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[presentazione] Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria – Tiziano Terzani

Terzani-Unidea-di-destinoIntensa, profonda, vissuta. Sono questi, secondo me, gli aggettivi che meglio si attagliano all’esistenza di Tiziano Terzani (sito, fb).

Ma devo riconoscere che per descrivere la sua vita è azzeccato anche “straordinaria”, come recita il sottotitolo dell’ultimo libro del giornalista e scrittore fiorentino, pubblicato postumo quest’anno: Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria (Longanesi, 2014). La raccolta di brani tratti dai suoi diari, scritti durante i suoi viaggi da corrispondente, copre oltre un ventennio della vita di un reporter come pure del nostro mondo: da Pechino a Firenze, dal 1981 al 2004, anno della scomparsa di Tiziano.

Proprio in occasione del decennale della sua morte il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, nella persona di Alessia Bicocchi, laureatasi con una tesi proprio sull’URSS di Terzani, ha invitato sua moglie, Angela Staude, a presentare l’ultimo libro di Tiziano. Il seminario Scrivere per viaggiare o viaggiare per scrivere? si è tenuto Mercoledì 19 Novembre presso il Palazzo del Consiglio dei Dodici (Piazza Cavalieri 1).

Quello che segue è l’intervento di Angela Staude, andato in onda lo scorso Lunedì 24 Novembre per UnipiNews (ascoltalo qui sotto e ascolta pure il podcast).

 

“Il desiderio di vedere con i propri occhi la realizzazione del socialismo in Asia, che in Tiziano si accompagnava alla passione per il viaggio e alla curiosità per l’altro, lo spinse a intraprendere la carriera giornalistica. Per questo girò l’Europa alla ricerca di una testata che avesse bisogno di un corrispondente dall’Estremo Oriente.

Il quotidiano tedesco Der Spiegel (sito) trovò interessante questo personaggio, un Fiorentino reduce da una collaborazione con l’Olivetti, la celebre azienda italiana produttrice di macchine da scrivere, e per questo lo assunse. Era il 1972. Tiziano aveva trentaquattro anni.

1979394_10152238221349315_7395297843290406452_oAll’epoca Mao stava attuando in Cina il progetto di modernizzazione in senso comunista, che in realtà si sarebbe risolto in un sistema totalitario. Nel 1980 riuscimmo a entrare in Cina – Mao era morto da quattro anni, nel 1976 – e assistemmo all’apertura delle prigioni e alla chiusura dei campi di lavoro, da cui stavano tornando alla vita milioni di Cinesi. Il risultato di trent’anni di Comunismo erano sessanta milioni di morti.

Tiziano cominciò a raccontare quello che vedeva. Perciò nel 1984 fu espulso dalla Cina.

Ci trasferimmo quindi in Giappone, dove capimmo che l’Asia stava iniziando a prendere la propria rivincita sui colonizzatori europei. Il Giappone era un paese moderno, dall’economia fortissima; sembrava che il futuro sarebbe stato giapponese. Ma il costo era immenso. Andando a vivere in Giappone ci accorgemmo che questa vittoria sul piano economico aveva dei grandi costi in termini di qualità della vita.

Tiziano cadde in una pesante depressione che non sapeva come scuotersi di dosso. Ma poi capì che la causa del suo malessere era il tipo di vita stressante che lui, come tutti noi, si trovava a fare. Intraprese allora (era il 1993) il viaggio che avrebbe raccontato in “Un indovino mi disse, il primo libro non del tutto giornalistico, sebbene la ricerca di come stessero di fatto le cose restasse il suo primo interesse, e anche il primo libro di Tiziano che divenne molto popolare in Italia.

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Tiziano con la moglie Angela

L’anno dopo Tiziano si trasferì in India e si accorse che quella indiana era l’unica grande civiltà asiatica ad aver conservato la propria spiritualità. “La nostra mente – era solito dire – può fare di tutto, ma noi non la sfruttiamo! Quando uno va in India invece si accorge che lì la usano ancora in modo straordinario”.

Tiziano nel 1996 chiese il prepensionamento. Aveva 58 anni. Proprio pochi mesi dopo gli fu diagnosticato un linfoma allo stomaco. Una notizia a cui non era preparato. E che non accettò da vittima, ma di cui incolpò, ancora una volta, il suo stile di vita: stressato, preoccupato, senza mai concedersi un momento di riflessione.

Andò a curarsi negli Stati Uniti; i trattamenti cui si sottopose, sebbene necessari, non gli bastarono. Quando i medici gli dissero: “Lei è guarito, può tornare a fare la vita di prima”, Tiziano rimase basito. “Come – commentò – tornare a fare la vita di prima, se è proprio quel tipo di vita che mi ha fatto ammalare!”.

Tornò in India, smise di scrivere e iniziò a indagare su qualcosa che in Asia è sempre stato capito molto bene: il lato spirituale dell’esistenza. Il progresso di queste sue “indagini” fu messo per iscritto in una baita sull’Himalaya, dove Tiziano ha trascorso gli ultimi cinque anni della sua vita e ha scritto “Un altro giro di giostra.

Poi, nel 2004, tornò in Italia e morì in una frazione di Pistoia sull’Appennino tosco-emiliano, Orsigna, che lui chiamava “il mio Himalaya italiano”. Prima di andarsene parlò a lungo con nostro figlio Folco, gli raccontò la propria vita e registrò queste conversazioni, da cui è stato tratto il libro “La fine è il mio inizio (da cui l’omonimo film con Elio Germano nel ruolo di Folco e Bruno Ganz in quello di Tiziano).

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Un fotogramma del film “La fine è il mio inizio” con Elio Germano e Bruno Ganz

Dopo la pubblicazione di altri libri postumi (catalogo online), quest’anno, in occasione del decennale della sua scomparsa, è uscito “Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria. Nei diari è conservata la parte più tetra, più nera, più incerta di Tiziano. Quella che nei libri non si trova, e per questo quella più interessante”.

Di seguito l’ultima intervista concessa da Tiziano Terzani, Anam. Il senzanome.

Gabriele Flamigni per RadioEco

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