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Obongjayar, Anderson .Paak, Sevdaliza & more | Demography #367

Nuova playlist Demography: nella prima parte lasciatevi travolgere da un’ondata di blackitudine: dall’inconfondibile soul di Anderson .Paak, a quello della poetessa balck Jamila Woods, dai ritmi “interculturali” di Obongjayar, al jazz di Alfa Mist e dei Ruby Rushton. Per poi virare verso  il moderno “Saharian Sound” di Modu Moctar e le sonorità dark di Sevdaliza.

In questa prima parte di playlist ascoltiamo tanti nuovi singoli spaziando dal “soul” di Anderson .Paak, a quello della poetessa balck Jamila Woods, dai ai ritmi “interculturali” di Obongjayar, e tanto jazz da Alfa Mist, al feat. di Dwight Trible- Kamasi Washington, ai Ruby fino alle sonorità più sperimentali di Ben LaMar Gay. Partiamo: Anderson .Paak ha condiviso nel weekend il brano “King James”, prima anticipazione del nuovo album “Ventura” che uscirà il 12 aprile, registrato nello stesso periodo in cui ha inciso “Oxnard”. “King James” è un inno alla comunità afroamericana, all’amore e, come lascia intuire il nome del brano, al “re James”, ossia Lebron James (tra l’altro appena annunciato come protagonista dell’atteso “Space Jam 2”, sequel del film del 1996 diretto da Joe Pytka e con protagonista Michael Jordan e Bugs Bunny diventato cult); mentre il disco prende il nome dalla città che si trova appena sopra Oxnard, in California, sua città natale, e a proposito Paak ha dichiarato: La dualità dei due luoghi mi ha ispirato molto e quindi ho realizzato due album nello stesso momento, ma ne ho tenuto uno da parte perché ci sarebbero stati troppi brani da suonare dal vivo per voi! Mi piace finire le cose su un numero pari, quindi benvenuti a Ventura!”. Come “Oxnard”, uscito lo scorso novembre, anche questo disco è prodotto da Dr. Dre, e si avvale delle collaborazioni di André 3000, Nate Dogg, Smokey Robinson e altri nomi di punta della scena soul e rap americana. L’annuncio della pubblicazione di “Ventura” si affianca anche ad un tour in Nord America, “Best Teef In The Game Tour”, che vedrà la partecipazione di ospiti come Thundercat, Mac DeMarco, Noname ed Earl Sweatshirt. Buone notizie anche per l’Italia: Anderson .Paak sta per arrivare il 25 marzo al Fabrique di Milano con la band The Free Nationals.

Obongjayar

Dalle sonorità R&B e soul di .Paak passiamo ad altre sfaccettature della black music con Steven Steven Umoh, aka Obongjayar, e ascoltiamo la sua nuova canzone “Frens” prodotta con Barney Lister. La musica di Obongjayar è un un melting pot di ritmi afrobeat, roots, hip-hop, groove mozzafiato ed elettronica, con influenze che spaziano da Fela Kuti a Danny Brown; una miscela esplosiva di vitalità e grazia, di nazioni e tradizioni. L’anno scorso Obongjayar si è unito a Kamasi Washington, Giggs, Sampha e Ibeyi per “Everything Is Recorded” progetto collaborativo di Richard Russell, fondatore di XL Recordings; e ha collaborato con uno dei più acclamati batteristi del jazz del Regno Unito, Yussef Dayes. L’artista nigeriano di stanza a Londra è alla ricerca della sua identità o, come dice lui stesso, di un “sense of being, the ability to see the divinity in understanding”. E in questa nuova canzone Obongjayar parla proprio delle persone che ci aiutano a conoscere noi stessi – chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando – e come, naturalmente, restituiamo queste intuizioni, della reciprocità di mostrare amore. Parlando della canzone Obongjayar ha detto: “Frens is a tribute to unconditional friendship – being there for your loved ones and not being afraid to let them know they’re loved. Whether that’s the love for a parent, a sibling, a friend or a partner. Life is too short to keep it to yourself”. “You’re my people, you’re my home” canta Obongjayar tra ritmi serrati dei tamburi, e continua “You matter to me, You matter to me” in uno spoken word che diventa un mantra rivolto a tutta l’umanità. Un ritmo e un linguaggio di una bellezza semplicemente irresistibile.

Passiamo alla voce dolce e graffiante di Jamilla Woods, poetessa black di Chicago. Dopo l’intenso album d’esordio “HEAVN” del 2016, Jamilla, – poetessa scrittrice, performer, vocalist e nella direzione artistica dell’organizzazione no profit Young Chicago Authors  che ogni anno promuove il festival di poetry slam più grande del mondo Louder Than A Bomb  – torna con un nuovo brano “ZORA”, primo singolo del nuovo album “Legacy! Legacy!” che uscità il 10 maggio via Jagjaguwar. Il nuovo album è impreziosito con cinque featuring di Saba, theMIND, Jasminfire, Nico Segal e Nitty Scott. Ogni brano prende il nome da importanti personalità, tra cui Jean-Michel Basquiat, Sun Ra, James Baldwin, Octavia Butlere e Frida Kahlo; “ZORA” è ispirato a Zora Neale Hurston, tra le scrittrici afroamericane più influenti nel panorama statunitense e figura determinante durante la “Harlem Renaissance”My weaponry is my energy… An antidote for the feeling of being judged on first glance. A salve for when people think they know you better than you know yourself,” ha dichiarato la Woods, e su “ZORA” continua: “It’s about refusing to be essentialized and not allowing your identity to be put in a box. You contain multitudes. You are ever-evolving. A song to get free from stereotypes & assumptions.”

