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Pistoia blues è amore al primo ascolto. Report live prima serata

Pistoia blues è amore al primo ascolto. Questa è la sintesi più disidratata del nostro primo contatto con una rassegna che negli anni ha portato a Pistoia le stelle della musica internazionale. Siamo partiti da Pisa con grandi aspettative per seguire la prima di questa incredibile tre giorni, che vedrà sul alternarsi sul palco nomi come Skunk Anansie, The Doors e Lou Reed.

Siamo arrivati a Pistoia alle 18.30, saremmo arrivati anche prima se il navigatore non fosse andato in tilt. Ma Pistoia è una città bellissima, sicchè anche cercare parcheggio è un’attività piacevole. E’ una città che non avevamo ancora visitato, quindi tutto si dispiega sotto il segno dello stupore.

Nonostante i cattivi presagi, riusciamo a parcheggiare e a raggiungere piazza Duomo. Questa piazza è un teatro vero e proprio, sia per gli spazi che per i fondali. Neanche il Lucca Summer Fest può vantare un simile dispendio di bellezza. La piazza sembra fatta a posta per ospitare concerti, come se gli urbanisti medievali avessero già pensato a tutto.

Arriviamo sul posto, e siamo assetati di notizie e interviste. Allora chiamiamo subito Massimo Piubelli dei Methodica, prog-band veronese che si esibirà poco prima degli Skunk Anansie. Massimo è disponibilissimo, ci raggiunge in piazza e facciamo sul momento un’intervista per chiedegli della band e del percorso che li ha portati al Pistoia blues. Veniamo anche a conoscenza del fatto che i Methodica partecipano al progetto “WAITING FOR THE MOON – Tribute to Jim Morrison & The Doors”, un cd tributo delle bands veronesi ai Doors e al loro leader Jim Morrison nel 40° anniversario della sua scomparsa.

Terminata l’intervista assistiamo già alla prima esibizione, sono i VetroZero, gruppo trentino che propone un godibile pop/rock con vocazione melodica, cantato in italiano, spesso con apprezzabili incursioni ermetiche nei testi. In particolare destano attenzione i pezzi “Il Mostro” e “Grisou”. Si erano già esibiti l’anno scorso all’Heineken Jammin Festival.

Poco dopo l’esibizione li raggiungiamo nel retropalco e intervistiamo Glauco, frontman e penna del gruppo. Facciamo una chiacchierata che inizia con il sottoscritto che inverte il nome del gruppo… ZeroVetro, nonostante questo fallito attentato Glauco risponde alle nostre domande a randa sul suo progetto e sugli impegni che li aspettano.

Ci congediamo dai VetroZero per curiosare un po’ nei backstage, che nel caso del Pistoia blues è il Palazzo Comunale. Un edificio del XIII secolo che ti regala scorci meravigliosi, complici anche i due cortili interni con loggiati, volte a crociera nel corridoio d’ingresso e lampadari in ferro battuto dal sapore goticheggiante. L’architetto mancato che è in me non può che apprezzare tale scenografia. Ma in mezzo a tanta armonia dobbiamo aprire gli occhi per intercettare Skin, oppure Mr. Cass, il bassista degli Skunk Anansie. La sicurezza interna è maniacale, ci cacciano ben presto dal Palazzo Comunale, come fossimo ghibellini in tempo di egemonia guelfa (sognavo di fare questo paragone prima o poi).

Nel frattempo seguiamo dal retropalco l’esibizione di Methodica. Massimo, il cantante che avevamo intervistato, sul palco esibisce una voce insospettabile, energica, con un’estensione davvero notevole. A un primo ascolto etichetteresti il gruppo come progressive metal, ma c’è molto di più nelle coloriture vocali e negli arrangiamenti. Ci sono ballate epiche dal profumo tardoromantico, energia e orchestralità si fondono in pezzi davvero trascinanti oppure in virate introspettive. Davvero ampio lo spettro espressivo di questa band, e non esagero se li definisco una sorpresa più che piacevole. Il pubblico del Pistoia blues, accorso già in centinaia ben prima dell’inizio degli opening acts, è molto caldo e sa restituire ai Methodica energia e slancio.

Finita l’apertura, ci attendono un’ora e più di attesa per il cambio palco. Noi bazzichiamo sempre vicino l’ingresso del Palazzo Comunale. Speravamo d’intercettare qualcuno degli Skunk Anansie. Alla fine li vediamo solo qualche secondo prima di salire sul palco. A quel punto di corsa ci piazziamo sotto-palco per scattare qualche foto. L’energia che sprigionano è devastante. Una piazza in fiamme. E’ bello esser dietro le transenne durante una tempesta di decibel. Da sotto-palco ascoltiamo i primi tre pezzi della band, poi ci trasferiamo in mezzo alla folla. Skin e soci ripropongono i vecchi successi ma anche le perle più riuscite degli ultimi album. Il pubblico canta a squarciagola, e io che con l’inglese ho un rapporto conflittuale, preferisco non esibirmi troppo vicino ai fan più attempati. Nel pubblico la fascia d’età è molto ampia, andiamo dai teenagers ai quarantenni, segno che il Pistoia blues è qualcosa di più serio di un Mtv Day (sia per la qualità proposta, sia per il pubblico coinvolto), sia perchè gli Skunk Anansie pescano ascoltatori ovunque. E come fai a non lasciarti sedurre da quella voce, da quella danza che Skin porta sul palco, che ricorda insieme le movenze di un ragno e un corpo morso dalla tarantola?

Ci spostiamo fuori dallo spazio transennato, giusto per bere una birra e fare una cena frugale, scopriamo così che vicino le transenne c’è una bolgia di gente che vuole entrare. Un paio di ragazze in particolare tentano di sedurre un ragazzo della sicurezza, nel tentativo di farle passare senza biglietto. Lui resiste, ma nel suo viso leggo tanta fatica nel resistere agli argomenti convincenti delle tipe. Le tipe poi vedono me (o meglio, vedono il mio press-pass), e subito mi s’attaccano addosso perchè vogliono un pass… io spiego che sono lì per lavoro, ma loro vogliono lavorare per Radioeco e Ustation (si, certo… come no?). Poi mi chiedo cosa ne sarebbe venuto fuori se questo articolo l’avessero scritto le due tipe, allora per egocentrismo mi sottraggo alla loro capacità persuasiva. Entrato di nuovo dentro lo spazio del concerto, ripenso alle tipe, e non sono più tanto sicuro del mio egocentrismo. Nel frattempo si parla con gente venuta da Firenze per vedere questo concerto, mi chiedono se faranno alcuni pezzi del repertorio più recente. Il concerto intanto volge al termine, la gente agita mani e voci per seguire Skin nei suoi slanci. Alle 23.30 si chiude in un tripudio di applausi questa grande prima serata di Pistoia Blues.

Ci congediamo da Piazza Duomo per scoprire il resto della città, e notiamo una vivacità che Pisa conosce solo per la festa della Luminaria. Il Pistoia Blues, nel pieno della notte si rivela: è un cuore che porta sangue nuovo e musica ad una città intera, la trasfigura, rendendola un labirintico palcoscenico. E questo è solo il primo atto.

 

Giuseppe F. Pagano

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