Oppure copia e incolla questo link dove vuoi!

Paolo Angeli “Free Radiohead” live @IF2018

Durante la seconda serata dell’Internet Festival, sul palco del Teatro Verdi si è esibito Paolo Angeli, con il suo nuovo progetto.

‘La musica è la materializzazione dell’intelligenza che è nel suono’ diceva Wronsky e Gardner, nel suo storico saggio sulle intelligenze multiple (1983, Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligences.), lo cita per riassumere l’idea che ogni intelligenza è fatta di una componente intellettiva, che poi ha bisogno di essere misurata e realizzata nell’esperienza pratica.

Paolo Angeli_22_22 free Radiohead_2

Chi ha assistito al concerto che si è tenuto questa sera al Verdi, potrà concordare con noi sul fatto che Gardner avrebbe potuto benissimo inserire tra le sue riflessioni la figura di Paolo Angeli, musicista sardo che ha prima creato uno strumento musicale unico al mondo e poi elaborato un repertorio vasto 9 album in Solo e ricco di collaborazioni.

Il visionario musicista si è esibito in “22:22 – free Radiohead”, anteprima nazionale del suo nuovo progetto, riassumendo magnificamente il significato profondo del tema dell’Internet Festival #IF2018, che alla sua ottava edizione, ha adottato come parola chiave proprio #intelligenza.

“Intelligenza” (unica parola che campeggia sul grande schermo del Teatro Verdi come allestimento) intesa non solo come AI, artificial intelligence, ma soprattutto come potenzialità, come capacità di connettere e tenere insieme elementi differenti e talvolta contrastanti all’interno di relazioni e scambi, di attingere alla diversità in quanto ricchezza, e quindi conoscenza.

E la contaminazione è la chiave di accesso alla sensibilità di Paolo Angeli, chitarrista, compositore, etnomusicologo e artigiano della musica. Il percorso artistico inizia nella sua Palau, prosegue al Dams di Bologna, e approda a Barcellona, in un giro per il mondo di meritato successo, che a gennaio ha trionfato in un tempio della musica mondiale come la Carnegie Hall di New York.

Dall’incontro-scontro tra avanguardia extra-colta e tradizione popolare germoglia l’idea della chitarra sarda preparata, frutto di anni di ricerca e di una necessità espressiva altrimenti muta.

Paolo Angeli_22_22 free Radiohead_4

La “Paolo Angeli’s guitar”(ribattezzata così da Pat Metheny) è una vera e propria chitarra-orchestra a 18 corde – ibrido tra chitarra baritono, violoncello e batteria – dotata di una sua personalità, e ‘più che Solo questo è un Duo’, precisa Paolo Angeli. È lo stesso Paolo a spiegarci, con una simpatia e umiltà disarmanti, il funzionamento della sua “compagna” di viaggi: ci sono 8 corde trasversali che vanno a costituire una piccola arpa, delle eliche a variazioni di velocità utilizzate per generare bordoni e melodie dal suono continuo (‘è la parte fricchettona dello strumento’, scherza Paolo, ‘parte un bordone psichedelico e ognuno si fa il suo viaggione’). Ci sono poi martelletti azionati meccanicamente attraverso sei pedali, uno per corda, che permettono di realizzare strutture ritmiche e linee di basso complesse. Ci sono cavi di bicicletta e un motore di walkman (‘di quelli che hanno causato l’isolamento autistico moderno, dopo il walkman abbiamo perso il controllo ed è venuto Salvini’, dice ridacchiando). E ancora: ci sono tantissimi pickup, 4 corde di sitar e diverse molle riciclate : ‘questa costituisce la parte “punk” e povera dello strumento’, usata per sezioni rumoristiche, percussive e suoni concreti (qui potete godervi La chitarra di Paolo Angeli, spiegata da Paolo Angeli). Ma non è finita qui, oltre a svariati oggetti usati per preparare la chitarra, e buste da suonare rigorosamente a piedi nudi, c’è la parte “da rockettaro”: la pedaliera con distorsori, delay e octaver. Non c’è il looper, ci tiene a precisare Paolo, è tutto live, tutto suonato completamente in analogico, cosa che gli permette di esprimersi in modo istintivo e libero, sfruttando la possibilità di orchestrazione dello strumento.

Paolo Angeli_22_22 free Radiohead_5

Con questa singolare propaggine, Paolo Angeli ci ha proposto il progetto di riscrittura e arrangiamento dedicato alla musica dei Radiohead.

Paolo ha raccontato la genesi del progetto e di come il suo primo impatto con i Radiohead sia stato del tutto fortuito: nonostante siano suoi coetanei, non li aveva mai ascoltati fino a due anni fa, quando la compagna, ‘sfinita dagli ascolti di flamenco puro e musica africana’, li mette in cuffia. ‘Carino questo gruppo, chi sono?’,e lei ha sgranato gli occhi dicendo ‘Come fai a non conoscerli?’. Da lì è nata una passione. ‘Durante le pause dei tour, mi dedicavo a suonare in notturna lunghi flussi di improvvisazione. Guardavo l’orologio e il risultato casuale era ricorrente: le 22:22… La mattina mi svegliavo ascoltando i Radiohead, album di musica improvvisata, suoni di ambiente colti durante i miei viaggi, registrazioni dei cori a cuncordu o il flamenco più puro. Qualche mese dopo, durante una giornata di pioggia sull’isola di Carloforte (al sud della Sardegna), stranamente la radio si sintonizzava solo sulle onde medie, captando musiche per lo più del mondo arabo o flussi ipnotici del Nord Africa. Ho pensato che quella era la risposta che cercavo: suonare le musiche dei Radiohead facendole compiere un viaggio, ripensandole nel cuore di un isola del Mediterraneo, sintonizzando il rock anglosassone con arcate mediorientali, bordoni psichedelici, fraseggi lirici e spigolosi di riferimento jazzistico, e pulsazioni gypsy’ .

