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Ragazzi selvaggi, moderni Mowgli cresciuti dagli animali

Eppure Mowgli esiste (o è esistito) nella realtà.  Sono i ragazzi selvaggi, circa 55 casi registrati nelle cronache degli ultimi secoli. Sopravvissuti alla morte e ritrovati dopo anni: nudi, incapaci di camminare eretti e di parlare, adattati a muoversi velocemente a quattro zampe o ad arrampicarsi sugli alberi. Abbandonati o persi nella giungla. Ma come sono sopravvissuti i ragazzi selvaggi?

ragazzi selvaggi

ragazzi selvaggi

Gli studiosi del fenomeno ritengono che esseri umani, a partire da circa 2 anni di età, possano resistere in un ambiente selvatico nutrendosi di foglie, erba, bacche, radici, uova di uccello e piccoli animali, come insetti, rane e pesci.

In alcuni casi i ragazzi selvaggi sono sopravvissuti perché protetti da animali simili alla nostra specie. “È pensabile che alcuni animali tollerino la presenza di un piccolo della specie umana. Stando in contatto anche solo visivo con loro, un bambino può così individuare fonti d’acqua e di cibo, ripararsi la notte in luoghi caldi e sicuri, -dice Angelo Tartabini, docente di Psicologia evoluzionistica all’Università di Parma sul caso dei ragazzi selvaggi. - Gli studi di Konrad Lorenz, il padre dell’etologia, sulle caratteristiche infantili nelle specie di mammiferi, in relazione ai ragazzi selvaggi, indicano che essere paffutelli, con testa grande e rotonda, muoversi in modo goffo, sono caratteri che inibiscono l’aggressività e innescano istinti protettivi anche nei confronti di cuccioli di altri animali. Dopotutto i bambini, cioè i cuccioli di uomo, non sono troppo diversi da quelli delle scimmie e come gli altri animali possono anche subire un imprinting da parte della specie che li ha adottati, finendo per assomigliare ai nuovi “genitori”.

Nudo nella foresta

Il primo caso registrato di ragazzo selvaggio risale al 1344, un episodio divulgato dal grande naturalista Carlo Linneo e poi ripreso dal filosofo francese Jean Jaques Rousseau: alcuni cacciatori ritrovarono fra i lupi un bambino selvaggio di circa 10 anni e lo portarono al principe d’Assia. Ma il caso che fece più clamore risale al 1798, quando fu catturato nei boschi francesi dell’Aveyron un ragazzino selvaggio di 12 anni: completamente nudo, mordeva e graffiava e, chiuso in una stanza, andava avanti e indietro come un animale in gabbia. Affidato a una vedova e poi a un naturalista, per ordine del ministero dell’Interno fu portato a Parigi e rinchiuso nell’Istituto per sordomuti, dove venne prelevato dal medico Jean Itard che ne tentò il recupero comportamentale e linguistico. Egli segnò su un diario tutti i progressi fatti dal ragazzo nel corso di 5 anni.
Progressi limitati, però: Victor imparò abbastanza presto a comunicare con una sorta di pantomime (per esempio, se voleva uscire portava il cappotto e il cappello al suo tutore), ma non riuscì mai a parlare. Cominciò a scrivere diverse parole, verbi e aggettivi, ma mai imparò a usare i termini in modo astratto, cioè applicando le parole in un discorso in assenza degli oggetti o delle emozioni a cui si riferivano.

Ora, se pensavate che queste cose potessero succedere solo nei film, nei cartoni o nelle antiche leggende, sappiate che è anche verità. I ragazzi selvaggi sono esistiti (o esistono ancora). Comunque vada, educati da genitori umani o animaleschi, l’animale più pericoloso è, e sarà sempre, l’uomo.

di Davide Giannecchini

Fonte: Focus.it

 

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