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[presentazione] petronille – amélie nothomb. incontro con l’autrice

PETRONILLE_jaqu_jaq130Lo scorso 24 Febbraio il Forum degli allievi della Scuola Normale Superiore di Pisa ha invitato la scrittrice belga Amélie Nothomb per la presentazione del suo ultimo romanzo, “Petronille” (Voland, 2015).

All’incontro erano presenti, oltre ad Amélie, Daniela Di Sora, fondatrice della casa editrice Voland, Alessandro Grilli, Professore di filologia, letteratura e linguistica presso l’Università di Pisa e traduttore di alcuni romanzi della scrittrice, e Marie-Odile Volpoët, Professoressa di lingua francese presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, che per l’occasione ha curato la traduzione consecutiva.

Segue un breve ma denso estratto della conferenza, nello specifico il vivace dialogo che l’autrice ha intrattenuto con il Professor Grilli e il pubblico. L’estratto andato in onda nella scorsa puntata di UnipiNews, per motivi di tempo, conteneva solo la traduzione consecutiva, invece qui di seguito pubblico il file audio ripristinando la voce di Amélie Nothomb.

Buon ascolto e buona lettura!

Le Sue storie partono da una situazione normale, ma poi vi inserisce elementi fantastici che, paradossalmente, riesce a far sembrare del tutto realistici.
Può spiegare qual è il segreto di questa tecnica?

Penso che sia una tecnica belga: tutti gli artisti belgi sono surrealisti. Io ho scoperto il Belgio all’età di diciassette anni e, appena arrivata, ho provato un senso di pesantezza; la cosa mi ha provocato dispiacere e proprio allora ho cominciato a scrivere, perché da quella pesantezza ho cercato di seguire una corrente ascensionale per mezzo del linguaggio – aiutata, lo ammetto, da tecniche che “portano verso l’alto” (n.d.r.: guarda con desiderio la bottiglia di champagne).

In molti romanzi Lei ricorre all’autofiction: la storia è apparentemente una cronaca autobiografica, la protagonista si chiama Amélie Nothomb, è una scrittrice etc. Sebbene la trama sia inventata, ha una base di spiegazione effettivamente autobiografica.
Come si passa dall’evento reale che ispira la storia alla sua formalizzazione narrativa?
Questa domanda è pertinente a “Petronille“, il romanzo che presentiamo oggi, perché anche il personaggio di Petronille Fanto è ispirato a una persona reale.

L’autofiction che caratterizza i miei romanzi non è voluta, è una tecnica cui faccio ricorso in modo istintivo. La causa di tutto è la mia convinzione di non esistere; tramite la scrittura riesco a superare questo problema psicologico perché sento di esistere, realizzo di essere qualcosa.
Ho vissuto in Giappone fino a diciassette anni e, quando vi ho fatto ritorno, temevo che il Giappone non esistesse, che fosse una mia invenzione. E invece, una volta lì, ho rincontrato persone che conoscevo, e loro mi hanno riconosciuta. Per me è stato un grave shock.

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Foto tratta dal sito ufficiale www.amelienothomb.com

Il Suo stile è omogeneo, cionondimeno nel corso degli anni ha subito dei cambiamenti: sono andati diminuendo i calembour, parallelamente all’ispessimento del lessico; una costante sono invece i giochi etimologici.
Secondo Lei il Suo stile è cambiato?

Sì, cerco di eliminare il più possibile i calembour, e aspiro a uno stile sempre più puro.

Che effetto ha su di Lei il feedback critico? Le cose che vengono scritte su di Lei influenzano la Sua scrittura?

Ogni settimana ricevo almeno una tesi su di me; per ora quella che ha ottenuto il miglior voto è stata scritta a Chernobyl! E il Giapponese che ha realizzato la miglior tesi sui miei lavori si è laureato all’Università di Fukushima! Molte tesi aggravano il mio problema psicologico perché sostengono la mia persuasione di non esistere.

Adesso convergiamo su “Petronille“, il cui nucleo tematico è l’amicizia.
L’amicizia in questione com’è definibile in relazione ai rapporti d’amore, che sono sempre rapporti di potere, violenti e distruttivi?

L’amore è molto più chiaro dell’amicizia, perché si sa benissimo cosa si vuole dalla persona amata e che cosa questa vuole da noi. Invece l’amicizia è un mistero: qual è il suo oggetto? Qual è il suo scopo?
Le amicizie che ho avuto nella mia vita sono sempre state molto più difficili delle relazioni amorose, e finora gli amici mi hanno fatto molto più soffrire degli amori. Però, oltre all’amicizia malefica – al centro nel romanzo Antichrista – ho conosciuto anche quella benefica – descritta in Mercurio. In Petronille ci sono entrambi i tipi di amicizia.
La casa editrice Voland presto pubblicherà un libro scritto dalla persona che mi ha ispirato il personaggio di Petronille, il cui vero nome è Stéphanie Hochet.

Lei ha studiato filologia classica, e nei suoi libri tocca tanti temi riconducibili alla cultura classica, incluso l’obiettivo formale della purezza di stile.
Qual è il suo rapporto con la classicità?

A undici anni ho imparato le lingue greca e latina, e a sedici anni già parlavo latino. Sono convinta che questi siano gli insegnamenti più utili che abbia appreso in tutta la mia vita, e che se oggi sono la scrittrice che sono lo devo proprio al latino e al greco.

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Scatto del 28.2.2012 presso la Libreria Hoepli di Milano, dal sito ufficiale www.amelienothomb.com

Un elemento centrale dei suoi romanzi è il vuoto, un elemento molto giapponese – nelle decorazioni giapponesi spesso il vuoto prevale sul pieno, a esempio.
Per Lei il vuoto è il preliminare per il sublime o è esso stesso il sublime?

Nei miei romanzi il vuoto vuole essere rappresentazione tanto della concezione occidentale del nulla quanto di quella giapponese: per l’Occidente il nulla è il male, quando un Occidentale dice che una persona è una nullità vuol dire che costui o costei ha fallito nella sua vita. Invece la filosofia Zen giapponese vede nel nulla l’eccellenza, un Giapponese che abbia raggiunto il nulla si sente perfetto.
La differenza è questione di energia: il nulla giapponese è pieno di energia, la calligrafia giapponese è bellissima perché costituita da segni leggerissimi elettrizzati dal vuoto che li circonda. Al contrario, gli artisti occidentali tendono a riempire il vuoto, a eliminare il nulla.
Come dicevo prima, con il passare degli anni sto puntando sempre più alla purezza stilistica, al vuoto appunto.

La Scuola Normale Superiore ha pubblicato, sul proprio canale YouTube la registrazione video della conferenza. Buona visione!

Gabriele Flamigni per Radioeco

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