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Penguin Highway: la recensione – Nerdeco #47

Continuano gli appuntamenti al cinema con protagonisti i film d’animazione dell’anno ad opera di Nexo Digital e Dynit Video. Dopo Mirai (qui trovate la nostra recensione) è il momento di Penguin Highway. Campione di incassi la scorsa estate in Giappone ed esordio alla regia di Hiroyasu Ishida Penguin Highway è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Tomihiko Morimi pubblicato nel 2010. Qui la nostra recensione.

Penguin Highway

Penguin Highway ha per protagonista Aoyama, un bambino di dieci anni, animato da due grandi passioni: lo studio e il seno della sua sorellona, sua insegnante di scacchi nonché assistente del suo dentista. Sebbene Aoyama sia solo un bambino di quarta elementare, ha una mente vispa, attenta e dimostra una spiccata intelligenza e un innato senso della critica e dell’osservazione, che lo accompagnano in tutte le sue ricerche. Grazie al padre scienziato, Aoyama ha imparato le basi dell’indagine scientifica e quell’atteggiamento ostinato alla ricerca che lo spinge a trovare una risposta a tutto ciò che lo incuriosisce, come ad esempio la strana attrazione per il seno della sorellona. La vita di Aoyama passa tranquilla e soprattutto ben organizzata, egli sa già quanti giorni mancano perché diventi adulto e che, stimando tutte le conoscenze che fino ad allora avrà, sarà molto intelligente e quindi molte ragazze vorranno sposarlo, anche se lui ha già scelto la sua amata. Tutto cambia al presentarsi di uno strano fenomeno: pinguini sbucati dal nulla, in un campo. Da dove arrivano? Saranno Aoyama e i suoi amici a mettersi all’opera per scoprirlo.

Un film che parla di cambiamento e crescita quello realizzato dallo Studio Colorido, Penguin Highway ci dimostra quanto l’essere bambini non sia sempre così scontato; l’attenzione dello spettatore viene completamente carpito dalla moltitudine di colori, dalla vivacità delle scene e da quei pinguini tanto buffi quanto dolci.

Unica pecca di questo lungometraggio potrebbe essere il tempo narrativo: Penguin Highway inizia con un ritmo incalzante, che catapulta lo spettarore nel cuore della vicenda. Tutto scorre abbastanza velocemente, si mantengono i giusti tempi per la presentazione dei personaggi e le vicende ad essi legati, il che permette allo spettatore di cogliere tutte le sfumature della personalità e i conflitti emotivi di Aoyama; ma arrivati a metà del film si ha quasi l’impressione che l’impazienza e la curiosità scatenati nella prima parte non troveranno mai risoluzione, come se la freschezza e la simpatia mostrate fino ad ora non bastassero a giustificare la lunghezza della pellicola.

Se una cosa è indiscutibile, questa è la profondità degli argomenti trattati e il celato richiamo a tematiche quali la morte, l’abbandono e i ricordi, che seppur affrontate con gli occhi di chi è più piccolo, traspaiono in ognuno di noi.

Le meravigliose musiche di Umitarou Abe coronano la sceneggiatura di Makoto Ueda costruendo quell’armonia fra scene e musiche tipica del genere, mentre il character design di Yojiro Arai permette di simpatizzare velocemente con i personaggi; ciò che ne consegue è un’animazione fluida e ben congegnata che contribuisce a rendere Penguin Highway un ottimo film d’animazione.

Voto: 7

Irene Camposano per Radioeco

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