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RADIOECO EST CHARLIE

RADIOECO EST CHARLIE e nella libertà di espressione, anche noi diciamo la nostra…

È già passata quasi una settimana dalla terribile strage di Parigi al giornale satirico Charlie Hebdo. Una settimana in cui il mondo ha avuto decisamente una scossa, l’Occidente ha tremato, tutti si sono fermati a riflettere. Nel 2015 si può ancora morire perché si esprimono le proprie opinioni. La potenza della penna è grande, è la libertà che crediamo conquistate e che invece ci sfugge. La potenza delle parole che si mettono in circolo e innescano reazioni, la potenza delle immagini, la potenza di tutta l’espressione dell’essere umano, non può e non deve finire.

Anche Pisa si è fermata a ricordare: Domenica 11, prima in Piazza dei Cavalieri e poi in Piazza dei Miracoli, le penne rosse impugnate da grandi, piccini, studenti, lavoratori, mamme e padri si sono levate verso un cielo mesto, ricordando che la libertà di espressione è un diritto irrinunciabile e da difendere. Il silenzio è stato alla base della manifestazione nel segno della solidarietà, del rispetto e della libertà.

La redazione di RadioEco ha deciso di riunirsi e di dire la propria, sottolineando la vicinanza morale all’accaduto e interpretando il concetto di libertà di espressione oggi, in un’epoca in cui le cose più scontate sono quelle da riconquistare. A ogni pensiero sarà accompagnato da una copertina del giornale francese, non a sostegno dei contenuti, ma a sostegno della libertà di esprimersi come si vuole. Buona Lettura! #NousSommesCharlie

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“Si possono uccidere le persone e non le loro idee”

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[“L’uomo è nato libero ma ovunque si trova in catene” affermava Rousseau. E le catene oggi sono più pesanti che mai, quelle catene che fanno della libertà un’utopia, una meta irraggiungibile. Quella libertà di esprimersi che dovrebbe essere alla base della civiltà, la libertà di dar vita a parole, e dalle parole alle idee, armi tacite, potenti e sottovalutate. Sono i confini di quella libertà – come in qualsiasi altro campo sia essa applicabile – che dobbiamo annientare e estendere più che mai: “potrei non essere d’accordo con ciò che hai da dire, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo” sosteneva un altro filosofo francese: Voltaire.]

Alessio Foderi 

The socialist party has chosen its maid (Hollande vacuuming up Sarkozy).[“Et surtout la santé”, un tweet enigmatico quello della testata giornalistica Charlie Hebdo, un attacco ancora più incomprensibile quello dei due siriani. Fanatismo religioso, motivi politici o un piano con mire ben più alte? Quale sia il movente non è dato sapere. Ma per un attimo non pensiamoci, cerchiamo di guardare oltre, di non cadere in commenti xenofobi, di non incrementare l’intolleranza religiosa, di non esasperare il razzismo: la fede non incita alla violenza, Dio, qualsiasi sia il tuo, invita alla comunione tra popoli; le religioni non promuovono la guerra, cantano la pace. L’uomo uccide, odia, calpesta il prossimo e lo fa senza inibizioni proprio quando si nasconde dietro lo scudo della religione, della politica o di un’ideologia: non c’è una fede sbagliata, ci sono uomini sbagliati!]

 Liza Bellandi

untitled[BANG! Sono le 11 di mattina al numero 10 di Rue Nicolas-Appert. Quando due esseri umani aprono il fuoco su altri esseri  umani, dalle finestre si scorge Place de la Republique. La statua nel centro della piazza stringe un ramo di alloro in una mano, le tavole della legge nell’altra. Siamo tutti uguali, siamo tutti fratelli. Siamo liberi.
BANG! La satira in Francia non è la “satira” italiana. Il fatto che un giornale come Charlie Hebdo sia riuscito a rinascere continuamente dalle proprie ceneri a partire dal 1970 è un fatto impensabile per l’Italia, che può vantare un processo simile solamente nel Vernacoliere di Mario Cardinali, di cui però la diffusione è molto limitata. Per il resto, vi ricorda nulla il nome Daniele Luttazzi?
BANG! Una penna non uccide. Una matita non distrugge. Sono le idee a vivere in eterno, le idee volano alto ma non lanciano bombe. L’importanza dell’idea di libertà è più potente dell’idea stessa.
“L’inchiostro scorre al posto del sangue”]

