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[RECENSIONE] Boyhood

boyhood_poster_itaFinalmente l’ho visto! Ne ho sentito parlare, è stato osannato (da critici e non), premiato (a Berlino per la miglior regia) e pubblicizzato tanto (dettaglio che mi rende sempre sospettoso) ed alla fine è giunto ai miei occhi, curiosi e dubbiosi, che guardando questa pellicola si sono sorpresi piacevolmente di definirlo “un inno al cambiamento”.

Boyhood di Richard Linklater (regista della trilogia composta da Before Sunrise, Before Sunset e Before Midnight) cattura e commuove, perché lo spettatore percepisce il tempo scorrere, le cose cambiare e ci si immedesima; ricorda magari sé stesso al passato e alla fine si sente un po’ genitore di questo ragazzo del Texas, Mason (interpretato da Ellar Coltrane), che noi vediamo crescere fisicamente, come comportamento e come pensiero dentro la macchina da presa, magicamente, inquadratura dopo inquadratura.

Non è solo il protagonista a cambiare, ma tutto il mondo che gravita intorno a Mason muta col trascorrere degli eventi: dalla madre affettuosa (Patrice Arquette), al padre eterno giovane (Ethan Hawke), alla sorellina Samantha fino ai cambiamenti sociali, culturali e di costume.

Questo lavoro, girato in dodici anni, fa parte di un cinema nuovo, un esperimento che mette in primo piano il tempo e non la storia. Può annoiare certo (la sceneggiatura è la più semplice possibile) ma non si può non sentire la magia della vita che questo gioiellino canalizza dentro sè. Un film che non si nasconde negli eventi effettivi, ma nel fisico del protagonista che vediamo ad otto anni con Dragonball litigare con la sorellina in maniera infantile, girare in bici per le strade, o con la mamma sul letto, fino all’età adolescenziale, le prime ragazze, le prime birre e le prime liti con i genitori, finendo a vent’anni con la partenza per il college e per l’età adulta.

Un’età adulta che il registra ci lascia solo immaginare (ovviamente anche per evitare che il film duri 5h30m!), come a voler simboleggiare come Mason ormai non abbia più bisogno di noi che lo seguiamo nella sua crescita, ma che può e deve fare da solo, come prima o dopo anche la vita reale richiede ad ognuno di noi.

Nel film non manca nemmeno una lieve critica sociale. Come detto sopra, Linklater non narra solo il cambiamento fisico del protagonista ma anche quello sociale e culturale, così noteremo come la tecnologia ha modificato le varie relazioni tra ragazzi portandole più verso il virtuale rispetto al reale.

In conclusione osserverei che sicuramente non sarà un capolavoro assoluto e nemmeno il più bel film della storia del cinema, ma Boyhood merita in quanto racchiude nella sua semplicità l’essenza che ci unisce tutti: lo scorrere del tempo.

Giacomo Corsetti

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