Nu-Shu, Van Cleef Continental, The Doormen - Demography
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Nu-Shu, Van Cleef Continental, The Doormen: [recensione] demography #57

Sforniamo uscite che nemmeno il vostro panettiere di fiducia. Demography #57 , oggi ci muoviamo sulle tonalità rock e post-rock con i Nu-Shu, i Van Cleef Continental e The Doormen, prestateci orecchio che ve lo sfasciamo.

Nu-Shu

Nu-Shu album eponimo e di debutto del duo leccese Calabrese/Tundo (FB) uscito ad Aprile per La Rivolta strizza l’occhio a segreti detti e mai decifrati, a partire dalla copertina. Qual’è la storia della ragazza nuda con l’antilope? Perché mi ricorda pesantemente la direzione artistica di videogames come Ico/Shadow of the Colossus? Kudos a Samuel Mello, in ogni caso. E kudos ai Nu-Shu. Partono da un nome che richiama il linguaggio segreto delle donne del popolo Yao della provincia dello Hunan, per costruire un loro sistema linguistico, fatto di bassi vocalici e ritmi consonantici. Utilizzare un linguaggio universalmente compreso per veicolare un messaggio segreto non è da tutti. Ritmi che vagano nel deserto di Albuquerque in “Mamadù Mama” e linee di basso sinuose e avvolgenti come un’anaconda in “Funky Superstar“. Spruzzate di stoner in questo noise rock che è molto più di rumore, è vero e proprio “Stereo Ink“, attenzione alle macchie sui lobi, non vanno via facile.

image_3997Le uscite di oggi graffiano tutte come luccicanti Ernie Ball nuove. E lasciano bei solchi anche i bresciani Van Cleef Continental con il loro Unda Maris, uscito il 4 Maggio per la Goddess Records dopo il loro EP Cleefhangers uscito nell’inverno del 2014. Memori della migliore tradizione stoner, i Van Cleef costruiscono 7 tracce pieni della traboccante energia delle chitarre accordate bassissime, la trascinante melodia del basso e della batteria che tiene il passo, tutto in presa diretta. Ma non crediate che siano le uniche influenze, si passa da pezzi dalla psichedelia più spinta a ritmiche post-hardcore. Un album che carica come un rinoceronte bianco, che mozza il fiato come l’aria rarefatta sui monti altissimi, che si insinua come i Muad’Dib in Dune.

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Abstract [ra] è il terzo disco dei The Doormen uscito il 6 Aprile 2015, autoprodotto e distribuito dalla Audioglobe. 11 tracce per questo full-length della band ravennate, un concept-album altalenante in ritmi ipnotici e atmosfere ombrose. There’s no way to escape, cantano in “My Vision“, in quello che è un po’ il leit-motiv dell’intero album, non c’è modo di scappare dalla prigione che una vita di provincia, gli affetti soffocanti e un lavoro non desiderato ci costruiscono intorno. Un post-punk che varia dalla cupezza di “Kill me Right Now” a una più dolce “Inside My Orbit” (You’re my only planet/Inside my orbit) e si chiude in una speranzosa “Highway Again“. Un prodotto validissimo, molto poco abstract e tanto concreto.

Guglielmo Piacentini

 

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