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Paolo Virzì ci mostra la sua Pazza Gioia

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La Pazza Gioia è l’ultimo film del regista livornese Paolo Virzì, presentato nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, ed interpretato da Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi.

Paolo Virzì a tre anni dal suo ultimo film, Il Capitale Umano, torna al cinema con la La Pazza Gioia interpretato da una meravigliosa Micaela Ramazzotti e da una sublime Valeria Bruni Tedeschi nei ruoli, rispettivamente, di Donatella e Beatrice, due donne con disturbi mentali che risiedono presso la comunità terapeutica Villa Biondi, nei dintorni di Pistoia. Ed è proprio in Toscana che il regista livornese ha voluto girare il film, da Marina di Pietrasanta, passando per Viareggio, Capannori, Montecatini Terme fino ad arrivare a Livorno e Golfo di Baratti.
La Pazza Gioia è una sorta di road-movie che prende spunto da grandi film del passato come Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman o Un tram che si chiama desiderio di Elia Kazan. Protagoniste delle vicende sono Donatella e Beatrice, due ragazze affette da disturbi mentali che risiedono presso Villa Biondi. Due ragazze dal passato burrascoso e dalle vicende giudiziarie non troppo lusingherie. Le due sembrano una l’opposto dell’altra: Donatella (Micaela Ramazzotti) introversa e silenziosa, Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi) estroverso ed esasperante. Dopo essersi inizialmente studiate, le due iniziano una sorta di amicizia e, grazie ad una serie di eventi, riescono a scappare dalla comunità per intrapendente un viaggio verso la loro “pazza gioia”. Un itinerario sentimeentale che guarda simbolicamente verso il loro passato suscitando più di un momento di tensione e tristezza.
Con la leggerezza che lo contraddistingue Paolo Virzì ci regala un film dove si piange e si ride, facendoci passare in un attimo dalla risata più profonda alla tristezza, fino ad arrivare ad emozionarci. Ed è riuscito a farlo senza retorica, un’impresa mai troppo facile quando si decide di toccare temi così delicati. Scritto insieme a Francesca Archibugi, La Pazza Gioia ci fa immergere nel mondo dei cosiddetti “matti” facendosi metafora di una società che tende ad escludere chi non rientra in quella dimensione che chiamiamo “normalità”. Quel mondo che tende a creare sempre paure e pregiudizi verso di loro. La scelta di orientarsi verso delle protagoniste donne nasce dal fatto che, come afferma lo stesso Paolo Virzì durante un’intervista su La Repubblica, “le donne sono spesso vittime di ingiustizie, violenze, pregiudizi. Nascondono un mistero e una forza segreta”.
L’acclamazione a Cannes condita dagli applausi di adorazione per l’interpretazione di Micaela Ramazzotti, sono soltanto una legittimazione di un film che Paolo Virzì ha narrato con raffinatezza ed eleganza e per il quale si è voluto confrontare con i pazienti veri girando diverse cliniche. Per una volta Paolo Virzì è riuscito a far sentire per 120 minuti “diversi” tutti coloro che si considerano “dentro agli schemi”.

Giacomo Corsetti

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