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[RECENSIONE] Cakes da Killa – The Eulogy

Chiariamolo subito: il nuovo mixtape di Cakes da Killa, The Eulogy, è troppo divertente e Fuck Ya Boifriend è diventata la mia nuova canzone preferita. Se lo volete anche voi, si scarica gratis qui. Cakes è un altro di quella schiera di rapper gay, in cui vanno inclusi almeno Le1f, Mykki Blanco e Zebra Katz, che si sta facendo strada a furia di calci in culo, rime dirette e ardite e beat pazzeschi, stranuovi e strabelli.

Poiché si è fatto un gran parlare tra la critica specializzata di questa presunta scena “queer rap”, come è stata definita, Cakes ci scherza su, non tratteggiando altro che scene da bollino rosso e divieto ai minori, virate in senso omosessuale, ovvio, in maniera irriverente, divertente e divertita. Perché lui «spit that shit that makes a homophobe a hypocrite», come dice in Get Right (Get Wet), traccia d’apertura, e state certi che lo sa fare benissimo, perché con lui non si scherza (vedi With Love, Octavia per ulteriori precisazioni). È il tipo con cui si vorrebbero dire le parolacce assieme, come si fa con Nicki Minaj.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=rBfLFn5LA-Q&w=560&h=315]

Se dal punto di vista delle parole è un fulmine, da quello della musica è una bomba. Prodotte da gente sconosciuta ma a quanto pare molto valida, tutte le tracce, a parte forse quella di chiusura eponima, sono fuochi d’artificio che si esauriscono in fretta dopo mille esplosioni luminose. Footwork, Miami Bass, Trap e tutti i suoni e i ritmi più strani e innovativi della scena hip-hop contemporanea sono frullati in un mix di beat altamente accattivanti che non stanno mai fermi, così che è difficile scegliere le tracce migliori tanto sono tutte belle.

Il divertimento è assicurato anche da un gioco riuscitissimo di scherzi, trovate irresistibili – come i gemiti di Snow Bunnies - e riferimenti improbabili, che è difficile cogliere tutti al primo ascolto così da alimentare l’interesse per quelli successivi, che di certo non mancheranno. In uno sberleffo postmoderno si riprende e si allude alle cose più svariate, a cominciare dall’inizio, dove Donna Summer canta MacArthur Park con vocina stridente, perché le vocine e le vocione sono dappertutto in questo lavoro.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=uyopl4Ilsyo&w=560&h=315]

Solo dopo un po’ capisci che «I’m blue da ba dee da ba daa» in coda al beat tirato di High Tides non te lo sei sognato in un ritorno mnemonico di Festivalbar di fine anni ’90, ma che sono stati campionati proprio loro, gli Eiffel 65.

La cosa più divertente, però, viene alla fine di Da Good Book in cui Cakes canticchia, storpiandola, Thinking about You di Frank Ocean, probabilmente con un voluto riferimento al coming out che l’anno scorso ha fatto tanto discutere e che ha finito in qualche modo per associare anche lui, indebitamente, alla scena di cui si è parlato all’inizio della recensione. Ma forse, semplicemente, Cakes pensava ad altro: «I’ve been tinking about dick, na na na na. Do you think about it too?»

Luca Amicone

Redazione musicale

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