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(Ogni) Giorno della Memoria

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Il Giorno della Memoria è stato istituito il 1° Novembre 2005 dall’Assemblea delle Nazioni Unite durante la 42^ assemblea plenaria; è stato scelto come giorno commemorativo proprio il 27 Gennaio, poiché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di sterminio di Auschwitz.

Il termine ”Olocausto”, alternativo a ”Shoah”, è decisamente riduttivo e generale allo stesso tempo: mentre il primo deriva dal greco olokaustòs = ”bruciato interamente”, il secondo deriva dall’ebraico השואה , HaShoah, ”la distruzione/catastrofe”. ”Olocausto” è quindi una parola che rende giustizia a tutti e nessuno, annienta il ricordo di taluni e distrugge aggressivamente la memoria degli altri. ”Shoah” abbraccia la tragedia in tutto il suo orrore, non prevede mezzi termini, è globale e onnicomprensiva, e riflette perfettamente la portata dello sterminio perpetuata dai nazisti nei vari campi di sterminio installati quà e là tra Germania, Austria, ex-Cecoslovacchia, Francia, Polonia, Belgio, Estonia, Finlandia, Olanda, Italia (a Bolzano, Fossoli e Risiera di San Sabba), Lituania, Norvegia, Russia e Yugoslavia: una catastrofe appunto, che ha coinvolto 15-16 milioni di persone, tra queste 5,9 milioni di ebrei ma non solo: prigionieri di guerra sovietici, polacchi non ebrei, rom e sinti, disabili (ritenuti ”asociali” come anche lesbiche, prostitute e malati di mente), massoni, omosessuali, Testimoni di Geova, dissidenti politici e slavi.

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Le cifre e le stime degli esseri umani cancellati dal cosmo, la cui eliminazione era giustificata in virtù della loro stessa esistenza, si sono succedute trilioni di volte nel corso degli anni, e riscriverle ancora avrebbe senso se questo fosse un articolo di analisi statistica (come del resto molti si sono limitati a fare in ricordo delle vittime, levandosi d’impaccio il peso della memoria umana). Tuttavia il Giorno della Memoria trascina con sè il fardello più grande, potente e vitale per ogni singolo individuo: la memoria. Primo Levi, ”fortunato” (come lui stesso più e più volte ha definito il suo caso di sopravvissuto) superstite di Auschwitz, rincara la dose: ”La memoria è un dovere”, è l’imperativo categorico kantiano di chi vuole sopravvivere ogni giorno, esercitare quotidianamente la memoria.

Erroneamente il Giorno della Memoria rievoca spesso ed esclusivamente lo sterminio ebraico. Questo fu senza ombra di dubbio la più atroce tragedia che l’umanità abbia mai ignorato, liquidato, negato prima e realizzato poi, ma questa commemorazione non è stata istituita a tavolino per sguainare en passant quel misero dì all’anno le truppe dell’odio e accanirsi come mostri contro i carnefici (che, per inciso, non furono solo i nazisti, ma anche collaborazionisti e complici random, e anzi, il complice più letale fu il silenzio e l’indifferenza che soffiavano beati nei dintorni dei campi; per ulteriori informazioni si guardino le 9 ore di documentario firmate Claude Lanzmann, ”Shoah”). La Giornata della Memoria è sì, una ricorrenza eticamente giusta, ma al pari di altre giornate in cui si rivendicano diritti, si commemorano vittime, e si denunciano crimini (uno tra tutti, la Giornata contro la Violenza sulle Donne), rischia l’oblio esattamente allo scoccare della mezzanotte. Scrivere un commovente post su Facebook il giorno della Memoria e poi prendersela con gli ”stranieri” di turno del piano di sotto il giorno successivo, è triste e ridicolo.

Complesso monumentali in ricordo della Shoah, Berlino

I cittadini di un mondo responsabile si confrontano, si battono, resistono e lottano contro qualsiasi forma di disuguaglianza e disumanità come se ogni giorno avvenissero stragi, crimini, violenze inaudite, esplosioni d’odio accecanti, ecatombi surreali, bombe di risentimento e intolleranza abbaglianti… ah già, dimenticavo: è quello che effettivamente accade ogni giorno. E allora, da bravi individui, lucidiamo per benino la nostra mente, rispolveriamo il nostro animo e scuotiamo come si deve la nostra coscienza ogni bel giorno allo spuntare del sole: che sia un Giorno della Memoria tutto l’anno per tutti i 365 giorni (pardòn, 2016 anno bisestile e ”funesto” quindi 366), e che la nostra memoria sia sempre sveglia, sull’attenti e partecipe, e non dimentichi le vittime di tutti gli eccidi.

P.s. In dieci minuti si può dare anche una breve ripassata alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, quella sconosciuta, QUI.

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