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Piazza della Loggia, sprazzi di giustizia 41 anni dopo

++ PIAZZA LOGGIA:PM CHIEDE 4 ERGASTOLI, ASSOLUZIONE RAUTI ++Ci sono voluti più di quattro decenni per superare insabbiamenti e coperture o più semplicemente errori incredibili dell’epoca. Come quello di ripulire con gli idranti il luogo del delitto eliminando indizi vitali prima dell’arrivo di un magistrato o di un perito che valutasse la scena di quell’orrore. La sensazione che fu un tentativo di insabbiamento è forte. Personalmente è una certezza. Era dalle 10.12 del 28 maggio 1974 che si attendeva un verdetto in merito ad una delle stragi più vili e significative che ci siano state dal secondo dopoguerra italiano ad oggi. In quell’attimo tutta l’Italia divenne Brescia. Divenne Piazza della Loggia. 41 anni di indagati e processi. Assoluzioni e nuovi indagati. Per arrivare ad una verità giuridica che desse volto agli esecutori di uno degli attentati racchiusi in quel periodo storico a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 che siamo abituati a chiamare Strategia della Tensione. Per i mandanti bastarono le primi intuizioni. Fu chiarissimo a tutti la matrice nera ed ordinovista della strage che fece 8 morti e più di 100 feriti durante quella manifestazione anti-fascista, indetta per dire basta alle tensioni ed alle bombe che circolavano fino a quel momento. Bombe che avevano fatto già abbastanza stragi. Come quella di Piazza Fontana. Azioni sovversive che ormai pare chiaro siano state favorite da alcuni apparati dei servizi segreti per alimentare un così infuocato clima di tensione e terrore tra le strade e le piazze d’Italia.

Strage_della_Loggia_esplosioneUna verità che prende le forme dei volti di Carlo Maria Maggi, medico veneziano ed ex-appartenente di Ordine Nuovo e Maurizio Tramonte, anch’esso ex-appartenente di Ordine Nuovo ed ex-Fonte Tritone dei servizi segreti. Entrambi condannati all’ergastolo dopo essersi visti annullare le assoluzioni dalla Cassazione nel 2014. Quella stessa Cassazione che invece aveva confermato le assoluzioni della Corte di Assise d’Appello per gli altri protagonisti della terza indagine sulla strage. I vari, tra gli altri, Delfo Zorzi, Francesco Delfino e Pino Rauti indicando però le responsabilità di altri ordinovisti defunti come Carlo Digilio, Ermanno Buzzi e Marcello Soffiati. Le prime due indagini precedenti per la strage di Brescia si erano concluse con le assoluzioni di tutti gli imputati nel 1985 e nel 1989. Una sentenza quindi, quella della Corte di Assise di Appello di Milano, che giunge “donando una verità giuridica lì dove la verità storica era assodata da tempo” come ha affermato il presidente dell’Associazione Familiari Vittime di Piazza della Loggia. Quel Manlio Milani che quella mattina piovosa era presente in Piazza della Loggia e che vide sua moglie Livia Bottardi morire davanti ai suoi occhi. Con lei, attorno a quel cestino dei rifiuti al cui interno era sistemato l’ordigno a base di gelignite e dinamite, c’erano anche Giulietta Banzi Bazoli, Alberto Trebreschi, Clementina Calzari, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti e Vittorio Zambarda. Le 500.000 persone che inondarono Brescia per la cerimonia funebre possono rendere meglio l’idea della portata della strage nell’opinione pubblica dell’epoca. Gente che arrivò da ogni parte d’Italia.

Un momento che, finalmente, pone un punto di svolta nella lunga serie di stragi senza colpevoli del nostro paese e che deve imporre “una profondissima riflessione su quegli anni dal 1969 al 1974″ come aggiunto da Milani. Nella speranza, di poter fare ancora più luce su uno dei periodi più drammatici e tetri della nostra storia e per poter giungere ad altre verità. Verità giuridiche con colpevoli definiti s’intende, perchè storicamente tutto (o quasi) ci è chiaro sul marcio socio-politico che generò gli anni di piombo.

Giacomo Corsetti

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