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Rafael Nadal e quell’inesorabile inabissarsi nella terra (rossa)

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La crisi di Nadal sembra senza fine. Una discesa verticale che non trova un paracadute nemmeno nell’amata terra rossa, dove le ferite, se vogliamo, fanno ancora più male. Altre riflessioni.

La crisi di Rafael Nadal sembra non avere fine. Francamente trovo quasi disorientante vedere Rafa partecipare a due tornei come Buenos Aires (250) e Rio de Janeiro (500) senza portare a casa nemmeno un trionfo. Confonde sopratutto se consideriamo che si giocano entrambi sulla terra rossa, la superficie su cui ha costruito la sua Leggenda. In particolare Buenos Aires è un torneo che, non me ne vogliano, avrei vinto pure io probabilmente, tanto era modesto. Penso che al Tennis Italia a Forte dei Marmi organizzino competizioni più competitive ed avvincenti.

Come amante del tennis, vedere Nadal in queste condizioni mi dona inevitabilmente un velo di malinconia. È un po’ come se un’epoca si stesse per chiudere. Federer ha 35 anni (il pensiero del suo ritiro mi mette ansia quanto vedere Cristian Zapata con la palla tra i piedi), mentre Nadal ha 30 anni ma pare faticare più del Panatta attuale su un campo da tennis. La sensazione che è uno dei dualismi più grandi della storia del tennis si stia per chiudere. Ormai quell’aura divina che circondava Nadal sta svanendo sconfitta dopo sconfitta. E non importa se l’avversario si chiama Cuevas o Djokovic. Ormai tutti nel circuito sanno che contro Nadal “si può fare” (cit.), indipendentemente dalla superficie. Un’aura che diventava letteralmente inscalfibile quando la terra rossa era il palcoscenico di gioco. Adesso quel palcoscenico è terra di conquista per i Thiem, i Nishikori e ovviamente per i dittatori serbi di turno.

Il diritto, una volta un incubo per gli avversari, impreciso e cortissimo. Profondità inesistente o quasi. Rapidità negli spostamenti da Fiat Panda (e quando sei abituato a vedere correre una Ferrari, ti fa uno strano effetto). La lunga distanza non è un ancora di salvezza per Rafa. Molte della sue sconfitte sono giunte al set decisivo, lì dove un tempo quello strapotere fisico e quella mentalità da vincente facevano la differenza. Basti ricordare le partite contro Djokovic al Roland Garros nel 2013 oppure la finale di Wimbledon 2008, giusto per fare due esempi. Francamente mi risulta difficile pensare ad un ritorno in grande stile dell’ex-numero uno del mondo.

Le motivazioni possono essere molte. Si va dall’età anagrafica, al modo di giocare fino ad un’usura fisica figlia dei molti infortuni patiti durante la carriera. Per non parlare dell’inevitabile presenza di nuovi avversari, più giovani ed agguerriti (Dominic Thiem e Nick Kyrgios su tutti). Una situazione che non ha niente a che vedere con quella avuta da Federer nel 2013. In quel caso il periodo di crisi si racchiuse in dieci mesi (non due anni), senza considerare l’integrità fisica dello svizzero unita ad uno stile di gioco meno probante e più vario, quindi modificabile. Non ce lo vedrei molto Rafa reinventarsi serve & volley all’improvviso.

Il 2016 doveva essere l’anno della riscossa invece, da come è iniziato, sembra somigliare più a quello del definitivo inabissamento. Già lo scorso anno l’Impero sulla terra rossa si era sgretolato come una sorta di Impero Romano d’Occidente tennistico ed è difficile ipotizzare una riconquista di uno Slam oppure del primo posto nel ranking quando basta un Cuevas qualunque ad interrompere un torneo. Senza considerare la presenza soffocante (per gli altri) di quel “demonio” che di nome fa Novak Djokovic, alla ricerca di un Roland Garros sempre più ossessione e sempre meno sogno.

L’annata è appena iniziata e le nubi non sono mai state così scuse, cosi come i dubbi, nella testa dello spagnolo. Nubi che potrebbero portarlo a sprofondare nel ranking, qualora non avvenisse quel sussulto che milioni di tifosi attendono. Il problema è che più passa il tempo e più la possibilità che questa riscossa avvenga si fa sempre più flebile. E stavolta la terra rossa non ci sarà per salvarlo da sé stesso.

Giacomo Corsetti

@giacomocorsetti

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