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[RECENSIONE] Björk – Bastards

I figli bastardi partoriti dal grande progetto multimediale di Biophilia vengono ora raccolti dalla madre stessa, Björk. Affidati vari remix a diversi produttori da lei stimati, con il compito di re-immaginare le tracce di quell’album, l’artista islandese ha infine deciso di riprenderne qualcuno, comunque già circolante in rete all’interno della Crystalline Series o della Biophilia Remix Series, per distillarne l’essenza e offrirla ai pigri e ai distratti, che non seppero stare loro dietro al tempo della prima comparsa.

Rimasterizzati tutti da Mandy Parnell, questi remix, stando all’artista, «gave the songs more beats; legs to dance on». Non si stenta a crederlo, dato che Björk non è certo nota per avvampare le discoteche. Inoltre, non si tratta necessariamente dei migliori fra quelli prodotti, bensì di quelle tracce che, insieme, meglio costituiscono un tutto omogeneo. Tuttavia, nonostante le dichiarazioni, l’album si caratterizza piuttosto per la varietà di generi e suoni che per una sua presunta uniformità.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=3vEjKrP6tOs&w=560&h=315]

L’inizio è affidato all’Omar Souleyman Version di Crystalline. Il produttore siriano, così come nell’altra sua versione di Thunderbolt, dà al tutto un tocco mediorientale e un beat sostenuto, tendente alla ripetizione infinita, ribaltando così l’assunto degli originali. La formula, che prevede anche l’inserzione di parti cantate in arabo, risulta soprattutto vincente nel primo caso per merito di un break hip-hop di prima grandezza, la proverbiale ciliegina sulla torta.

La ricerca del sapore locale di terre lontane dalla fredda Islanda contraddistingue anche il These New Puritans Remix di Mutual Core. Il gruppo inglese infatti ha pensato bene di impiegare a mo’ di controcanto la canzone delle Isole Salomone, su un sottile filo di basso e qualche nota di piano – il beat entra solo in conclusione – al fine di ridurre la musica all’osso e dare preminenza alla voce, che si dispiega in tutta la sua potenza.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=WcbNlqc5cpQ&w=560&h=315]

L’altra versione di Mutual Core, il Teutonic Plates Mix a cura di Matthew Herbert, che crea un’atmosfera altamente suggestiva sfociante in una tormenta di bassi, è solo uno dei tre interventi del produttore inglese, forse il più vicino alla sensibilità musicale di Björk. A suo nome infatti sono anche la Sacrifice Reprise, un estratto di poco più di mezzo minuto in cui la maestà della voce della cantante è ammantata di synth, e la traccia conclusiva, un remix ancora di Crystalline, caratterizzato dai residui di beat che vanno e vengono, come ci fosse un difetto nel supporto, e dal bizzarro ritmo impresso a furia di glitch e scratch.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=ygffloju6j8&w=560&h=315]

Dei californiani Death Grips, sempre pronti quando c’è da accendere qualche controversia, compaiono due remix, uno di Sacrifice e l’altro di Thunderbolt, entrambi irrequieti così come da aspettativa. Il beat, tra la furia e l’ansia, si confonde col sample gemente, mentre a un tratto si spargono dei bassi intenzionati a risucchiare tutto nel loro vortice come un buco nero.

Del tutto informe, invece, è la Dark Matter del tedesco Alva Noto, in cui si perde perfino la voce, udibile a stento e intermittente come le pulsazioni sottese, bruscamente interrotte da continue interferenze. Nella nebbia fitta della notte si distinguono solo i clacson.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=LEWM3PTFsPg&w=560&h=315]

Tra i figli bastardi c’è posto anche per due tracce dubstep, il remix di Hollow a cura dei 16bit, duo inglese scioltosi quest’anno e già responsabile della produzione dell’originale, e il Current Value Remix di Solstice. Nel primo, la voce di Björk si snoda sul beat, impegnato nel dialogo con una musichetta da videogioco, quando a metà alcune mezze parole arrivano a folate e sul finire irrompono i glitch e la voce si sente in tutta la sua limpida chiarezza. Nel secondo caso, invece, le iniziali pulsazioni liquide su cui galleggia leggiadro il canto dell’islandese si tramutano in puro battito dubstep, che il produttore tedesco sommerge di onde possenti di basso che si abbattono con tutto il loro vigore.

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Del tutto rasserenante è al contrario la tenera Moon (The Slips Remix) in cui il duo inglese avvolge di vellutate pulsazioni una soave musichina infantile, solleticata da qualche lieve grattamento di basso. A meravigliare rimane infine il Peaches and Guacamol Remix di Virus offerto dallo scozzese Hudson Mohawke - legato alla LuckyMe e di cui abbiamo recensito una recente uscita (qui) -, che fornisce un beat hip-hop esile e sottile, perso nei synth, che su di esso prendono spesso il sopravvento. La voce di Bjork si spande negli aloni di un’atmosfera sognante e quasi natalizia. Tanto meglio, visto che è periodo. A conti fatti l’album è meritevole sicuramente di un ascolto, e forse pure più d’uno, anche perché ce n’è per tutti i gusti.

Luca Amicone

Redazione musicale

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