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“Portico d’Ottavia 13″ di Anna Foa. Intervista all’autrice

In occasione delle celebrazioni della Giornata della Memoria, il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa ha ospitato Anna Foa, Professoressa di Storia moderna all’Università di Roma La Sapienza, per la presentazione del suo libro Portico d’Ottavia 13, edito per la casa editrice Laterza nel 2013.

Segue l’intervista che ho realizzato per la scorsa puntata di UnipiNews.

S_Angelo_-_via_del_Portico_d'Ottavia_1000373Professoressa, cos’è Portico d’Ottavia 13 e cos’è successo quel 16 Ottobre 1943?

Il Portico d’Ottavia 13 è un palazzo di Via Portico d’Ottavia, detta “Portonaccio” dagli Ebrei romani, in cui, come in molte altre case di Roma, il 16 Ottobre 1943 gli inquilini Ebrei sono stati arrestati durante la grande razzia ad opera dei Nazisti. Portico d’Ottavia 13 contava un centinaio di abitanti, tutti ebrei; ne sono stati arrestati 34, di cui solo 2 uomini, 13 donne e 19 bambini. Il numero delle donne e dei bambini arrestati è sorprendentemente elevato.

E quello è stato l’inizio…

… dei mesi dell’occupazione, la fine dei quali sarebbe stata vista soltanto dalla metà degli Ebrei arrestati in Portico d’Ottavia 13.

Lei è andata a cercare informazioni su quanto era successo e persone coinvolte o che sapessero cosa era successo; perché ha preso questa decisione?

Scrivendo questo libro alla fine della mia carriera accademica ho voluto mettere insieme le mie emozioni e la mia razionalità storica: chiudere un circolo che metteva insieme il mio mestiere di storica e le emozioni che sentivo rispetto al Nazismo e allo sterminio degli Ebrei che provavo già quando, da ragazzina, cominciai a leggere i libri sulla Shoah.

Vuole ricordare un personaggio in particolare?

Per esempio, c’è Rosa di Veroli, che ha lasciato delle bellissime testimonianze e una lunghissima intervista alla Spielberg Shoah Foundation in cui racconta la vita nella zona di Portico d’Ottavia. E poi c’è Costanza Fatucci, che nel 1943 aveva dieci anni – e adesso ne ha poco più di ottanta –, che mi ha presa per mano e portata per le scale di Portico d’Ottavia 13 indicandomi l’abitante di ciascun appartamento e raccontandomi come si viveva nel palazzo. Poi ci sono altri personaggi che ho amato, ma queste due donne in particolare.

1390824906692_fl_00029Le loro parole sono contenute nel Suo libro. Ma nei loro occhi cosa ha letto?

Costanza Fatucci è una persona straordinaria: ti guarda con curiosità ed è molto vivace. Ci sono persone cui l’età ormai inoltrata dà una sorta di tristezza, invece Costanza è vivissima.

Professoressa, ora vorrei porLe una domanda di attualità politica: alle ultime elezioni politiche in Grecia un partito neofascista è risultato il terzo più votato. Come se lo spiega?

È difficile da dire, ma la ripresa del Neofascismo è indubbia. Crisi economica, frustrazione di una piccola borghesia in ascesa che si sente in discesa, razzismo, ostilità agli immigrati, nazionalismo, sono tutte cose già viste nel corso della storia; quello che è certo è che c’è uno sdoganamento del Neofascismo in Europa, e questo è molto preoccupante. La crisi della piccola borghesia è un fattore che il Neofascismo ha in comune con il Fascismo originario, come pure la decadenza sociale oltre che economica; però non siamo di fronte allo stesso fenomeno, le differenze sono evidenti.
Ma resta il fatto che il Neofascismo è un’ideologia che si rifà al passato ed esprime apertamente la propria simpatia per autoritarismo sociale, razzismo e antisemitismo; sono loro stessi a creare legami con quel passato e quindi, sebbene il fenomeno sia diverso, si deve tener conto della loro esaltazione di Nazismo e Fascismo. Si deve guardare a quello che effettivamente sono ma anche a quello che vogliono essere.

C’è da temere che questo sia l’indizio della possibilità che la storia si ripeta?

Mi sembra che la situazione in Ungheria, dove autoritarismo e mancanza di libertà sono realtà, sia più drammatica di quella greca. Comunque credo che la storia sia fatta da una molteplicità di cause, e che anche adesso sarà il loro intreccio e non una sola a dare un risultato: non credo ci sia il rischio di ripercorrere la storia del primo ’900, ma senza dubbio il Neofascismo va combattuto.

Come?

Culturalmente, mettendolo in luce e combattendo la pericolosissima idea complottistica che dilaga nel web, secondo la quale ci sarebbe una realtà dietro la realtà, e questa realtà occulta determina quello che noi facciamo. La realtà sono le nostre responsabilità, non qualcosa che si nasconde dietro uno schermo. Queste teorie sono sciocchezze, non tanto perché è impossibile che esista una realtà occulta, rappresentata a esempio dai cosiddetti “poteri forti”, ma perché comunque non costituisce un fattore determinante per la nostra realtà.

Grazie Professoressa.

Gabriele Flamigni per Radioeco

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