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Passenger – Live Report (Pistoia Blues 2015)

Passenger Live Report

La quarta tappa del Pistoia Blues Festival 2015, vista la line up, si prospetta la più tranquilla di tutte e noi di Radioeco andiamo a tastare il terreno. Ecco il live report della serata!

 

 

Arriviamo un’oretta in anticipo, giusto il tempo per metterci a sedere e guardare la scenografia che, bisogna dirlo, senza luci, ha spaventato un po’ tutti: un telo a fondo palco con colline verdi, un cielo e un mezzocerchio, probabilemente con la speranza di essere un sole. L’età media gira intorno ai 16 anni, probabilmente ad alzarla genitori che accompagnano i figli e noi di radioeco.

La serata inizia più o meno in orario, alle 20:30 in punto salgono sul palco i Proclama. Dopo qualche pezzo inedito, gli applausi partono durante la cover di Yellow dei Coldplay da una bambina che corre tra il pubblico muovendosi a ritmo sui pezzi della band torinese. Dopo il nuovo singolo Instabile e qualche altro brano inedito i Proclama si congedano per dar spazio al secondo artista in scaletta.

Stu Larsen si dirige verso il microfono con passo deciso, basco per sfidare il caldo e capelli ondeggianti più lunghi di quelli di qualsiasi donna presente in piazza. Il pubblico lo accoglie con un 11728763_10155792871425313_6726489369123646802_oapplauso entusiasmante e lui inizia a cantare i suoi brani, anticipati tutti da brevi racconti con il suo accento australiano che pochi tra il pubblico riescono a comprendere, ma basta nominare Passenger e parlare del loro incontro per catturare l’attenzione degli spettatori.

“So why do you fill my sorrow with the words you’ve borrowed from the only place you’ve known.”: a Stu Larsen bastano pochi versi di Delicate di Damine Rice per far sciogliere gli ascolatori, e non di caldo. Prosegue con qualche nota di Halleluia di Leonard Cohen, con stile più vicino alla meglio nota versione di Jeff Buckley. L’australiano saltella tra inediti e cover,  dal singolo San Francisco a What a wonderful world di Louis Armstrong fino al brano con cui saluta Pistoia.

Appena Stu Larsen abbandona la scena le prime file non esitano ad alzarsi e catapultarsi sotto il palco: sta per arrivare l’artista per cui tutto il pubblico è lì: Mike Rosenberg, anche se ormai solista e non più con la sua band, è ancora noto come Passenger.

11696499_10155792872435313_3605961804690276619_oSale sul palco dritto verso il microfono, armato solo di chitarra acustica e corde vocali. Inaugura quella che sarà un’ora e un quarto di musica semplice e tranquilla con Rolling Stone dal suo penultimo album Whisper. Le luci del sole in cielo si congedano lasciando finalemte spazio a quelle del palco, che tingono il telo che tanto avevamo disprezzato alle luci del giorno, che ora invece si tinge di blu, viola, rosso, arancione, nelle forme più svariate, diverse per ogni nota. Prosegue senza nessuna interruzione per altri suoi brani, particolarmente apprezzato il secondo Life’s For The Living con accordi chiari e essenziali. Passenger toglie le mani dalla chitarra, smettendo di pizzicarla, per ringraziare il pubblico: “Grazie is the only italian word I know”; poi inizia anche lui a raccontarsi e svelare qualche curiosità che celano i suoi pezzi.  Ma oggi è serata di cover per il Pistoia Blues: Passenger ci riporta per qualche secondo negli anni ’90 con What is love, per poi passare a Sound Of Silence di Simon & Garfunkel, che non si può far a meno di riconoscere dalla seconda nota. Inizia in modo tranquillo, anche più lento dell’originale, per poi man mano crescere intonando l’ultima parte dello storico brano in modo molto movimentato e, se la cover di Haddaway era stata troppo lenta rispetto all’originale, qui Passenger risulta fin troppo aggressivo per un brano che dovrebbe essere l’inno al silenzio e che siamo abituati ad ascolatare con un tono ben diverso.

Buon senso vuole che si ritorni subito a  brani inediti. Parte il famoso singolo Let Her Go, e prende vita un coro dal pubblico. Mike incita a cantare ogni suo brano e gli spettatori obbediscono. Dedica 27 a chi nella vita vuole suonare, continua a raccontare le sue canzoni, definendo come uno dei suoi migliori amici Stu Larsen, che ritorna sul palco per dire davvero addio a questa edizione del Pistoia Blues, con Heart’s On Fire, cantata dallo stesso microfono con Passenger.11742793_10155792872445313_1501309295114215230_n

Lascia la folla sull’ “Ooooh-oooooh-ooooh” di Scare Away The Dark, che tutti continuano a intonare anche quando il palco è vuoto, probabilmente per richiamare in scena Passenger, che fa aspettare non poco per risalire, crediamo quasi che il concerto sia davvero finito, quando poi il palco si ricolora con luci blu e prendono forma le note delle ultime due canzoni.

Passenger ci lascia con sapori agrodolci in bocca, che sanno di un misto di nostalgia e ottimismo, apprezzati non solo dalle ragazzine che hanno composto una grande fetta di pubblico, ma destinati anche a un orecchio più adulto.

 

Report fotografico di Michela Biagini.

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