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[RECENSIONE] Caparezza – Museica

Nel mio primo articolo ho deciso di parlarvi di uno degli artisti che più amo, adoro, mi rappresentano, rappresentano il mio cammino. Questo artista significa tutto questo e in più quintali di biglietti e di km percorsi per vederlo live.

caparezza_museicaStiamo parlando di Caparezza, al secolo Michele Salvemini e del suo ultimo (capo)lavoro: Museica. Sesto lavoro dell’artista pugliese, pubblicato ad aprile 2014, oggi disco di platino. L’album è stato registrato nella sua Molfetta, ma mixato a Los Angeles dal leggendario Chris Lord-Alge (ha curato il mixaggio di Diamond Eyes dei – scusate se è poco – Deftones).

Caparezza non è estraneo agli album concettuali, se con Le dimensioni del mio caos (2008) ci aveva trasportato in un futuro distopico (o no?) dominato dalla Chiesa, nel quale è vietato indossare tasche, con Museica il viaggio virtuale prosegue all’interno di un museo, distopico anche’esso, nel quale la musica viene esposta insieme alle opere d’arte, finalmente ricoperte dell’attenzione che meritano.

Il disco si apre con “Canzone all’entrata”, un vero e proprio benvenuto in un museo inizialmente quasi degli orrori, perché ci ritroviamo spaventati da qualcosa che non possiamo comprendere. Una menzione d’onore la devo e voglio dare a “China Town”, vero e proprio sonetto,  love song per la musica stessa, e ancor più per la scrittura, senza sottolineare in maniera grottesca e autoreferenziale il consumo di droghe o alcool che fanno così tanto gangsta rap.

Come sempre il lavoro di Caparezza non può essere descritto come qualcosa che già esiste: provo dunque a dire cosa non è. Non è simile ad altri rapper, italiani o meno. Non è leggibile su un unico livello, non si parla solo del rapper incompreso perennemente bollato come qualunquista, comunista, e «in perenne disaccordo col mondo», ma di una costruzione complessa, costruita su un labirinto di citazioni riconoscibili dopo il primo ascolto così come dopo il duecentesimo.

Ma non è  un semplice esercizio di stile, bensì un’opera che parla di Arte, di Musica, di Pittura, di Cinema del passato che si ripiega sull’attualità sociale («Tu sei un pazzo, mica Van Gogh») e politica («Voglio la Padania libera via dall’Europa per il gusto di chiamarvi extracomunitari»).

Museica si ripiega su sé stessa come la migliore opera postmoderna, dove l’eroe made in Japan Kitaro si incontra e si scontra con Pellizza da Volpedo, dove la cronaca nere à l’italienne si specchia in Malevic e i cori sovietici discutono di Lady Gaga, ricordandoci che l’Arte, a dispetto di cultura, tagli, crisi economica e dei valori resta lì immobile e organica al contempo. Proprio come perdersi tra i quadri di un museo.

Irene Coluccia

Redazione musicale

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