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Premi Oscar: parte 2 & Waldo

Bentornati,
prima di copia-incollarvi la seconda parte della mia personalissima maratona della notte degli Oscar, una curiosità:

Black Mirror è un telefilm inglese Sci-fi, che mostra, con toni catastrofici, gli effetti della tecnologia sulle nostre vite. L’ultimo episodio parla di Waldo, un comico molto volgare che si mette a fare politica, che concorre per le elezioni e arriva secondo grazie alla sua popolarità su internet… solo io vedo delle enormi somiglianze con quello che è successo in Italia ultimamente? La puntata ha un epilogo orwelliano piuttosto inquietante che suona come un avvertimento. In rete ancora nessuno ne parla, o quasi.

Adesso gli Oscar 2013 (prima parte qui).

Miglior film Straniero – Dopo un break si giunge al premio che mi dà più soddisfazione. Vince Amour di Haneke, il film più duro e struggente del regista austriaco, filmone premiato in ogni dove.
Haneke non si scompone troppo. Sale sul palco con una freddezza glaciale e fa i ringraziamenti.
Era ora che si accorgessero di lui, uno dei migliori registi europei.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=F7D-Y3T0XFA?rel=0&w=560&h=315]

5:00 – Dopo i premi minori (corti e documentari), il palcoscenico si riempie di attori, pervasi da non so quale demenziale fervore, che iniziano a cantare, ballare, piroettare in gruppo per omaggiare numerosi musical. Sono stremato e annoiato. Sembra di vedere Sanremo, penso, e proprio come Sanremo, la notte degli Oscar, sembra una celebrazione che è venuta a noia un po’ a tutti ma che continuano a fare per inerzia.

tarantinooscar1Miglior Sceneggiatura – Non è possibile. Quentin Tarantino salta sul palco, euforico (o drogato), fa un bel discorso, forse il migliore della serata, su quanto siano stati importanti gli attori nel dare vita ai suoi personaggi e così porta a casa un Oscar per quello che è, a mio avviso, uno dei suoi peggiori film. Sembra quasi una presa in giro dopo tutti questi anni in cui l’Academy l’ha ignorato, ma lui è contento. Tra l’altro è stato completamente escluso dalla rosa dei Migliori registi in cui prevale Ang Lee, conferendo quindi a La vita di Pi il maggior numero di oscar (4).

Miglior Attore e Attrice – Le nomination per il miglior attore sono combattute: c’è Hugh Jackman, sempre impeccabile, il versatile Bradley Cooper, il grande Joaquin Phoenix e Denzel Washington. La spunta però su tutti Daniel Day-Lewis con il suo Lincoln, entrando nella storia: unico attore ad avere ottenuto 3 oscar nella categoria.
Le candidate a migliore attrice non sono da meno: c’è la delicata Chastain di Zero Dark Thirty, la strepitosa Emmanuelle Riva di Amour e Naomi Watts, ma a sorpresa vince Jennifer Lawrence per il Lato Positivo. Non me l’aspettavo: Emmanuelle Riva era una spanna sopra tutte; molti dubbi mi assalgono. Poi vengo a sapere che il regista del Lato positivo, David O. Russell, si è sempre distinto per il suo lavoro con gli  attori, a cui di solito ha assicurato l’Oscar . La Lawrence, scioccata, inciampa per le scale e poi balbetta qualche ringraziamento prima di sparire dietro le quinte.

85th Annual Academy Awards - ShowMiglior Film – Ci siamo, sto per scoprire il miglior film del 2012. Sale sul palco Jack Nicholson, dall’aria stravolta; si avvicina al microfono e dice che deve presentarci una persona. Scende ancora il grosso schermo dell’alto. Questa volta è la First Lady, Michelle Obama, in diretta dalla sua dimora, circondata da camerieri e valletti.
Strizzo gli occhi. Cosa sta succedendo? Ho cambiato canale per sbaglio? No, è lei a consegnare il premio a quanto pare. Fa un bel discorso su quanto sia importante la cultura e di come il cinema sia cultura e quindi di quanto il cinema sia importante. Che carina, mica come i nostri politici! Poi, con qualche ardito effetto speciale, la busta col nome del vincitore viene lanciata da Nicholson verso lo schermo e completa magicamente la parabola tra le mani di Michelle nella White House.
And the Oscar goes to… ARGO!
No. Non ci credo. Tutto comincia a quadrarmi e capisco perché la First Lady sogghigna.
Argo è il classico film un po’ paraculo, basato su fatti veri, in cui gli americani trionfano contro i brutti e cattivi arabi. Dai, c’erano film decisamente migliori in gara, senza nulla togliere ad Argo che rimane piacevolissimo ma piuttosto banale (e poi c’è Ben Affleck, dai, che per tutto il film sta così).
Più che altro sarà difficile dire che gli Oscar non sono politicizzati dopo aver visto la First Lady consegnare il premio più importante della nottata.

6:00 – Tutto finito. L’entusiasmo è sotto i piedi. Me ne vado a letto ripromettendomi di non farlo mai più. Ogni anno lo dico.
[FINE]

Questo sabato alle 16:30 ci sarà la replica della puntata di Play Art dedicata completamente agli Oscar, martedì invece una puntata tutta nuova; sintonizzatevi su Radioeco per ascoltarle!

Pubblicherò qualcosa di non ancora ben definito giovedì prossimo.

Francesco Casini

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