Irene Coluccia

We don't have prostitutes any more. Thank god, we still have Miss France. [“Vorrei che non ci si limitasse a tollerare tutti i culti, ma che si fosse liberi di ridere di tutti” (De Sade). A fine ’700, in Francia, veniva incarcerato chi parlava così. Oggi viene ucciso. 200 anni di storia. E ancora dobbiamo levare le matite al cielo per dichiarare che il fondamento della civiltà è la libertà di opinione, non di uccidere. 200 anni di progresso. Perché allora l’intera società colpiva un singolo, mentre oggi lo difende da chi risponde alle risate con le armi. Je suis Charlie]

Gabriele Flamigni 

 

[Tutti siamo Charlie. E meno male. Nessuno, neppure chi di libertà di espressione non si è mai occupato (né interessato) può evitare di schierarsi contro la follia degli attentatori del giornale satirico. Essere Charlie è la normalità, non un merito. Messo in chiaro l’ovvio, però, è ben necessario mostrarsi cauti. L’eccezione non è la regola. Anche questa sembra un’ovvietà, 4-imagema è bene precisare che se circa 30 milioni di musulmani vivono in Europa non è per conquistarci, né per convertirci, né tanto meno per  spararci (!), ma piuttosto per vivere meglio e poter garantire istruzione e protezione ai propri figli. Dobbiamo dunque stare bene attenti a non cavalcare l’onda (più che mai anomala) della paura del diverso: la stragrande maggioranza dei musulmani vive e convive integrandosi di buon grado e pacificamente, talvolta mantenendo i propri costumi nel rispetto di quelli diversi, talvolta rinunciandovi. Passare da vittime a oppressori è un attimo, ed è ancor più facile in climi di tensione come il nostro, in cui non si cerca di meglio che un capro espiatorio. L’accento non deve essere posto sul fatto che siamo tutti Charlie (cosa, questa, pressoché pleonastica), ma sul fatto che siamo diversi da Cherif, Said e Amedy. Siamo cioè diversi da chi, in nome di un’autorità (poco importa se dio o una presunta superiorità etnica), calpesta coloro che non vi si conformano. Stiamo dunque ben attenti a difendere ciò che ci distingue dagli estremismi universalmente condannati: la tolleranza e la libertà. Ancor più importante della tanto citata libertà di espressione, però, ce n’è un’altra, giacché è inutile essere liberi di esprimersi se non si ha nulla da esprimere. Riporto allora le parole di Luporini che, nella canzone Si può, scriveva per Gaber «Ma come? Con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di pensare?» #JenesuispasCherifSaidAmedy]

Elena Bellini

shoah_hebdo2-b65b11-211x300[Premetto che non intendo esprimere la mia opinione riguardo all’accaduto in sé, ma vorrei porre lo sguardo alle reazioni della gente. Molto probabilmente non tutti voi sanno in che modo Charlie Hebdo fa satira. Prima stavo scorrendo la pagina facebook del giornale e ho visto alcune vignette precedenti all’atto terroristico. Una delle vignette, per esempio, ritrae la Madonna a gambe aperte mentre partorisce Gesù bambino. Il web è pieno di vignette e battute del genere, riguardo qualsiasi religione ed etnia e anche su gente famosa morta. Per quanto mi riguarda, ho sempre pensato che non ci fosse nulla di male in ciò. Sono parole e immagini che sono lì e lì rimangono; non sarà di certo una barzelletta su Mango il motivo per cui è morto e non può ritornare in vita. Spesso però mi sono sentita contraddetta a riguardo, ma ognuno ha le sue idee ed è legittimo che ci sia gente che ritenga inopportuna ironia del genere. Non mi trovo d’accordo però quando voi, proprio voi che vi scandalizzate o pensate che immagini del genere possano urtare la sensibilità di molti, scrivete sui social network “Je suis Charlie”. Prima di cambiare la vostra immagine del profilo per mostrare solidarietà, prima di identificarvi in Charlie Hebdo, prima di pensare di essere qualcuno che non siete, verificate che l’idea che state esprimendo sia davvero quella che condividete. Voi non siete Charlie Hebdo, voi siete delle pecore che seguono il gregge.]

