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[Recensione] Annalisa – Splende

Color-Fill-5_zps5e3433bbLa grande sorpresa del festival di Sanremo 2015 è solo una, almeno in fatto di voce, e si chiama Annalisa Scarone. La cantante ha infatti conquistato unanimemente i critici e il pubblico per le sue straordinarie doti vocali.

Eppure, diciamolo, la cantante savonese non sembra che sia stata più di tanto spinta dalla macchina di Amici di Maria di Filippi. Ha camminato più per i suoi meriti artistici che per gli effetti dopanti della promozione targata Mediaset. Un abisso la separa dal ciarpame pop di Alessandra Amoroso, Emma e Dear Jack. Ma la sua voce è li, sotto le orecchie di tutti, a dimostrarci che questa cantante merita ben altra storia di quella dei talent.

Aver presentato a Sanremo un pezzo firmato da Kekko dei Modà non l’ha aiutata. La sua voce applicata alla banalità del songwriting cuore/amore è stato uno spreco imperdonabile. Tuttavia il testo Una finestra tra le Stelle è riuscito a vivere una seconda vita, persino dignitosa, grazie alla voce di Annalisa.

Prova da vera fuoriclasse invece con Ti sento, brano portato al successo dai Matia Bazar nel 1985. La personalità della Scarone si è confrontata a testa alta con questo pezzo insidioso, conferendogli un’interpretazione assolutamente straordinaria. Il pezzo vale da solo tutto il nuovo album – “Splende” (Warner) – uscito all’indomani della sua partecipazione sanremese.

Nel suo quarto lavoro in studio abbiamo trovato conferma a tutte le nostre impressioni sul suo percorso artistico in grande crescita. Il pop è il genere dominante di tutto il disco, non senza qualche episodio sorprendente di maggiore sperimentazione. La sua identità vocale cristallina (con un retrogusto graffiato sul finale) prende corpo nelle aperture melodiche e ariose dei ritornelli, in particolare si segnala Splende, che ha tutte le carte in regola per dominare l’airplay e per rapire le orecchie al primo ascolto. C’è spazio anche le malinconie de L’ultimo addio, con una costruzione molto interessante, dove le rarefazioni pianistiche dell’intro son ben presto dissolte da un inciso in crescendo. Il pezzo migliore del lotto è Posizione fetale, con un testo struggente (anche originale per la media delle liriche pop) al servizio di un arrangiamento complesso e sontuoso: “Vorrei invecchiare/ finire tutto per ricominciare ad immaginare/ come da zero in posizione in posizione fetale/ vorrei cantare per l’esigenza di cantare”.

Così Annalisa racconta il percorso che ha portato alla creazione di Splende: “Abbiamo anche fatto un percorso introspettivo, per capire in che direzione andare, ci sono anche pezzi che raccontano di questa ricerca”. Ed effettivamente non si può fare a meno di notare che sinora il percorso di Annalisa sia stato poco lineare, con cambi di stile abbastanza evidenti, alla ricerca di una strada precisa da percorrere.

Rispetto al suo album d’esordio Nali (2011) Annalisa è cresciuta, e non di poco. A tal punto da meritarsi anche una certa attenzione da parte di chi predilige le produzioni indipendenti. La via che, umilmente, ci permettiamo d’indicare ad Annalisa è la canzone pop d’autore. Se non vogliamo vedere la musica italiana di ampio ascolto appiattita sempre più sulle formule vecchie come il cucco occorre coraggio, anche da parte degli stessi interpreti, perché pure l’intelligenza interpretativa senza coraggio serve a poco. Non vediamo l’ora di ascoltare Annalisa alle prese con un pezzo scritto da Vecchioni o da un Fossati. A quel punto potremmo dirci totalmente conquistati. Intanto Splende passa più che bene la sufficienza.

Giuseppe F. Pagano

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