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Pisa Book Festival 2014: Incontro con Dacia Maraini

10325560_10204281693476205_6206247276128940201_nCome madrina della 12.a edizione del  Pisa Book Festival è stata scelta Dacia Maraini, ambasciatrice della cultura italiana nel mondo.

L’aula Pacinotti del palazzo dei Congressi è colma, siamo in moltissimi, dal giovane all’anziano, tutti pronti ad ascoltare le parole di Dacia Maraini, scrittrice senza frontiere di poesie, testi teatrali, gialli, romanzi epistolari, sceneggiature per film. Dacia condivide con noi la sua gioventù decidendo di raccontarci come l’ha passata. Il padre è antropologo e viaggia moltissimo. Dacia rimane a casa con la madre sempre fiduciosa che il padre torni con il suo zaino carico di profumi e odori diversi. Gli unici salvatempo e beni economicamente sostenibili per la famiglia sono i libri. Dacia si butta nella lettura come in un mare di poetiche onde che la fanno naufragare. Ovunque vada, Dacia si porta dietro un libro: c’è il libro da tasca, quello da valigia, ma anche quello da borsa. La lettura rappresenta per lei la chiave per accedere ad un mondo altro. Quelle quattro mura di casa perdono di consistenza, lei può viaggiare molto lontano ora, può persino recarsi nei luoghi esotici e lontani dove si trova il padre… Lo può fare perché la sua immaginazione si arricchisce giorno dopo giorno,libro dopo libro.

L’immaginazione la porta a creare storie, sempre nuove, con sempre nuovi personaggi. La passione per la lettura in un batter d’occhio si traduce in passione per la scrittura. Le storie germinano nella sua testa in maniera spontanea, se esse si impongono in maniera forte nella sua mente devono e vogliono essere messe su carta bianca.

Dacia crea i suoi personaggi un po’ come Geppetto dà vita al suo Pinocchio, ma una volta fatto ciò, questi ultimi vanno per conto loro, decidono il loro destino in maniera autonoma. Gli assassini dei suoi gialli, dichiara Dacia, lei li conosce solo quando sta per terminare la stesura dei suoi libri. I destini dei personaggi sono suggeriti dagli stessi, sono loro a tessere il filo della storia e a deciderne l’andamento.

Quando si legge un libro, a detta di Dacia, lo si riscrive con l’immaginazione, e l’immaginazione è strettamente legata all’etica; di fatti, solo attraverso di essa si può, ad esempio,«immaginare il dolore altrui».

In ultima istanza  la scrittrice sottolinea l’importanza da parte delle insegnanti di trasmettere la passione per la lettura agli studenti. Come farlo? Il consiglio di Dacia è raccontare un libro che si è letto ai ragazzi, farli incuriosire. Solo così si può rendere l’ambiente scolastico un luogo di formazione e non un semplice magazzino di informazioni.


Elena Alei

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