fedele voce femminile, non c’è più e se ne sente la mancanza.
La voce storica Luca Persico, in arte U Zulù, non è più il guastafeste di una volta.
Rispetto agli anni ’90, quelli dell’esordio, U Zulù è quasi irriconoscibile, lo definirei quasi un moderato. Sicuramente è colpa del crack e degli anni.

Tuttavia rieccoli sui palchi e nei negozi di dischi: i 99 Posse.
“I cattivi guaglioni”, il loro album di ri – esordio, è una brutta e malriuscita fotocopia dei vecchi e buoni dischi degli anni ’90.
La ritmica e il pathos del passato sono solo un vecchio ricordo.
Le nuove canzoni sono falsamente rabbiose; forse anche i Posse si sono annoiati.
Ma la noia si sente, tanto. Almeno le parole di oggi sembrano le stesse di ieri.
I messaggi di rivincita sociale e di lotta ci sono sempre. Del resto dal 1991 a oggi non è cambiato quasi nulla. Infatti tutto si evolve ma non la politica.

E i Posse hanno saputo raccontare e cantare la politica.
Nel 1995, quando il giovane predestinato Mario Monti veniva nominato da un altro giovane Silvio

Berlusconi Commisario Europeo per il Mercato Interno, U Zulu’ intonava:

“Hann’ fatto ‘a finanziaria c’avimma a sacrificà
loro s’hanno accapputtato e nuje mò l’amma aiutà
so’ quaranta finanziarie ca nuje ce sacrificammo
e te dico vai sicuro ca nun è fernuta ccà, uè.
Hann’ fatto ‘a finanziaria c’avimma a sacrificà
loro s’hanno accapputtato e nuje mò l’amma aiutà, uè.
Casa, lavoro, pensioni, ospedali ma che ce n’avimma fà? Aiutammo ‘e padruni nun perdimmo tiempo, che d’è st’università?”.

Chiunque non sia napoletano non si sforzi a leggere.
Basta poco per comprendere quanto quelle parole siano vere ancora oggi.
Sono trascorsi solo 17 anni, quanti altri dovranno passarne per dire che le cose sono cambiate?

Con un passo indietro, torniamo all’esordio: siamo nel 1992.
Il bimbo Michel Martone raggiunge la maturità. Già allora, il fortunato Michel, stupisce tutti per le sue doti (di famiglia) e i Posse cantano:

“Nù pensier’ n’ossessione ma coccos’ sadda fà te dic’ basta basta basta nun poss’ cchiù stà ncopp’ ò 740 ì mammà e papà
ricattat’ ossessionat’ mantenut’ parassit’

ma ‘sta storia adda fernì vogl’ò salario garantit’”.
Il movimentismo universitario di allora è vivo. Quasi come quello di oggi.

Così arriviamo al 2011. Nonno Mario ha preso il posto di Nonno Silvio e Michel il posto che non ha mai avuto il babbo.
La voce di Luca Persico non basta. Servono rinforzi. Arriva in aiuto un pugliese altrettanto indignato: Michele Salvemini, in arte CapaRezza.

Nasce così un pezzo, vecchio. La canzone riscuote successo, grazie al suo video. Cercatevelo.

Come accade oggi, grazie alla moderna tecnologia, è possibile vedere una canzone e non ascoltarla. E magari capirla.

“Nuje facimme ‘e tarantelle, ‘e tarantelle pe’ campa’,
vuje sunate e nuje abballamm ma ‘sta musica adda cagnà. O’ veleno che ce date c’ ‘o pigliamm’ e ‘o trasfurmamm
in tarantelle c’ abballamm’ pe’ campa’”.

Flavio Zappacosta 

Redazione News

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