Obongjayar

Parlando di Obongjayar avevamo nominato Kamasi Washington e del loro featuring , dunque ecco Kamasi accompagnare col suo sax tenore il padre del “LA sound” nonché uno dei più grandi vocalist jazz del mondo, Dwight Trible nella traccia d’apertura del suo nuovo disco – uscito il 15 marzo via Gearbox Records – “Mothership”, brano scritto originariamente dal mentore di Trible, Horace Tapscott, nel 1983. Un album che fonde spiritual jazz, soul, gospel e psichedelia, e registrato nei LA’s Sunset Sound assieme ad una band di musicisti leggendari che include il già citato Kamasi Washington, il pianista Mark de Clive-Lowe, il bassista John B. Williams, il batterista Ramses Rodriguez; e ancora Miguel Atwood Ferguson alla viola, Maia all’arpa, Derf Reklaw e Carlos Nino alle percussioni. Continuiamo sulla scia del jazz con una carrellata di nuovi singoli: ascoltiamo “Retanier” del pianista e producer britannico stella del new jazz Alfa Mist. Consigliatissimo agli amanti del jazz dalle atmosfere calde, notturne e riflessive che non disdegnano le influenze dal versante alternativo di soul e hip hop. Il nuovo album Structuralism”, seguito del suo acclamato debutto del 2017 “Antiphon”, vede la partecipazione di Jordan Rakai e Kaya Thomas-Dyke, che hanno anche contribuito alla realizzazione del dipinto sulla copertina dell’album, e uscirà il 27 aprile per Sekito Records.

Obongjayar

Nuovo singolo anche per i Ruby Rushton, quintetto jazz nato nel 2015 su iniziativa di Tenderlonious, fondatore della londinese 22a Records, una delle etichette più apprezzate del clubbing internazionale e un punto di riferimento della nuova scena jazz londinese. Dietro al nome Ruby Rushton si celano personaggi di riferimento della label e del nuovo movimento jazz di South London come Edward Cawthorne aka Tenderlonious (sax e flauto), Aidan Shepherd (tastiera), Tim Carnegie (batteria), Joseph DeenMamode aka Mo Kolours e altri ancora. Il nuovo album “‘Ironside” viene presentato come lavoro più completo fino ad oggi ed è stato registrato in una sessione di 2 giorni presso i leggendari Abbey Road Studios. Il loro stile è ben radicato nei padri spirituali del jazz ma risulta fresco ed energico in quanto si lascia elegantemente influenzare dal sound contemporaneo: ne risulta così un coraggioso cocktail che miscela John Coltrane e Yusef Lateef, The Headhunters e Weather Report, con un spruzzata di hip hop, Afrobeat e influenze dalla cultura underground britannica. “‘Triceratops / The Caller” è il primo estratto da “Ironside” che uscirà il 5 aprile.

Obongjayar

Passiamo ai brillanti collage elettroacustici di voce unica nel mondo della musica, Ben LaMar Gay; tra i suoi riconoscimenti meritano di essere menzionati il “3-Arts Award” nel 2018  e il “John Peel – Play More Jazz Award ” nel 2019 per la Worldwide FM di Gilles Peterson. Dopo l’acclamato album di debutto del 2018 “”Downtown Castles Can Never Block The Sun”, Ben LaMar Gay torna alla produzione di musica cinematografica con “Confetti In The Sky Like Fireworks” creata per “This Is Bate Bola” – un cortometraggio che mette in luce alcuni aspetti poco noti del famoso carnevale di Rio de Janeiro, diretto dalla pluripremiata coppia regista di Ben Holman e Neirin Jones.

E dal Brasile sposiamoci in Niger, e ascoltiamo il terzo singolo estratto dal nuovo album di Mdou Moctar, che insieme a Bombino è considerato una delle icone contemporanee della scena Tuareg. L’album “Ilana” (tradotto “Il Creatore”) è stato registrato a Detroit con il produttore Chris Koltay e uscirà marzo per Sahel Sounds, e vede Moctar virare verso sonorità più elettriche e psych- unite al tradizionale ipnotico Saharian Sound, un album che, come già sottolineato anche per Obongjayar riesce a essere contemporaneo e innovativo ma allo stesso tempo a trasmettere e mantiene vivi i suoni della tradizione.

In conclusione il nuovo singolo di Sevdaliza Darkest Hour

Obongjayar

Buon Ascolto!

Anderson .Paak – King James
Obongjayar – Frens
Jamillaa Woods – ZORA
Dwight Trible, Kamasi Washington – Mothership
Alfa Mist - Retainer
Ruby Rushton - Triceratops/The Caller
Elaquent – Bury the Past
Ben LaMar Gay – O Desfile Da Madu
Mdou Moctar – Tumastin
Sevdaliza – Darkest Hour

 

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