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[Recensione] Animali Fantastici e Dove Trovarli

Arriva finalmente nelle sale italiane lo spin-off di Harry Potter firmato J.K. Rowling e diretto da David Yates. Non si tratta solo di un film, ma di un viaggio magico con destinazione la nostra fanciullesca spensieratezza. Qui la nostra recensione.

di Elisa Torsiello

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Tra i vari libri che abitano la prestigiosa biblioteca della Scuola di magia di Hogwarts, vi è ne uno fondamentale per la crescita di ogni maghetto e dal titolo alquanto buffo: “Animali Fantastici e Dove Trovarli”. È uno di quei libri che da piccoli avremmo sostituito volentieri coi nostri pesanti fardelli culturali intitolati “antologia 1”, oppure “English SchoolBook”, e a cui, trattandosi di un testo obbligatorio per gli studenti del primo anno ad Hogwarts, siamo un po’ affezionati perché, nel suo piccolo, ha dato il via alla nascita di Harry Potter come maghetto. Quindici anni dopo aver visto Harry entrare dalle porte di Hogwarts in La Pietra Filosofale, J.K. Rowling prende la sua penna magica e, come in uno dei più belli incantesimi, decide di trasformare proprio le pagine del testo di Newt Scamander in inquadrature; le parole in esso contenute in vestiti e attori; gli animaletti del titolo in realtà. J.K Rowling, coadiuvata dal regista David Yates, ha cioè dato forma a una porta sotto forma di schermo cinematografico, che una volta attraversata, è pronta ad immergerci in un tunnel fatto di ricordi di infanzia e malinconica spensieratezza, per poi lasciarci in un mondo del tutto nuovo e ben distante da quello di Harry Potter (mondo a cui i due ammiccano lo stesso, con azzeccate e giustificate strizzatine d’occhio, quali vari incantesimi, o personaggi ben noti ai fans della saga). Al centro di questo nuovo universo cinematografico non vi è alcun prescelto, nessun eroe, nessun “ragazzo che è sopravvissuto, venuto a morire”. Vi è solo uno studioso ordinario come Newt Scamander, (Eddie Redmayne) giunto a New York per svolgere delle ricerche e completare così la sua raccolta di studi dedicati alle varie specie di animali fantastici. Ad incrociare la sua strada sulle caotiche scale di una banca, ci sarà il No-Mag (forse meglio conosciuto con il termine britannico “babbano”) Jacob Kowalski, il quale per uno strano gioco del destino, aprirà per sbaglio la valigia del magizoologo, liberando gli animali fantastici lì tenuti ben nascosti. Già, perché a fare da sfondo a questa nuova magica avventura, vi è una New York che al proibizionismo di alcolici, ha sostituito quello alla magia. Incutente di terrore nel mondo dei maghi, è il divieto a mostrarsi per quel che sono, ma soprattutto di importare e mostrare creature fantastiche e magiche, dopo che qualcosa di misterioso semina caos e distruzione per le strade della grande mela l’oscuro Gellert Grindewalt è introvabile. Precario è l’equilibrio sui cui giocano il mondo magico e quello dei No-Mag; entrambi gli universi sono sul piede di guerra, fomentati anche da fondamentalisti alla caccia alle streghe capitanati da Mary Lou (Samantha Morton) e l’arrivo di Scamander non farà altro che accendere la miccia finale.

animali-fantastici-newt-scamanderAnimali Fantastici e Dove Trovarli si presenta pertanto come un mondo a se stante e, se vogliamo, anche autoconclusivo. Non ha bisogno di prendere in prestito alcunchè dalla saga di Harry Potter, anche se, volente o nolente, il termine di paragone con quest’ultima risulta indispensabile e prevedibile. Dopotutto stiamo parlando non solo di una saga letteraria e cinematografica dall’enorme successo mediatico, ma di una serie di eventi che hanno segnato come pietre miliari il nostro cammino di vita, scandendo la nostra crescita e i nostri passaggi, da bambini ad adolescenti, e da giovanotti ad adulti. Eppure, senza tanto fan-service, Animali Fantastici e Dove Trovarli riesce a vincere i pregiudizi e convincere il pubblico, rivelandosi capace di far sognare ancora chi con il maghetto inglese ci è cresciuto, e chi ancora di questo mondo risulta esserne ancora un babbano estraniato. L’intreccio si rivela tutt’altro che infantile, diramandosi in sotto-livelli narrativi dal forte valore etico e dall’imponente critica sociale, tanto attuale negli anni venti, quanto adesso. Con un occhio politico a prestiti bancari rifiutati, poca accettazione di ciò che è diverso, sogni difficili, povertà e scontro culturale con la vecchia Europa, J.K. Rowling fa pensare intrattenendo, riuscendo a plasmare un universo nuovo, abitato da personaggi ben caratterizzati e a cui è difficile non affezionarci (Kowalski e Queenie in particolare), e da villain imprevedibili e dalla forte carica di terrore. Ad aiutare lo spettatore ad addentrarsi in questo nuovo mondo magico, facendolo volare ancora alto con la fantasia, ritornando per due ore bambino, sono interpreti di alto spessore, capaci di far risultare credibili anche ciò che, grazie ad un uso a volte un po’ troppo sproporzionato del CGI, vero non è. Ottimi a tal proposito Colin Farrel ed Ezra Miller (quest’ultimo ha saputo ben dosare l’aspetto più debole e terrorizzato del suo personaggio, senza cadere mai nel ridicolo), Katherine Waterstone, spigliata e spontanea al punto giusto nei panni di Porpentina Goldstein, e Dan Fogler nel ruolo dell’impacciato Kowalski. Unica pecca è stata la scelta di affidare a Eddie Redmayne il ruolo di Newt Scamander. Non che l’attore abbia portato sullo schermo un personaggio piatto e non riuscito; tutt’altro. Il problema risiede nel modo in cui Redmayne si è approcciato a tale personaggio, donandogli quelle faccette buffe, ma a lungo andare insopportabili, miste a tutte quelle espressioni contrite e perpetuamente in imbarazzo che da un magizoologo come il suo non ci si aspetterebbero. La sua è risultata essere a tratti una performance quasi caricaturale, ma che per fortuna, non ha intaccato più di tanto il giudizio finale.

Staremo a vedere cosa ci riserveranno i prossimi episodi, e se essi saranno all’altezza di questa prima, sorprendente avventura. Forte è infatti la paura che, per coprire una saga di altri quattro capitoli, il brodo venga allungato più del necessario, rovinando così una buona partenza e un universo magico, ma altrettanto fragile, come quello dell’infanzia ritrovata. Speriamo che la Rowling non abbia finito dunque tutti i suoi trucchetti di magia, e con un Wingardium Leviosa ci trasporti ancora lassù, nel mondo della realtà sospesa e ricca di sogni tipica dei bambini.

VOTO: 7 e ½

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