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Recensione: Addio Fottuti Musi Verdi

Alzi la mano chi non si è mai imbattuto in un video dei The Jackal. Probabilmente nessuno. Impossibile è stato infatti uscire indenni dal tormentone sanremese di “termostato”, o da quello natalizio di “tengo le allucinazioni, Cì”. Forti di una capacità tecnica e di montaggio sopraffina, e della solita comicità partenopea che ha conquistato tutta la penisola, anche Ciro & co. hanno deciso di fare il grande passo e debuttare sul grande schermo con Addio Fottuti Musi Verdi. Noi lo abbiamo visto in anteprima alla Festa del cinema di Roma. Qui la nostra recensione.

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Parliamoci chiaro: il passaggio dal piccolo al grande schermo per i The Jackal era una mera questione di pochissimo tempo. Un passaggio del tutto giustificabile alla fine, per un team che ha dimostrato sin dagli esordi una notevole maestranza del medium, e un impeccabile talento nel montaggio, nonché una profonda conoscenza cinematografica a cui attingere nella realizzazione dei propri video. Dopotutto i The Jackal, a differenza di quanto compiuto dai The Pills, non hanno mai impostato la loro produzione su pillole, o video di pochi minuti, bensì su un raggio di minutaggio che poteva facilmente superare i cinque minuti, senza per questo annoiare o tediare il proprio spettatore. Vi era pertanto una fiduciosa attesa dietro all’uscita del loro lungometraggio di esordio Addio Fottuti Musi Verdi. Forti anche di una campagna promozionale che risente dell’autoironica e simpatica goliardia che ha da sempre accompagnato “gli sciacalli napoletani”, il film prometteva bene. Eppure qualcosa è andato storto. Puntare sul genere della fantascienza come base per la loro opera prima non ha giovato ai The Jackal, i quali, come moderni Icaro, hanno volto puntare troppo in alto, finendo per bruciarsi le ali. L’idea di partenza – ma davvero bisogna migrare nello spazio per trovare lavoro? – è una tematica iperbolica che per quanto si sposi alla perfezione con la situazione attuale in Italia, non è stata sfruttata al meglio, finendo per autodistruggersi tra le loro mani. I The Jackal dopotutto sono figli di una terra come Napoli, una città che conoscono fin troppo bene e che ci hanno insegnato ad amare ancor più, rivelandone lo spirito più carnevalesco e anche folkloristico (si pensi solo alla serie “Vrenzole”, o “Gli effetti di Gomorra sulla gente”). Trasmigrare la loro comicità nello spazio non ha ottenuto i risultati sperati, soprattutto a livello di sceneggiatura. Non a caso le parti più riuscite sono quelle ambientate lì, in quella Napoli che respira dell’influenza viva di Edoardo de Filippo e Massimo Troisi. Le battute risultano fiacche, sgonfiate dell’ilarità che tanto piace al loro pubblico, e a poco serve enfatizzare l’accento napoletano (che diciamolo, come scatena il sorriso lui, pochi altri ci riescono), caricare ancor più la propria mimica facciale, o puntare su un montaggio ritmato e adrenalinico che tanto deve a registi come Edgar Wright. Il film decolla a fatica, senza mai volare ad alta quota. Rimane sospeso tra un sorriso e una mite sghignazzata, senza arrivare mai alla risata fragorosa che ci si aspettava.

Addio Fottuti Musi Verdi

Ciro Priello e Fabio Balsamo alla conferenza del film – Foto di Elisa Torsiello

Addio Fottuti Musi Verdi prende dai corti precedenti quell’essenza visiva ineccepibile, una tecnica e la cura di ogni dettaglio che pochi altri video-maker possono vantare in giro, tralasciando però l’altra controparte necessaria alla buona resa di un’opera cinematografica (soprattutto se si parla di commedia): la sceneggiatura. Visivamente il film è un compendio di trovate geniali e continui omaggi al mondo cinematografico che ha accompagnato la crescita artistica dei The Jackal (da Star Wars a L’alba dei morti dementi, anche se in questo caso l’omaggio ha rasentato la mera imitazione), ma a livello testuale l’acume comico e intellettuale si è perso nello stessi universo in cui si trova a fluttuare il protagonista, Ciro Priello. Degna di nota l’interpretazione del cast, soprattutto della coppia “Ciro-Fabio”. Pur non arrivando ai livelli di quello formato da Simon Pegg e Kevin Frost, il loro duo funziona e riesce a colmare qua e là qualche falla di sceneggiatura, rinvigorendo e animando così l’opera.

Ciononostante, rimane forte la speranza che il film, critica a parte, riscontri un buon successo al botteghino, così da portare i The Jackal a realizzare un nuovo progetto. Sono pochi i giovani in grado di vantare la stessa cultura e abilità tecnico-visive dei The Jackal (come loro, baciati dal successo, forse Sydney Sibilla, Gabriele Mainetti e Fabio&Fabio). I ragazzi hanno solo bisogno di un lavoro che li avvicini alle proprie radici, a quella comicità terra-terra che li ha lanciati nel panorama italiano. Non serve cercare lavoro nello spazio, basta ritornare a scoprire il mondo che ci circonda. Appresa questa nozione, tutto il successo sarà più che meritato.

Elisa Torsiello per Radioeco

 

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