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Presidenziali francesi – Una settimana in un clic! – Speciale

Presidenziali FR

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Il primo editoriale politico di RadioEco. Basta un clic per conoscere gli eventi politici più importanti della settimana, non solo dall’Italia, ma dall’Europa e dal mondo.

Per questa settimana… Speciale presidenziali francesi

Lo scorso 23 aprile gli elettori francesi sono stati chiamati al voto per il primo turno delle presidenziali. In campo erano schierati sei candidati: l’indipendente Emmanuel Macron (facendo nascere il partito “En Marche!”), la leader del Fronte Nazionale Marine Le Pen, il repubblicano François Fillon, il candidato di sinistra Jean-Luc Mélenchon, il socialista Benoît Hamon e il sovranista di destra Nicolas Dupont-Aignan.
In questa edizione speciale dedicata al voto francese analizzeremo i contenuti ed i risultati del turno elettorale.
La politica è fatta di risultati, di numeri e di percentuali, tutte cose molto complesse da comprendere e analizzare, ma facili da mettere in ordine:
-  Emmanuel Macron con il suo partito indipendente “En Marche!” raggiunge il 23,86% di voti. Fondamentale è stato il drastico calo degli elettori del Partito Socialista francese;
-  Marine Le Pen raggiunge un traguardo storico alle presidenziali per il Fronte Nazionale superando i 7,5 milioni di elettori e superando del 3,5% il risultato del 2012 con il 21,43% di voti a favore;
-  François Fillon – repubblicano – rispetto alle presidenziali del 2012 perde il 10% di voti attestandosi al 19,94%. Il Partito Repubblicano francese subisce il fenomeno della caduta dei partiti storici dilagante in tutta Europa;
-  Il candidato di sinistra Jean-Luc Mélenchon beneficia della caduta dei partiti storici ai danni del Partito Socialista guadagnando l’8% in più rispetto al 2012 raggiungendo la soglia del 19,62% di voti;
-  Benoît Hamon, rappresentante del Partito Socialista, subisce una drastica perdita di elettori fermandosi al 6.35% di voti. Rispetto alle presidenziali del 2012 il Partito Socialista perde circa il 22% di elettori;
-  Nicolas Dupont-Aignan registra un 4,37% di voti in favore della sua area Sovranista di destra.

Salta subito all’occhio in questo turno di presidenziali la grande sconfitta dei partiti storici della Francia quali il Partito Socialista e il Partito Repubblicano, rispettando il fenomeno diffuso in tutta Europa della caduta dei partiti classici.
Nelle grandi città come Parigi e Lione vince Emmanuel Macron, a Tolosa vince Melenchon, mentre a Nizza vince François Fillon.
Nelle regioni la situazione è totalmente diversa: nella regione di Provence-Alpes-Côte d’Azur, in Occitania, nella regione Grand-Est e nell’Alta Francia e Normandia vince Marine Le Pen, superata solo nell’ Île-de-France, nella Nouvelle-Aquitaineda, nell’Auvergne-Rhône-Alpes, nella Bretagna e nei Paesi della Loirada da Emmanuel Macron.
Un dato molto importante è l’affluenza alle urne: nel 2007 sono stati l’88,7% di francesi a recarsi alle urne, mentre nel 2012 si è registrato un calo quasi del 10% con un 79,4% di votanti. In questo turno elettorale si è registrato un lieve calo dell’affluenza con il 78,7% di francesi pronti ad esprimere il proprio consenso per uno dei candidati.

Giammario Spada.


Fin dai suoi albori il mondo è sempre stato frutto di un delicato equilibrio tra opposti in costante conflitto: yin e yang, bianco e nero, bene e male, Beatles e Rolling Stones.

La domenica elettorale francese appena trascorsa però ha fornito un nuovo spunto per questo dibattito eterno. Per qualcuno è ormai evidente il crepuscolo della storica divisione del mondo in destra e sinistra ma, è certo, il conflitto politico non può azzerarsi e si ripresenta in nuove forme al ballottaggio delle presidenziali che si terrà il 7 maggio.

A sfidarsi i due candidati che hanno raccolto il maggior consenso: Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Uno ex ministro dell’economia del governo uscente, grande sostenitore della globalizzazione, ex banchiere, milionario, ultra liberista e europeista convinto; l’altra, (ex) neofascista, acerrima nemica della globalizzazione e dell’immigrazione, euroscettica convinta. Chi si aspettava uno scontro classico e rassicurante tra i partiti tradizionali (Socialisti e Repubblicani) è certamente rimasto deluso, ma dove sono la destra e la sinistra in questo ballottaggio?

Non pervenute e sostituite dalle nuove categorie che spaccano il mondo occidentale di oggi: establishment vs anti establishment. Immaginate le grandi opere di Omero o di altri poeti greci e latini. Una pratica militare molto diffusa era quella per cui i re in conflitto sceglievano di far scontrare i loro migliori campioni l’uno contro l’altro invece di impiegare interi eserciti. Ecco che adesso avrete più chiaro il significato del ballottaggio francese: Macron, il campione dell’establishment e di Bruxelles, contro Marine Le Pen, il campione degli anti establishment e degli euroscettici riuniti.

Una distinzione troppo semplicistica?

No a giudicare dalla campagna mediatica che l’intera classe politica europea sta portando avanti in opposizione alla Le Pen; quella stessa campagna mediatica che non servì ad evitare la Brexit o l’elezione di Trump alla Casa Bianca. Ma sul cammino di Marine c’è un altro ostacolo: quel fronte repubblicano antifascista che funzionò benissimo nel 2002 quando suo padre Jean Marie arrivò al ballottaggio e fu sconfitto nettamente da Jacques Chirac su cui convogliarono i voti di tutti i partiti proprio in chiave antifascista. Oggi il mondo è un po’ diverso e il contesto politico europeo appare profondamente instabile. Per questo il giovane Macron appare il favorito per l’Eliseo.

La Francia sarà la prima vera vetrina di quello che si sta affermando come nuovo scontro e, forse, anche lotta di classe.

E allora Allons enfants de la Patrie.


Fabiano Catania.

 

Per RadioEco: Fabiano Catania e Giammario Spada.

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