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Pisa-Livorno, fuori dallo stadio

1-0 per i padroni di casa nel derby toscano per eccellenza. Ma è mancato il clima delle grandi occasioni. Il fischio d’inizio di Pisa-Livorno visto dalla Curva “in esilio”.

Pisa-Livorno. Erano ben 8 anni che non si disputava il derby tra i più attesi di tutto il campionato, quello degli sfottò campanilisti tra le città più vicine e al contempo più lontane della Toscana, similissime e distantissime, quasi indistinguibili se osservate con un occhio esterno, ma opposte guardandole dall’interno. Una partita talmente sentita dalle due comunità, che l’aspetto “culturale” dell’evento è persino più importante di quello calcistico. Nonostante la frenetica attesa e l’euforia collettiva dei giorni passati – con gli allenamenti delle rispettive squadre seguite da migliaia di tifosi – il clima di tensione che aleggiava ieri nel quadrilatero di strade chiuse al traffico attorno all’Arena Garibaldi non era all’altezza di un grande appuntamento sportivo che si rispetti. Questo nonostante le premesse ci fossero tutte, con un Livorno primo in classifica nel girone “toscano” di LegaPro e il Pisa che lo insegue al secondo posto, dopo un avvio di stagione sottotono (con la retrocessione dalla serie B, le difficoltà societarie e la nuova proprietà di Corrado) e il successivo quanto sorprendente recupero. Si annunciava una sfida al vertice di prim’ordine, da almeno 20mila spettatori. Così purtroppo non è stato.

Pisa-Livorno

I carabinieri di fronte all’Arena Garibaldi

Pisa-Livorno

Un tifoso con la bandiera pisana

A rovinare la festa ci si è messo proprio lo stadio intitolato allo storico presidente del Pisa Romeo Anconetani. Troppo piccolo e insicuro, secondo gli addetti ai lavori, per ospitare tutta la tifoseria pisana e labronica messa insieme. 8000 posti e poche centinaia di biglietti disponibili per la squadra ospite: troppo pochi. E così, di fronte alla prospettiva di non tenere testa alla curva nerazzura, i tifosi amaranto hanno preferito disertare la partita e restare a casa – o al massimo accompagnare la squadra in motorino e spingersi sino alle rive dell’Arno, sul viale D’Annunzio a metà strada tra Pisa e quello sbocco sul mare tanto “invidiato” ai cugini livornesi, che non perdono mai occasione per sbeffeggiare la decaduta Repubblica marinara (con francesismi quali “nutrie di merda”). Oltre che con la ri-denominazione della partita in “Pisa-ex porto pisano”, i pisani hanno risposto coi boati e i cori dei tifosi paganti, udibili anche a grandi distanze – ma soprattutto battendo sul campo gli avversari del Livorno, con un gol di Eusepi nel primo tempo che ha fatto esplodere l’Arena. Il Pisa si porta a 5 punti dalla capolista e riapre il campionato.

Pisa-Livorno

Tifosi nerazzurri in via Rindi, a Pisa

Pisa-Livorno

Il presidente del Pisa, Giuseppe Corrado, con la sciarpa della squadra

Al boicottaggio degli ultrà del Livorno si è accompagnato quello della sponda nerazzura, che per protesta è rimasta assiepata fuori dallo stadio, circondata da un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine che evitasse qualsivoglia contatto con qualche temerario livornese in trasferta. La “Curva nord”, feudo della tifoseria del Pisa, e la popolare “Gradinata 1909” si sono dati così appuntamento in via Rindi per esprimere il proprio dissenso. Una marea nero-blu, giovani, famiglie e vecchi tifosi con sciarpe nere-azzurre e bandiere rosse con la croce pisana, birra e sigaretta in mano, accomunati dalla ferita nell’orgoglio “pisano” per essersi presentati alla partita più attesa dell’anno con una capienza insufficiente a entrambe le tifoserie. L’invito era esteso al nuovo presidente del Pisa Giuseppe Corrado, che ha promesso uno stadio nuovo – per quanto la politica cittadina abbia subito precisato che i tempi saranno lunghi. Corrado ha fatto capolino poco prima del fischio d’inizio, scortato da alcuni bodyguard. Un passaggio fugace, senza particolati proteste attorno e seguito dal suo ingresso allo stadio. La partita è iniziata, il tifo si è alzato, il gol è arrivato, la festa pure. Ma questo 1-0 contro gli amaranto ha un sapore insolitamente amaro. Appuntamento tra qualche mese all’Armando Picchi di Livorno: la vendetta dei labronici si annuncia più crudele che mai.

Valentino Liberto per RadioEco

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