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Paura e Delirio (ma anche Nerds) al Lucca Comics & Games

L’articolo che non avrebbe mai dovuto vedere la luce del sole.

Da bambina, nei lontani anni ’90, non conoscevo il termine “nerd”. Nel vocabolario italiano non era presente e non ho mai sentito il bisogno di cercarlo in un dizionario inglese. Qualche anno fa ho scoperto l’esistenza di questa figura ed ho capito che nei film, nelle serie tv, nei libri e nei fumetti, veniva tradotto con il termine “secchione”, o, la maggior parte delle volte, come “sfigato”. L’ho scoperto solo quando ormai, anche in Italia, qualcuno iniziava ad autodefinirsi tale.
Mi ci sono rispecchiata, se per nerd si intende “colui che ha una passione ed è disposto ad essere emarginato pur di seguirla”, come insegnano su Orgoglio Nerd, certo non se per nerd si intende “giovane di modesta prestanza fisica e dall’aspetto insignificante, che compensa la scarsa avvenenza e le frustrazioni che ne derivano con una passione ossessiva e una notevole inclinazione per le nuove tecnologie”, come riportano alcuni dizionari online.

In quanto nerd, i raduni, le conventions e tutto ciò che tocca argomenti relativi a fumetti, comics, manga (sì, c’è differenza), film, film d’animazione, anime, serie tv, giochi di ruolo, videogiochi e compagnia bella, rientrano nei miei interessi. Da ciò ne consegue che il Lucca Comics & Games è una meta quasi obbligatoria.

Sabato 1° novembre ho deciso di andarci, con due miei amici, con la determinazione di trovare dei nerd a cui chiedere di autodefinirsi. Un piccolo sondaggio, insomma. Mai potevo immaginare che arrivare a Lucca sarebbe stato così traumatico e anche una volta raggiunta, la situazione è stata pressoché invivibile. Molti di voi penseranno che io stia esagerando, ma non è così! Pensate solo che quest’anno sono stati venduti 240mila biglietti! La sofferenza nel fare la coda (infinita) all’ingresso è stata sicuramente stemperata dal passaggio dei cosplayers, alcuni davvero incredibili, evidente frutto di notti insonni e di particolare capacità manuale.

Una volta ottenuto il braccialetto che garantiva l’ingresso nelle diverse aree, posso descrivere ciò che ho visto solo come LA RESSA. Le strade strette della bella Lucca ribollivano di persone che, stipate come sardine in scatola, non erano molto tolleranti e le capisco veramente tanto! Genitori con figli nel passeggino, nemmeno fosse Gardaland, cosplayers in ansia per i maltrattamenti subiti dal proprio costume nella calca.

Certo ci sono stati alcuni bei momenti anche nella folla: sicuramente il passaggio della Umbrella Corporation, che scortava i suoi zombie; quando, nel mare di persone, ho riconosciuto alcuni personaggi di un cosplay e ho urlato il loro nome solo per vederli girarsi verso di me (è più divertente di quanto sembra, lo giuro!); la presenza di un Flash Gordon che correva ovunque senza mai fermarsi; il momento in cui finalmente ho trovato del Ramen!

Però mi chiedo quanti, tra i partecipanti ad un evento che è nerd per eccellenza, si considerino effettivamente tali. Alcuni sì, come Leonardo, 21 anni, che sostiene: «Essere nerd è giocare un sacco ai videogiochi, vivere in un mondo diverso, che è mille volte meglio di quello normale! È stare un po’ fuori dalla mischia, mettendosi sempre in una mischia, però un po’ differente, dove anche i valori sono migliori».

Anche Ginevra, 24 anni, si definisce nerd, perché gioca a diversi giochi multiplayer online, inoltre dice: «Ho conosciuto molte persone che fanno cosplay, migliori di quelle che ho conosciuto all’università, con valori migliori, quali quelli dell’amicizia e dello stare insieme, senza pregiudizi».

Per Giulia, 25 anni, essere nerd vuol dire «essere sempre un po’ bambini e non aver paura di mostrarlo all’esterno», mentre per Andrea, 27 anni, nerd è sinonimo di «smanettone, ma anche un grandissimo appassionato di serie tv e film, che preferisce guardare in lingua originale. Fondamentale è il gioco di ruolo, sia online, che nella vita reale».

Io credo, però, che il partecipante medio sia come coloro che alla mia domanda: «Ti consideri un Nerd?» mi hanno allontanata, o come il Goku che, sui binari della stazione di Pisa, in attesa del treno per Lucca, vede passare Link e gli urla «Ehi, Zelda!». Credo che a molti che erano lì non sia importata la presenza di persone come Leo Ortolani, papà di Ratman, Roberto Recchioni, per Dylan Dog o John Kovalic, illustratore di giochi, tra cui il mitico Munchkin. Io li ho persi. Non li ho potuti incontrare, per via della folla. Ed è stato terribile!

Sì, certamente condivido il pensiero di Leonardo, quando dice che essere nerd vuol dire essere differenti, ma essere differenti da chi? Far parte di un gruppo, alla fine, non ti rende uguale agli altri?

Si etichettano i barattoli, non le persone. (Anthony Remond)

Chiara Minichino

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