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Perché ci piace la musica?

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Perché ci piace la musica? Già, Perchè?

La musica piace a tutti. È un dato di fatto. Nessuno le rimane indifferente, a qualunque età. Pare che non conti essere esperti, appassionati o professori d’orchestra: anche chi ignori completamente i suoi meccanismi e la incontri solo per accidente, subisce in qualche modo la sua influenza. Ma perché la musica ha questo strano effetto sull’essere umano?

Trovarsi in accordo o in disaccordo. Essere in armonia con noi stessi. Qualcosa ci suona giusto, qualcosa ridicolo. Il linguaggio di tutti i giorni ha molto a che vedere con la musica, e l’analogia tra questa e il linguaggio verbale, entrambe competenze universali e specifiche per la nostra specie, è forse tra le più note. Che siano nati insieme o uno prima dell’altra, è fuor di dubbio che la musica non abbia un ruolo marginale nella vita umana, come pare stranamente suggerire James nei Principles: se così fosse, probabilmente ad oggi il processo evolutivo ci avrebbe privato della nostra natura musicale. Invece, come è evidente, ne siamo ancora dotati, dal che si deduce che la musica ci è in qualche modo utile. Ma come?

Sebbene sia più spesso associato ad una valenza emotiva, tutt’al più sociale (questa musica mi piace, questa no, questa la associo ai cortei di manifestanti e quest’altra alla messa della domenica…), è ormai certo che l’ascolto musicale influenza le nostre risposte fisiologiche: pressione, frequenza cardiaca, produzione ormonale, e in generale l’intero funzionamento del sistema nervoso. La musica è dunque un fatto più che mai fisico, e chiunque sia mai venuto in contatto con la disciplina e le tecniche della musicoterapia può confermarlo. L’utilità della musica va quindi evidentemente al di là della suggestione poetica e non ci fa soltanto sentire bene, ma stare bene. I continui progressi nel campo delle neuroscienze cognitive, poi, ci permettono di indagare sul funzionamento delle nostre aree cerebrali in risposta alle varie attività musicali, ascolto, esecuzione, composizione ed improvvisazione, scoprendo nuovi elementi sui loro correlati neurali e contribuendo a squarciare il velo dietro cui spesso ancora si nascondono questi processi, certo affascinanti, ma non miracolosi.

La musica non è solo un linguaggio veicolo di emozioni, né una tra le tante abilità cognitive di cui siamo dotati come esseri umani. Suono e ritmo sono ben più del risultato di una sequenza di intervalli discreti nello spazio e nel tempo, ma parte integrante di un’attività, quella musicale, di cui sembra proprio che corpo e spirito non possano fare a meno. La musicofilia umana è sotto agli occhi (o dovremmo dire alle orecchie?) di tutti, dai professionisti ai semplici amatori, dai rappers ai melomani, dai virtuosi agli stonati. Il motivo, in fondo, è piuttosto semplice: siamo sensibili alla musica perché ne abbiamo bisogno.

Per approfondire:

Schön D., Akiva-Kabiri L., Vecchi T., Psicologia della musica, Carocci 2007
Sloboda J. A., La mente musicale, Il Mulino 1998
Sacks O., Musicofilia, Adelphi 2007
Elena Bellini

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