Adriana Vernice 

[Esprimere la propria idea. Una possibilità che dovrebbe essere considerata sempre la cosa più naturale e propriamente umana che vi è al mondo. Una cosa scontata: ti piace questo film? No, si, forse, perchè. Sei d’accordo con questa scelta del governo? No,si,forse,perchè. La facoltà di poter rispondere con un “no,si,forse o perchè”,la facoltà di poter esprimere il proprio giudizio. Su un valore basilare come la libertà di espressione si dovrebbe fondare una società seria e solida,una società lungimirante e democratica, in cui la civiltà si può dire evoluta ed in evoluzione. Solo dal confronto di opinioni diverse e dibattiti,solo dallo scontro tra forze di segno opposto, pensieri in colluttazione (che però non producono sangue ma solo e soltanto riflessioni Bin Laden is alive!e ricchezza espressiva),si può sperare in un futuro migliore. Questi grandi valori sono stati messi a repentaglio nei giorni scorsi con i fatti parigini: la libertè dei francesi è stata messa sotto assedio, e con essa un pò tutti no. Ci siamo sentiti minacciati. Ma,certo,non possiamo cambiare per questo, un popolo non può regredire, abbiamo troppi pensatori alle spalle e avendo già il sapore in bocca della libertà non possiamo sputarla via. Per questo tutti noi continueremo, come abbiamo sempre fatto, ad esprimerci a nostro modo,a dare voce ai nostri valori, solo molto più consapevoli, coraggiosi e rafforzati nell’idea che “tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“. (art.21 Cost.) e che se parte della redazione di Charlie Hebdo è stata assassinata è stato per un atto di coraggio da parte della stessa nel mettere in concreto ciò che dovrebbe essere ma per troppe persone ancora non è: la libertà di fare satira su qualsiasi cosa, di ribaltare i punti di vista ed affrontare temi considerati inviolabili (ma non per questo perfetti) con sfrontatezza. Solo con gli atti di coraggio, piano piano,si può cambiare qualcosa.  “la satira non è mai blasfema perché non si occupa dell’assoluto ma del relativo. Non di spiritualità ma di umanità. La satira non manca di rispetto a Dio,casomai agli uomini che usano Dio per dominare altri uomini” Massimo Gramellini]

Elena Alei 

image[Un uomo saggio un giorno parlando di un mondo ideale disse “nothing to kill or die for, and no religions too”. Quell’uomo era John Lennon e combattè la sua intera vita per la pace, giungendo alla conclusione che la religione non dovrebbe portare alla guerra, ma all’amore. Oggi come non mai dovremmo ricordare queste parole per tornare a credere nel futuro. Perchè quando viene uccisa la libertà d’espressione muore anche la civiltà. E l’uomo si riduce alla stregua di una bestia.]

Eleonora Pieraccioli 

 

[ L’attentato a Charlie Hebdo a Parigi colpisce e lascia senza parole. Per l’attacco alla libertà di espressione e pensiero all’interno
untitled di un luogo che ribolle di cultura e idee prima di tutto, ma anche per come questo episodio abbia dato luce ad una serie di squallori e ipocrisie. Si va da chi pensa “se la sono cercata, bastava non esagerare con le vignette” (es. Financial Times) passando per tutti quei politici che adesso si scoprono pro-satira, quando per decenni la satira è stata oggetto di attacchi e censure (chiedere a Grillo e Luttazzi) fino a chi già si sfrega le mani pensando alle propagande politiche anti-immigrati e anti-musulmani che metteranno in atto strumentalizzando la strage che è avvenuta. Davanti ad un quadro simile le sensazioni che prevalgono sono di
smarrimento e desolazione. ]

Giacomo Corsetti 

 

Manifestazione a Pisa: 11/01/2015

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