Tutto questo riesce a convivere tra le corde della sua chitarra, vera e propria orchestra, di quelle tanto care a Jonny Greenwood. L’idea è quella di smembrare i brani dei Radiohead e farli entrare nel linguaggio dell’improvvisazione, suo bacino di riferimento, e cercare di liberarli, non di suonarli e basta (free Radiohead, appunto). La musica di Thom Yorke e soci è usata come un filo rosso, è la macrostruttura di un concerto che ha la forma di una suite. E dobbiamo dire che alla prima nazionale, è andata molto bene.

Paolo Angeli_22_22 free Radiohead_7

Al Teatro Verdi Paolo Angeli ci conferma come nella negoziazione tra generi il risultato è un ibrido del tutto nuovo. Le melodie sono inequivocabilmente quelle della band di Oxford, ma i ritmi e le sonorità sono eclettiche e in continuo movimento. È un impressionante gioco di equilibrio che non cade mai nella citazione, nella “semplice cover”. Lo spettacolo rivisita le canzoni della band britannica in una maniera del tutto innovativa. Ci sono brani meno noti e classici del repertorio dei Radiohead: si spazia da Airbag brano di apertura dell’album capolavoro Ok Computer del ’97 a Daydreaming, che suona come se Steve Reich si fosse impossessato di Björk. C’è Nude, seconda traccia di In Rainbows (2007) riarrangiata usando uno strumento ‘di fine bigiotteria’, un filtro per lavello, che sarà la voce di Thom Yorke. C’è Idioteque fusa con il rumorismo di Fred Frith, il minimalismo di John Cage e i gli arpeggi della Kora del Mali.

Prima di congedarsi Paolo ringrazia tutti, a partire dai fonici, e ci regala un bis che vede l’unione di 2+2=5 e Burn the Witch, tratta dal nono e ultimo lavoro A Moon Shaped Pool, tutto intriso di sonorità arabeggianti.

Angeli “distrugge”e forgia i Radiohead, come se la musica fosse materia viva da poter plasmare in tempo reale con la sua personalissima poetica, che combina il dominio tecnico di uno “strano” strumento a una grande intensità emotiva.

E’ stato uno spettacolo ipnotico per gli occhi, orecchie e per tutto il corpo. E’ musica che nutre lo spirito, perché eleva il livello della nostra vita emotiva.

Il musicista sardo ha riarrangiato il repertorio dei Radiohead in un genere quasi inclassificabile, sospeso tra free jazz, folk noise, pop minimale, post-rock e che potrebbe benissimo racchiudere in sé quel significato di Armonia, espresso già da Eraclito: ‘Ciò che contrasta concorre e da elementi che discordano si ha la più bella armonia’.

Paolo Angeli_22_22 free Radiohead_0

Nella musica di Angeli si definiscono le traiettorie di viaggi inaspettati, e dalle poltroncine di velluto riusciamo a intravedere terre all’orizzonte: le corde tese e il battito dei martelletti evocano le sabbie della Gallura, il tripudio di colori e suoni delle strade di Barcellona, fino al verde spettinato delle colline dell’Oxfordshire.

Sul palco Paolo indossava come sempre una maglietta a righe, proprio come fosse un marinaio pronto a farci navigare in un mare di musica senza barriere, quel mare che è libertà.

Il concerto di questa sera possiede le caratteristiche del viaggio senza coordinate, ma tutto funziona perché ricco di quella bellezza e quella dolcezza di quando ci si sente casa.

“…Soltanto il mare che non conoscevamo poteva proteggerci..”

 

Report: Marta Cardilli
Foto: Valentina Giunchi

 

post di questa categoria

Joe Wright. La danza dell'immaginazione, da Jane Austen a Winston Churchill - Foto di Aurora Parisi

Joe Wright. La danza d...

Joe Wright. La danza dell’immaginazione, da Jane Austen a Winston Churchill, di Elisa Torsiello

generic animal

Generic Animal –...

Generic Animal – Animali generici e dove trovarli – Intervista e live report

Kelela - Take Me Apart Remixes

St Vincent, Kelela, No...

St Vincent, Kelela, Noname | Demography #302

ADVENTURE CLUB (1)

Generic Animal al Lumi...

Generic Animal al Lumiere e tanti altri: gli eventi in Toscana | ATP #148

ultimi post caricati

D14F35A6-F64D-471E-AE24-FA907AAC3FCF

Conferenza Stampa-Navi...

Conferenza Stampa-NavigArte, Comune di Pisa

IF2018 - “Fake: una storia vera” con Martina dell'Ombra

IF2018 – “Fake...

IF2018 – “Fake: una storia vera” con Martina dell’Ombra

Blade Runner

IF2018 – Blade R...

IF2018 – Blade Runner (The Final Cut) @ Cinema Arsenale

Ph: Irene Camposano

IF2018 – Affront...

IF2018 – Affronta il Pac-Man: una sfida all’ultimo puntino.

Commenti